La metamorfosi di Fdi e Ruspandini: il ‘Giorgia’ di Frosinone

La metamorfosi di un Partito. La crescita di Fratelli d'Italia. Ed il caso Frosinone: emblematico di quanto sta accadendo in tutto il Paese. Con tante voci ad ingrossare le fila. E la necessità di non farsi snaturare. La strategia di Giorgia. Ed i suoi risultati

Ascanio Anicio

Esperto di tutti i mondi che stanno a Destra

Fratelli d’Italia non è più il Partito di qualche anno fa. Oggi è una formazione politica in cui convivono più anime. E questo ha creato dei distinguo: sono per lo più legati alla provenienza ed alla cultura politica espressa. La Federazione FdI di Frosinone è un esempio emblematico: non a caso viene citata insieme alla provincia di Latina, nel volume Il Fenomeno Giorgia Meloni scritto dal giornalista Francesco Boezi de Il Giornale. (Leggi qui Tutti i segreti del “fenomeno Meloni”).

Usando quelle pagine come bussola è possibile oggi fare la radiografia di FdI in provincia di Frosinone.

Giorgia Ruspandini

Giorgia Meloni e Massimo Ruspandini

Un tempo, la destra frusinate aveva confini definiti ed in parte invalicabili. Le cose sono cambiate in modo radicale. Per capire Frosinone però bisogna guardare al Belpaese. Perché è dall’alto che è stato imposto un atteggiamento nuovo. È quello che ha fatto da guida alla crescita, all’inclusività, nel solco della tradizione.

Sul piano nazionale Giorgia Meloni è la sintesi, l’unica, in grado di accompagnare la crescita consensuale, aggregando invece che disperdendo personalità di rilievo.

Il senatore Massimo Ruspandini, primus inter pares di Fdi Frosinone, sta cercando di esercitare in Ciociaria lo stesso ruolo che la Meloni svolge in Italia. E l’impostazione meloniana funziona.

La dimostrazione pratica risiede in un cammino partito da lontanissimo, passato dalla fondazione di una creatura con un potenziale elettorale ridotto (dicevano) ed arrivato a cavalcare ondate maggioritarie.

Frosinone non fa eccezione: chi, un decennio fa, avrebbe mai pronosticato la duplice vittoria del sindaco Roberto Caligiore a Ceccano? Ora, con la candidatura di Giuseppe Ruggeri a Sora, Ruspandini percepisce l’odore di definitiva affermazione: Fdi ha rivendicato ed ottenuto una delle caselle più ambite in questa tornata elettorale. E questo fornisce l’entità del peso specifico che il senatore è riuscito a dare alla sua creatura. Per la quale si è dato un obiettivo: diventare il primo Partito della coalizione e magari non solo quello. 

Fratelli di massa

Gabriele Picano e Massimo Ruspandini

La provincia di Frosinone è un caso emblematico della fenomenologia politica della destra italiana. In Fdi Frosinone convivono il senatore Massimo Ruspandini, che proviene dalla destra sociale e che non ha timore di rivendicare una certa tradizione oppositiva rispetto alle logiche governative. Nello stesso recinto politico c’è Gabriele Picano che invece si distingue per essere un esponente politico propositivo. Di Picano si direbbe che è un governista. Ma il tutto rientra nelle logiche del momento.

Fratelli d’Italia sta diventando un Partito di massa, secondo la definizione propria di Max Weber. E come tutti i Partiti di massa, Fdi deve fare i conti con certe differenze di stile politico-comunicativo. Non si tratta di non andare d’accordo: la fase è troppo propizia per giocare al gioco delle correnti. E poi la Meloni ha sempre combattuto ogni tentativo di frazionare l’organizzazione in gruppi e gruppetti. Se la politica territoriale, a Frosinone come ovunque prova tuttora timore per Roma, dove per Roma si intende la mano lunga della dirigenza nazionale, allora in Fdi continueranno a scacciare i correntismi. Perché altrimenti arriverebbero guai.

Scatta quasi una reazione fisiologica. In Fratelli d’Italia non c’è spazio per le correnti perché vige la convinzione che siano state loro ad indebolire tutti gli altri Partiti, incanalandoli verso le lotte di potere.

Nessuno ne è immune. Nemmeno FdI. Anche in questo caso la Federazione di Frosinone è emblematica. La crescita a vista d’occhio ha portato all’interno del recinto una serie di sensibilità rimaste progressivamente senza un punto di riferimento politico. E che lo hanno trovato nella destra europea di FdI. Ma ognuno ha portato la sua esperienza e la tendenza, tipica dei Partiti di provenienza, a scalare il FdI e crearsi una corrente.

Nasce da qui la decisione del coordinatore provinciale Paolo Pulciani di compiere un passo di lato a favore di una gestione meno ecumenica e più identitaria. Dopo un periodo da commissario, Massimo Ruspandini ha assunto a tutti gli effetti il ruolo di presidente provinciale. (Leggi qui Pulciani promosso e dimesso: FdI passa a Ruspandini).

L’ombelico di FdI a Ceccano

Riccardo Del Brocco con il sindaco Roberto Caligiore

L’esperienza di Ceccano è l’ombelico, l’onfalos, da cui scatuirsce la crescita provinciale. Le due vittorie consecutive di Roberto Caligiore hanno contribuito a fornire lo spazio politico per imporsi rispetto a qualunque altro contesto locale. In passato, la nomea di capitale politica del centrodestra frusinate se la contendevano Anagni, Alatri e Supino, mentre oggi Ceccano non ha rivali.

Ma Ceccano, per Fdi, è soprattutto il luogo dove si forma la giovane classe dirigente. Quello è il segreto. Ceccano non è la palestra dei vertici del futuro, ma di quelli del presente. Alla destra del senatore Ruspandini siede, in termini metaforici, l’assessore all’Ambiente Riccardo Del Brocco, rientrato dopo una parentesi in Forza Italia. Alla sinistra di Massimo Ruspandini siede Daniele Maura che ceccanese in senso stretto non è, ma che da presidente del Consiglio provinciale di Frosinone punta a far valere la sua esperienza, che è ormai pure istituzionale. È il mondo che proviene dal Fronte della Gioventù e da Azione Giovani che tiene in mano le redini del Partito frusinate. Cosa che non vale per altri contesti provinciali.

Tangenti a questo universo, ma non direttamente collegabili alla parabola della destra giovanile sono Antonio Abbate di Roccasecca (un ritorno che per Ruspandini ha rappresentato un fiore all’occhiello), Riccardo Ambrosetti di Anagni che sta a mano a mano assumendo le fattezze della punta di Fdi a Nord della provincia. E Stefania Furtivo di Pofi che è nata direttamente in Fdi. O Lucio Fiordalisio, sindaco di Patrica, che viene da un contesto di destra, ha tentato un’esperienza nel Pd, uscendone ancora più convinto delle sue idee originarie.

Gli ingredienti della miscela FdI

Antonello Iannarilli e Alfredo Pallone

Le miscele però non sono composte da un ingrediente unico e totalizzante. Alfredo Pallone, Antonello Iannarilli, Alessia Savo, Gabriele Picano, Massimiliano Bruni e Riccardo Roscia: sono tutte personalità di spicco che non provengono dal giovanile del Movimento Sociale prima e di Alleanza nazionale poi. Ma sono comunque politici di calibro provinciale oltre che capaci di dire la loro pure in relazione alle prossime Regionali.

In quell’appuntamento, Fdi candiderà sì qualcuno che proviene dalla storia della destra – probabilmente un candidato capace di raggruppare i consensi di tutta quell’area – , ma anche qualcuno facente parte di quella lista di ex forzisti, ex centristi e così via.

Con tutta evidenza, però, il senatore Massimo Ruspandini non ha tutta questa paura di aggregare al di fuori dal contesto della destra frusinate. Altrimenti tante adesioni non si sarebbero verificate. L’ultima, in ordine di tempo, è quella di Fabio Tagliaferri, che potrebbe essere un nome buono per la successione a Nicola Ottaviani come primo cittadino del capoluogo. Sì, Tagliaferri è stato pure in An, ma il suo nome non è legatissimo alla storia della destra frusinate come quello di Daniele Maura, per fare un esempio. 

Ruspandini per tenere tutto insieme deve continuare a fare la Meloni di Frosinone, cioè tenere uniti anziché separare. La mission è chiara. Quando inizierà il ballo per le candidature delle elezioni regionali, forse qualche discrepanza emergerà. Fa parte dell’essere un Partito che può arrivare al 30% dei consensi, stando ai sondagisti. Ma il massimo concesso è il litigio privato. In pubblico, tutti uniti e pedalare. 

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