La Politica all’improvviso: la strana coppia Porcu-Marzilli

A Ceccano, con il suo evento PoPolitica, Progresso Fabraterno ha accoppiato il direttore Alessio Porcu e il regista Alessio Marzilli per parlare dello stravolgimento della comunicazione politica. A moderare il dibattito il professor Pietro Alviti. E finalmente si è tornati a parlare di Politica: una vera e propria contaminazione tra pensieri diversi

Marco Barzelli

Veni, vidi, scripsi

A vederli insieme all’inizio parevano la strana coppia, idealmente distanti a tal punto da essere accomunati in apparenza solo dal nome di battesimo: Alessio. Invece il direttore Porcu e il regista Marzilli si sono incastrati a perfezione ieri sera sul palco dell’ex Cinema Italia di Ceccano.

A volerli lì per l’evento PoPolitica, per parlare di comunicazione politica, è stato Progresso Fabraterno: movimento giovanile di centrosinistra. A scandire e arricchire ulteriormente gli interventi il professor Pietro Alviti. La risposta di pubblico è andata oltre ogni aspettativa. Una sala gremita come non mai quella dell’ex cinema di via Borgo Garibaldi, a cui il moderatore Alviti – giornalista sempre meno moderato – vorrebbe fosse finalmente tolto quell’”ex” e dato un nuovo nome. «Qualcosa con “Italia” se volete», ha proposto. Non è mancata la battuta di uno spettatore: «Sì, Fratelli d’Italia magari».

Prima di iniziare, il professor Alviti lo ha chiesto direttamente agli assessori Riccardo Del Brocco e Mario Sodani, presenti in rappresentanza della Giunta di centrodestra trainata da FdI. Che ha concesso il patrocinio all’iniziativa. In prima fila, accanto a loro, Andrea Renna: figlio (anche d’arte) del compianto Luciano, una delle firme storiche del giornalismo ciociaro. Andrea è stato giovanissimo fotoreporter di Cronaca e prezioso addetto stampa in Provincia, oggi è direttore regionale dell’Anbi: l’Associazione nazionale delle bonifiche. 

Ma c’erano persone in arrivo da ogni parte della provincia di Frosinone. Nonché, dai banchi dell’opposizione, i consiglieri comunali Emanuela Piroli e Andrea Querqui e tanti altri esponenti de Il Coraggio di Cambiare: il coordinamento cittadino di centrosinistra. Il tutto mentre in Italia pareva che il problema più grande fosse soltanto uno: se la neo Premier Giorgia Meloni dovesse essere chiamata “il” o “la” presidente del Consiglio. (Leggi qui Ci estingueremo tutti: per colpa di un articolo).

Premiata ditta Alessio & Alessio

Alessio Porcu e Alessio Marzilli

A Ceccano, ieri sera, è tornata la Politica: il dibattito, lo scambio di opinioni, la contaminazione tra pensieri diversi. Sul ring, all’angolo destro del divano, un giornalista navigato intervenuto in tripla veste: Direttorissimo di Teleuniverso, editore-direttore di Alessioporcu.it e profondo conoscitore di comunicazione politica.

All’angolo sinistro, senza bisogno di troppe presentazioni per i giovani e gli spettatori di Propaganda Live, Alessio Marzilli alias Sylveon Berlusconi: l’ideatore e realizzatore dei Silenzi e delle False Interviste ai politici nostrani per conto del programma di La7. Porcu, parlando della satira politica del regista-attore 29enne di Giuliano di Roma, l’ha definita «una delle cose più geniali che la televisione abbia partorito negli ultimi anni».  

Si è parlato di politica e dello stravolgimento della relativa comunicazione, ma anche della deriva del giornalismo.

Quando Marzilli non era ancora nato

L’intervento di Alessio Porcu (PH Federica Pizzuti)

Si è partiti dal 1994: quando cambiò completamento il modo della politica di relazionarsi con l’elettore. Ormai quasi trent’anni fa, quando Alessio Marzilli e tanti giovani in sala non erano neanche nati. «Nel 1994 l’elettore sparisce e diventa un consumatore – esordisce il direttore Porcu -. A creare d’altronde il Partito che diventerà egemone nel Paese e ne prenderà la guida, è Publitalia: una società di manager pubblicitari». Erano i tempi della famosa discesa in campo di Silvio Berlusconi con Forza Italia.

«Vanno a selezionare i politici non in base alla loro preparazione ma la capacità di apparire in televisione ed essere scenografici – racconta Porcu -. È il cambio totale del paradigma in apparenza. Perché in politica le parole fondamentali sono quelle che sono state scritte dall’Università di Palo Alto in Arizona e sono drammaticamente valide ancora oggi». Quali? Che un politico, nel corso della campagna elettorale, viene ascoltato appena dal sette percento delle persone. Oltre il trenta percento, invece, è ben attento alla comunicazione extraverbale: come dice quello che ha da dire. Oltre il cinquanta concentra l’attenzione su altri elementi: come è vestito chi parla, se è ingrassato, se è giovanile o no.

«Proprio per questo la campagna elettorale è assolutamente inutile nel modo in cui noi l’abbiamo sempre concepita – continua il Direttore -. Quando comincia, scatta un altro meccanismo di comunicazione: la percezione selettiva. In pratica, di tutti i discorsi l’elettore percepirà solo la parte che va a confermare l’opinione che si è già creato. La campagna elettorale non si svolge i trenta giorni prima del voto, ma negli undici mesi precedenti, quando si decide chi votare. Nel periodo finale si cercherà solo ciò che conferma l’opinione già costruita in precedenza».

Ora sono i tempi dei Deepfake

Parte del pubblico presente in sala (PH Federica Pizzuti)

Il deepfake, in parole semplici, è la sovrapposizione di una faccia di una persona a un’altra in un video. Qualcosa di pericolosissimo in cattive mani. Ma il regista Alessio Marzilli ha parlato dell’altra faccia della medaglia: «Hanno già influenzato le elezioni italiane nonché quelle americane, ma sono strumenti che possono essere usati anche in un modo originale e alternativo, non per forza negativamente».

Lui, nello specifico, si è specializzato prima nei micidiali Silenzi: ritagli di momenti morti di trasmissioni e dibattiti televisivi, fatti così bene da far credere veramente a molti che i politici di turno non avessero risposto alle domande. Agli esordi, più o meno inconsapevolmente, persino qualche testata nazionale li ha pubblicati come se fossero veri.

Ora, però, Marzilli “intervista” direttamente i personaggi politici italiani. Nell’occasione, tra l’ilarità generale, sono state trasmesse in successione le sue False Interviste a Mario Draghi, Giorgia Meloni, Silvio Berlusconi nonché all’alter ego di Matteo Renzi: Rametti Enzo, il suo anagramma. Ha fatto anche da gobbo al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, restio a leggere “accetto il secondo mandato“.

Il re delle False Interviste

Uno scambio di battute durante la serata (PH Federica Pizzuti)

Nelle sue interviste inventate, Marzilli ha svecchiato Draghi per avvicinarlo ai giovani. Ha chiesto alla Meloni perché fosse stata l’unica non invitata al non matrimonio di Berlusconi. A quest’ultimo, dopo lo scoppio della guerra tra Russia e Ucraina, aveva provato a far dire “Putin” con un cruciverba: «Lo conosce molto bene – lo incalza nel video -. Sta causando molti problemi, il suo cognome è composto da cinque lettere». L’esilarante falsa-risposta del cavaliere? «Renzi». E poi quest’ultimo che diventava il baffuto Rametti Enzo per avere accesso libero a Forza Italia. Dal Quirinale, poi, hanno persino ripreso un po’ Marzilli ma il Capo dello Stato Mattarella si è fatto due risate. La Meloni, invece, ha condiviso in maniera indignata una versione senza loghi della sua “videointervista” che qualche avversario voleva così spacciare per vera.

Non è mancato il plauso dell’altro Alessio: «Quel lavoro, con quella qualità, è pazzesco – ha commentato Porcu – Significa conoscere e capire la politica, e cercare di renderla simpatica. È un lavoro geniale, ha umanizzato la Politica. Quando eravamo giovani noi, qualcosa del genere avrebbe provocato una crisi di governo. Oggi, invece, vorrebbero tutti che Marzilli si occupasse di loro. Perché significherebbe essere un personaggio». Alessio Marzilli, secondo lui, meriterebbe un posto da Senatore a vita.

Qualche naso storto per il Ddl Zan

Alfonso Signorini, conduttore del Grande Fratello Vip

Se si parla di Ddl Zan, il bocciato disegno di legge contro l’omotransfobia, l’Italia si spacca. Non è stata da meno la sala dell’ex Cinema Italia di Ceccano. Marzilli, a tal riguardo, ha raccontato un aneddoto: «Nel corso di un progetto Erasmus Plus sulla discriminazione, sono rimasto scioccato dal fatto che persino la Turchia, non allo stesso livello dell’Italia, ha una legge spiccicata al Ddl Zan. Loro sono rimasti altrettanto scioccati dal fatto che in Italia non fosse stata ancora approvata. Mi ha fatto un po’ vergognare».

Il problema, a detta di Porcu, sta proprio nel fatto che la Politica ha posto il tema in maniera divisiva: come se la tutela di un Diritto possa essere di Sinistra o di Destra. E non è mancato lo schiaffone: «In Italia sappiamo fare solo questo: dividere, fare la caccia alle streghe e magari difendere la strega quando è stata messa sul rogo. Il problema è che ha ottenuto più Signorini mettendo dentro alla casa del Grande Fratello personaggi pubblici che erano sex symbol e hanno fatto outing. Lo ha reso normale dentro casa, durante il prime time». (Leggi qui Alfonso Signorini andrebbe fatto senatore a vita).

In conclusione, durante il suo intervento, l’assessore alla Pubblica Istruzione Mario Sodani dirà a riguardo: «La deriva è avere paura di chi è diverso da noi, non solo sessualmente, ma a livello di pensiero. Ai miei studenti ribadisco sempre che la diversità è ricchezza, una ricchezza politica, economica e sociale. Si deve continuare a fare scuola di formazione politica, non partitica. Conoscere i grandi, i giganti, e poi contribuire alla realizzazione del bene comune».

A proposito di Giornalismo

L’evento PoPolitica di Progresso Fabraterno (PH Federica Pizzuti)

Dal pubblico non è mancata una provocatoria domanda sulla deriva del giornalismo. A quel punto il Direttore non ha usato mezzi termini: «In America si dice che sia il cane da guardia della Democrazia, in Italia siamo il cane da riporto della Politica».

Ma non si è voluto fermare allo slogan: «Indro Montanelli disse che i giornalisti sono un po’ come le donne di strada. Finché ci stanno, si fanno anche una certa reputazione. Il problema è quando si mettono in testa di entrare in salotto, cioè di diventare parte della Politica. Questo è il vero disastro, non l’Editoria che c’è dietro». Ha menzionato Montanelli ma pure Longanesi, uno che «però poteva scrivere, ovviamente entro determinati limiti, anche durante il Fascismo e non erano di certo tempi all’acqua di rose ma all’olio di ricino». Perché il vero problema è avere la schiena dritta.

Una delle più grandi conquiste della Democrazia, secondo lui, è il pluralismo: «Ovvero avere tanti giornali che la pensano in maniera diversa, ma il vero problema è capire quanto noi siamo trombettieri del potere. Non va bene voler entrare in salotto e fare la mantenuta di alto bordo. Ma se un pezzo sul Corriere della Sera vale sette euro al corrispondente, c’è il rischio che venga qualcuno che te ne dà quattordici e ti convica a vedere le cose in maniera diversa. Io denuncio e combatto questo modo di fare informazione».

Scambio tra Progresso e Assessore

Francesco Ruggiero, presidente di Progresso Fabraterno

Alla fine Francesco Ruggiero, presidente di Progresso Fabraterno, non se l’è tenuta: «Questa partecipazione così massiccia è per noi di grande stimolo– ha detto, tra saluti e ringraziamenti, il leader del centrosinistra giovanile – e soprattutto, non me ne vogliano gli assessori presenti, ci fa ben sperare per il futuro».

L’assessore Riccardo Del Brocco, esponente di Fratelli d’Italia, ha replicato con la comunicazione extraverbale: l’espressione facciale. E ha ceduto il passo al collega di Giunta Sodani: «Caro Francesco – gli ha risposto l’assessore uscentec’è bisogno di alternanza, ma un’alternanza seria e preparata. Come deve esserlo anche l’informazione, corrispondente al vero e non di parte». Per questo, come ha spiegato, aveva suggerito a Progresso Fabraterno di invitare tanti altri giornalisti. Per il pluralismo: almeno su quello sono tutti d’accordo.

E, da buon democristiano, ha condiviso quanto affermato in precedenza dal direttore Porcu parlando del (o della) Presidente Giorgia Meloni: «Per una parte della sua costruzione del personaggio, era con la baionetta tra i denti in trincea a difendere la retrovia di pensiero. A un certo punto, a furia di gridare, aveva preso tutta la massa della rabbia della gente. Con quella non vinci, non basta. Si vince al Centro. Perché questo è un Paese di moderati e cerchiobottisti».

Palla a Progresso Fabraterno

La foto di gruppo a fine serata

Progresso Fabraterno, all’indomani dell’evento PoPolitica, ha tenuto a ringraziare pubblicamente tutti coloro che hanno partecipato alla serata. In primis gli ospiti Alessio Porcu e Alessio Marzilli nonché il moderatore Pietro Alviti: «Sono stati capaci di offrire un dibattito vivo e interessante. Ringraziamo anche i ragazzi e le ragazze di Indiegesta e il Comune di Ceccano per averci concesso il patrocinio».

Dietro l’evento, ovviamente, c’è stato un lavoro durato mesi. «Fin dall’inizio – accentua il movimento giovanile – abbiamo ritenuto fondamentale curare ogni dettaglio e siamo felici che il nostro impegno sia stato apprezzato. Ciò è stato possibile grazie al forte spirito di gruppo che lega i ragazzi e le ragazze dell’associazione. Unità che si è dimostrata in tutte le fasi dell’organizzazione. Ognuno di noi ha messo in campo le proprie qualità e il proprio tempo, cooperando affinché l’evento fosse un successo».

Da qui le conclusioni: «Siamo orgogliosi di ciò che abbiamo realizzato e la massiccia risposta che abbiamo ricevuto è un ottimo segnale. È la conferma che stiamo lavorando nella giusta direzione. Riponiamo grande speranza nel futuro. Grazie per averci dato la spinta giusta per perseverare nelle nostre iniziative».

E non solo. Ai due ospiti e al moderatore, in conclusione, non è finita la solita targa di ringraziamento. A tutti e tre Progresso Fabraterno ha regalato un albero Treedom: con un Qr code – il codice a barre scannerizzabile –  potranno seguire la storia del verde adottato.  Quella sì senza condizionamenti.

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