L’intreccio Pompeo – Buschini dietro l’addio di Quadrini al Pd

La richiesta di dimissioni anticipate ad Antonio Pompeo per consentire la candidatura del sindaco di Isola del Liri come suo successore alla Provincia. La contropartita impossibile chiesta da Pompeo: la garanzia dell'elezione in Regione. In pratica, la mancata candidatura di Buschini. C'è questo dietro al passaggio di Quadrini dal Pd ad Azione

Paolo Carnevale

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«Io mi posso anche dimettere da Presidente della Provincia. In cambio però mi dovete garantire l’elezione in Regione». Che può essere ‘garantita’ in un solo modo: impedendo la ricandidatura di Mauro Buschini. Nessuno è in grado farlo. C’è questo dietro all’uscita del sindaco di Isola del Liri Massimiliano Quadrini dal Partito Democratico ed il suo passaggio nelle file di Azione di Carlo Calenda.

Le dichiarazioni ufficiali, la ‘forza aggregante‘ e l’assenza di ‘sterili tatticismi e propaganda‘ solo solo fuffa. Alla base della rottura c’è la mancata candidatura a presidente della Provincia di Frosinone.

L’affronto delle Provinciali

Massimiliano Quadrini

Ci sono due vulgate. La prima sostiene che Massimiliano Quadrini pretendeva la successione ad Antonio Pompeo. La seconda assicura che gli era stata garantita come ristoro. In ogni caso ci sono di mezzo le scorse elezioni Provinciali: quelle che a dicembre hanno rinnovato il Consiglio.

Massimiliano Quadrini ha dovuto subire quello che per lui è un affronto: lui, sempre eletto con il massimo dei voti, il capogruppo Pd uscente, a dicembre è stato sacrificato. Il Partito Democratico non lo ha ricandidato. Ed al posto suo ha schierato la sua storica rivale: il consigliere comunale di opposizione ad Isola del Liri Antonella Di Pucchio. Tra loro non c’è solo distanza e contrapposizione politica: c’è distacco viscerale, incompatibilità assoluta. Al punto che Antonella Di Pucchio alle scorse elezioni Comunali non ha esitato ad andare in rotta di collisione con il Partito Democratico: si è candidata in una civica contrapposta allo schieramento di Quadrini. E per questo ha pagato a norma di Statuto: due anni di confino politico.

La riabilitazione è arrivata proprio con le Provinciali: candidata, eletta con il massimo dei voti. È stata una delle conseguenze dei nuovi equilibri provinciali generati dal dialogo tra Francesco De Angelis (leader della componente maggioritaria Pensare Democratico composta principalmente dagli ex Ds) ed Antonio Pompeo (leader degli ex renziani di Base Riformista). (leggi qui: La guerra nel Pd è finita, votate in pace).

L’unico ristoro capace di lenire quella ferita aperta era la candidatura per Massimiliano Quadrini a Presidente della Provincia quando tra qualche mese scadrà il secondo mandato di Antonio Pompeo.

Quadrini, Pompeo e le dimissioni

Pompeo e De Angelis

Promessa o pretesa per legittima aspettativa quella candidatura deve passare per la cruna di un ago. Che si chiama Antonio Pompeo. Il motivo è quello che Alessioporcu.it ha rivelato due anni fa: è una questione di date. (Leggi qui Sarà Pompeo a decidere il nome del suo successore).

In pratica: per poter essere candidati a Presidente della Provincia bisogna avere davanti a sé almeno altri 18 mesi di mandato come sindaco. E per una combinazione di date né Massimiliano Quadrini né il sindaco di Cassino Enzo Salera hanno quel requisito. A meno che Antonio Pompeo non decida di dimettersi con qualche settimana di anticipo oppure convochi le elezioni senza indugio e non utilizzi tutti i giorni concessi dallo Statuto.

Così, Massimiliano Quadrini è andato a pretendere l’esecuzione della cambiale politica. Si è confrontato con Antonio Pompeo reclamando la garanzia delle sue dimissioni anticipate.

La risposta è stata l’unica possibile: “Fammi capì Massimilia’: e perché dovrei?

Il convitato Buschini

Mauro Buschini

Antonio Pompeo da lì sta guidando il dibattito che potrebbe portare alla riforma della Delrio e riportare all’elezione diretta dei Presidenti di Provincia; sta ragionando sulla possibilità di un terzo mandato per i sindaci. Lo sta facendo come presidente regionale dell’Unione Province d’Italia. Da lì ha costruito la sua candidatura alla Regione Lazio: un ristoro; perché se non ci fosse stato il taglio di 350 parlamentari sarebbe stato candidato al parlamento in quota Upi.

Dimettersi significherebbe mollare tutti questi percorsi. Perché?

Antonio Pompeo una via d’uscita politica l’ha data: “Io potrei anche dimettermi: ma voi dovete garantirmi l’elezione in Regione”. C’è una sola possibile traduzione politica: evitare la ricandidatura di Mauro Buschini alla Pisana per far convergere su Pompeo quei voti.

Una condizione che nessuno in questo momento è in grado di poter né chiedere, né pensare, né lontanamente ipotizzare. Perché Mauro Buschini ha le stigmate politiche di quello che non ha esitato a dimettersi appena le polemiche sul concorso di Allumiere si sono avvicinate alla Regione; ha atteso in silenzio che la Commissione d’Indagine facesse il suo lavoro ed accertasse che l’Ente aveva agito correttamente. La riabilitazione politica è stata la nomina di Mauro Buschini a Coordinatore della Maggioranza di Nicola Zingaretti. In questa fase è intoccabile.

Allora me ne vado

Domenico Alfieri

Nasce da qui la decisione di lasciare il Partito Democratico. E di spostare i suoi voti su Azione.

Che comunque ha aperto una crepa. Perché il sindaco di Paliano Domenico Alfieri ha commentato dicendo “Al mio Partito chiedo di interrogarsi e aprire una seria riflessione del perché accadano queste cose invece di fare finta che tutto vada per il meglio”.

Anche a lui avevano promesso?

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