L’occasione mancata del Polo della Formazione

Università, Accademia di Belle Arti, Conservatorio: tre eccellenze che Frosinone non mette a sistema. Creando il polo della cultura, puntando sulla loro reputazione internazionale.

Roberta Di Domenico

Spifferi frusinati

Sede distaccata dell’Università degli Studi di Cassino e del Lazio Meridionale, Accademia delle Belle Arti, Conservatorio di Musica: sono tre eccellenze della formazione e della didattica accademica, presenti a Frosinone.

Se messe in rete in maniera strutturale ed organica, potrebbero fare del Capoluogo un Polo universitario di assoluto riferimento. Non solo locale ma regionale. Soprattutto se si coinvolgessero in sinergia realtà come Unindustria, Federlazio, Camera di Commercio. Nulla di tutto questo è ancora avvenuto.

Università, Accademia e Conservatorio vengono snobbate sul territorio mentre sono considerate su scala internazionale. Una quota di tutto rilievo delle nuova matricole Unicas viene dall’estero, l’Accademia ha plasmato Jago quello che universalmente viene considerato il nuovo Michelangelo, il festival nazionale dei Conservatori non a caso si tiene a Frosinone. Stiamo parlando di enormi potenzialità che al momento agiscono solo singolarmente.

La debolezza della divisione

Il polo universitario di Frosinone

Su Frosinone l’Unicas ha scommesso molto ed ha puntato dritto al Centro Storico: con l’obiettivo anche di contribuire alla sua valorizzazione. Non a caso, gli affitti ed i locali pubblici della parte alta della città hanno ripreso quota. E questo proprio grazie alla presenza degli studenti di Università, Accademia e Conservatorio.

Nella sede dell’ex tribunale sono attualmente attivi i Corsi di laurea magistrale in Ingegneria Gestionale, in Economia e Diritto d’Impresa (indirizzo Economia digitale e innovazione); ci sono i corsi di laurea I livello in Ingegneria industriale (indirizzo Gestionale), in Economia aziendale (indirizzo Economia e management dell’innovazione).

Chiaro che l’offerta formativa va ampliata nel prossimo futuro, sia dal punto di vista della multi disciplinarietà che della disponibilità degli spazi. Lo chiedono anche gli studenti. Eventualmente puntando anche sul polo chimico farmaceutico di Anagni – Ferentino – Frosinone.

Il caso Catalent ha privato Frosinone di un grande centro ricerche. Era previsto nel maxi investimento da 100 milioni di euro che la multinazionale ha deciso di spostare nel Regno Unito a causa dei ritardi del Ministero della Transizione Ecologica. Che è stato poi protagonista di un imbarazzante scaricabarile con la Regione. Sul quale ha chiuso ogni polemica il presidente di Unindustria Angelo Camilli intervenendo nelle settimane scorse al convegno sulla Sostenibilità ospitato da Klopman. (Leggi qui: Top e Flop, i protagonisti del giorno: giovedì 13 ottobre 2022).

Il polo dell’Arte

Foto: © Stefano Strani

L’Accademia delle Belle Arti di Frosinone ormai si è consolidata come punto di riferimento assoluto per studenti italiani e stranieri: cinesi e coreani in modo particolare. Tanti e di livello i corsi disponibili, come i corsi di Arte sacra contemporanea, Comunicazione e valorizzazione del patrimonio artistico, Decorazione, Fashion Design, Grafica d’Arte, Grafica d’Arte per l’Illustrazione, Graphic Design, Media Art, Pittura, Scenografia, Scultura.

Il Conservatorio di Musica Licinio Refice, fondato nel 1972, è con i suoi 130 docenti e 1200 studenti uno dei principali Conservatori italiani. Offre corsi relativi a tutti gli strumenti d’orchestra, organo, pianoforte, clavicembalo, fisarmonica, canto, composizione, direzione d’orchestra, strumentazione per banda, nonché didattica della musica, musica jazz e musica elettronica. Il Conservatorio ha una sua orchestra sinfonica ed una Jazz Orchestra.

Si tratta quindi di tre pietre preziose che vanno incastonate in un unico gioiello, in grado di acquisire e generare maggiore valore. Per se stesso, per la Città di Frosinone, per il Lazio.

Visione sinergica

Riccardo Mastrangeli

La creazione di un Polo della Cultura a vocazione internazionale darebbe finalmente a Frosinone una sua identità. È la nota dolente che viene suonata in occasione di ogni studio sul territorio: Frosinone e la sua provincia non hanno qualcosa con cui identificarle. Verona ha la sua Arena, Pisa ha la sua torre, Latina ha la sua pianura, il Golfo pontino ha le spiagge del Circeo… Uno dei fattori di moltiplicazione dei territori è proprio questa loro riconoscibilità su scala nazionale ed internazionale.

L’assurdo è che i pilastri ci sono già. E tutti hanno già la loro riconoscibilità internazionale. Ora Ateneo, Accademia e Conservatorio hanno bisogno solo di essere considerati centri propulsori di economia e di scambi culturali. Un polo accademico formativo di eccellenza crea valore aggiunto, economia, sviluppo, PIL e inevitabilmente, se messo in rete con il mondo industriale, posti di lavoro.

Basti pensare all’insieme dei servizi che ruotano intorno agli studenti nelle città che hanno assunto una dimensione universitaria.

Frosinone assumerebbe così un profilo di città universitaria e città della ricerca. D’altro canto è la recente indagine “Investire in cultura” realizzata da Rsm-Makno per Impresa Cultura Italia-Confcommercio a certificare, dati alla mano, che «Ogni euro speso nella gestione di un progetto formativo e culturale, genera effetti economici positivi per oltre due euro e mezzo».

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