Manovra Buschini sul Pd

Cosa è accaduto dietro le quinte delle elezioni Provinciali. Cosa sta accadendo nel Pd in vista delle Regionali. Intrighi e strategie. In vista di un triangolo politico inedito

Carlo Alberto Guderian

già corrispondente a Mosca e Berlino Est

Il termometro segna ‘grande freddo‘. Non è il segnale di una scissione, non è la prova di una spaccatura. È la conferma che nel Partito Democratico ora ognuno gioca la partita per conto proprio. Anche a costo di rompere gli schemi, compiere fughe in avanti, ignorare gli input che arrivano dal Quartier Generale. Come sta facendo l’ex presidente del Consiglio regionale Mauro Buschini.

Bisogna osservare alla moviola tutte le sue azioni compiute nell’ultimo mese per comprendere cosa sta accadendo dietro le quinte del Partito Democratico. E decifrare le correnti che porteranno alla conta interna nelle prossime elezioni regionali.

Per Buschini non è una Bellaria

Francesco De Angelis, Antonio Pompeo

Il primo segnale da decifrare per comprendere lo scenario è la cena del 5 novembre scorso al Bellaria di Castelnuovo Parano. Dopo anni di stilettate e colpi ai fianchi, si presentano insieme a quell’appuntamento i leader delle due componenti maggioritarie: Francesco De Angelis (la sinistra riunita in Pensare Democratico) ed Antonio Pompeo (gli ex renziani riuniti in Base Riformista). È la dimostrazione pubblica dell’accordo raggiunto tra i due leader, la rappresentazione visiva della nuova pax elettorale: intorno a quel tavolo ci sono i dodici sindaci dell’area.

E che sia un’intesa concreta, non di facciata, lo dimostrano due cose: la scelta fatta quella sera di indicare l’ex Segretario provinciale Simone Costanzo come Presidente del Consorzio dei Servizi Sociali del Basso Lazio; la presenza centrale del sindaco di Cassino Enzo Salera.

Un altro segnale di quella serata è un’assenza. Non c’è Mauro Buschini: il fedele delfino di Francesco De Angelis per la prima volta non è al suo fianco in una delle svolte decisive imboccate dal Partito. Significa che Buschini quell’operazione la sta subendo. Dopotutto, l’ingresso di Pompeo a pieno titolo nella scena principale toglie spazio all’ex capogruppo in Regione Lazio.

Le candidature Provinciali

Luca Fantini

L’altro segnale è legato alle elezioni Provinciali di sabato scorso. Mauro Buschini è da poco convolato a nozze con Francesca Cerquozzi, brillante intelligenza dell’universo femminile Dem. È lei a guidare lo strategico settore degli eventi culturali a Veroli, lei contribuisce in maniera centrale al dibattito interno al Partito, non a caso è stata scelta nel 2018 come candidata alla Camera dei Deputati nel collegio simbolo di Frosinone.

La sua candidatura alle Provinciali è quasi un fatto naturale. Invece no. Il suo nome non è nell’elenco presentato dal Segretario Provinciale Luca Fantini. L’assenza non è dovuta a limiti di alcun genere. Ma ad un calcolo strategico. La micidiale macchina elettorale che sta nella testa del leader Francesco De Angelis ha elaborato ancora una volta una strategia letale per tutti gli avversari. Si chiama Quota 7.000: in pratica calcola in maniera scientifica i voti sui quali il Pd può contare e li divide sulla base del principio del centralismo democratico; cioè, assegnando in modo scientifico a ciascuno il nome da votare riesce ad eleggere con certezza almeno 4 Consiglieri.

È così che superano quota 7mila preferenze, senza inutile sperpero di risorse Antonella Di Pucchio (Base Riformista), Enrico Pittiglio, Gino Ranaldi ed Alessandro Mosticone (Pensare Democratico).

Mauro Buschini prende atto che non c’è posto per Francesca Cerquozzi (gli affetti e la politica viaggiano su binari separati: è sul piano politico che la questione per lui rappresenta un altro segnale).

I voti per Rea

Domenico Alfieri, Luigi Vittori ed Alessandro Rea

Non c’è bisogno di altri indizi. È chiaro a quel punto che è vero quanto sta scrivendo da mesi Alessioporcu.it: alle Regionali ci sarà anche Antonio Pompeo. Non ci sarà un tandem con il vice Segretario Pd del Lazio Sara Battisti come qualcuno aveva ipotizzato per unire in un matrimonio politico le due componenti. Ma è chiaro a questo punto che ognuno dovrà giocare la partita per proprio conto.

Buschini lo capisce. Entra in azione. Con l’antica tattica della guerriglia politica: concentrare il fuoco, centrare il bersaglio, demolire due obiettivi nello stesso tempo. È quello che fa concentrando i suoi voti su Alessandro Rea, candidato di rincalzo inserito nella lista del Polo Civico di Gianfranco Pizzutelli. Doveva essere poco più di un contentino all’area Pd che a Ferentino non condivide la linea di Pompeo e vorrebbe proporre come nuovo sindaco il predecessore Piergianni Fiorletta. (Leggi qui Provinciali: il centrosinistra vince ed opziona il Comune).

Invece Buschini concentra lì il fuoco, riesce a far eleggere Alessandro Rea, fa saltare l’elezione dell’incolpevole Igino Guglielmi che a sorpresa si vede sorpassare dal giovane consigliere di Ferentino. Con un colpo solo Buschini manda un chiaro segnale ad Antonio Pompeo e Francesco De Angelis: ci sono anch’io e venderò cara la pelle. Poi arriva il messaggio dell’ex Segretario provinciale Domenico Alfieri: plaude al risultato. Significa, ci sono anch’io.

Si andrà alla conta. Ognuno con la sua forza.

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