Provincia, la sfiducia non è prevista

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L'ipotesi 'anatra zoppa' in Provincia è puramente teorica. Lo Statuto, dopo la riforma Delrio, non prevede voto di sfiducia a carico del presidente. Chi potrebbe stare al suo fianco e chi no

Non è prevista la sfiducia. In nessun caso è contemplato il voto che possa mettere in discussione la guida del presidente della Provincia. A dirlo è lo Statuto, adeguato dopo la trasformazione della Provincia di Frosinone in ente di II livello a seguito della riforma Delrio.

Ha ragione chi ritiene che il voto delle Provinciali non vada letto alla luce della possibile tenuta del governo.

Anatra zoppa è una locuzione che evoca situazioni politiche come quella che ebbe Memmo Marzi al suo secondo mandato da sindaco a Frosinone. O Nicola Zingaretti in questo secondo mandato al timone della Regione Lazio. Sta ad indicare che il presidente e la maggioranza in aula sono di colore politico diverso. Non è il caso dell’Amministrazione Provinciale di Frosinone. Perché non ci sono delibere o altri provvedimenti che prevedano un voto di maggioranza per essere validati. Insomma: non è possibile la sfiducia al presidente.

Gli uomini del presidente

Su chi potrà contare in aula il presidente.

Innanzitutto sui quattro voti del Partito Democratico. Sono due in meno della consiliatura uscente: manca il seggio che la volta scorsa aveva portato in dote l’indipendente Massimiliano Mignanelli che era stato ospitato nella lista Pd e si era portato appresso i voti di Cassino. Che questa volta non ha partecipato a causa dello scioglimento. E poi il sesto seggio era arrivato grazie alla lotteria dei resti. Questa volta era più difficile ottenerli: due anni fa le liste in campo erano 4 e questa volta sono state 6, i candidati erano 45 due anni fa e sono stati 56 adesso. Significa che c’è stata una maggiore dispersione del voto. Impossibile puntare sui resti.

Ai quattro voti del Pd si aggiunge quello del presidente d’aula uscente Luigi Vacana. Fa parte del centrosinistra ed è stato vice presidente provinciale del Partito. È un uomo di raccordo: è stato lui il promotore dell’intesa con l’area che fa riferimento a Massimiliano Smeriglio, ormai lanciato verso le elezioni Europee. Ma ha tenuto insieme anche il Psi di Gianfranco Schietroma e l’area della destra cattolica di Biagio Cacciola.

Cinque voti d’aula più quello del presidente Pompeo e siamo a sei.

Il Quadrini della bilancia

Poi c’è Gianluca Quadrini. È uomo di centrodestra. Ma il risultato conquistato in queste elezioni provinciali è una rivincita personale proprio contro il centrodestra. Contro quella Forza Italia che non lo ha voluto candidare né al Parlamento né alla Regione. Contro Noi con l’Italia che dalla sera alla mattina lo ha messo fuori dopo avere sfiorato l’elezione alla Regione ed avere contribuito al raggiungimento del quorum.

Quadrini è stato il consigliere provinciale più votato. Questo potrebbe spianargli la strada verso la presidenza d’aula. Che unita al malcontento verso il centrodestra dal quale proviene, potrebbe posizionarlo a favore di Antonio Pompeo.

Con lui i voti salirebbero a 7 su 13.

Un altro che ha sempre distinto gli enti di II livello dagli altri in cui si fa politica militante è Alfredo Pallone. La sua lista ha eletto il consigliere di opposizione ad Anagni Gianluigi Ferretti. Pallone è politico di concretezza e se gli verranno date le possibilità di incidere sul territorio allora potrebbe garantire il suo appoggio.

Il fronte del No?

Sul fronte del no ci sono i due consiglieri eletti nella lista della della Lega: ndrea Campioni e Igino Guglielmi. Ma resta da vedere chi sarà a dettare la linea politica: il coordinatore provinciale Carmelo Palombo è stato assente per tutta la fase della composizione della lista. Ed i due eletti sono espressione rispettivamente di Movimento Italia di Nicola Ottaviani e Polo Civico di Gianfranco Pizzutelli. Che atteggiamento avranno verso un ente di secondo livello. Nel quale il dialogo e la sintesi sono possibili?

Lo dimostra la prima esperienza dopo la riforma: Antonio Pompeo governò tenendo insieme la sua parte di Pd (l’altra che faceva riferimento a Francesco De Angelis non entrò in maggioranza) e Forza Italia.

Una Forza Italia che oggi è ridotta al sindaco di Piedimonte San Germano Gioacchino Ferdinandi, in una posizione politica ed un quadro di riferimento non molto diversi da quello di quattro anni fa.

Meno collaborazione è prevista da Daniele Maura, esponente dell’ala dura e pura di Fratelli d’Italia.

Grande incognita quella di Stefania Furtivo, candidata dal coordinatore provinciale di Forza Italia e dichiaratasi di Fratelli d’Italia subito dopo l’elezione.

Ma tutto rischia di essere accademia. Perché la sfiducia non è prevista.

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