Quei furbi che si candidano solo per avere le ferie

Foto © Giovanni Giannandrea

I piccoli comuni sempre più in balia di candidati forestieri che godono dei permessi e ad urne chiuse si dileguano. Il caso vicino Potenza, i precedenti ciociari e la necessità di una legge elettorale che abbia un codicillo-freno.

La vergogna si ferma in montagna, nei paesini quasi spopolati, dove gli anziani resistono aggrappati al loro passato ed i giovani scendono giù in paese. Perché in questo mondo non c’è più spazio per chi sceglie di abitare a Viticuso o Acquafondata, le opportunità si dimezzano se sulla tua carta d’identità c’è scritto Belmonte Castello o San Pietro Infine. Chi resta lo fa per affetto, lo fa per tigna, oppure perché non ha modo di scappare via. Invece c’è chi in quei posti ci va di corsa e con un unico obiettivo: governare quei centri così minuscoli. Senza averci mai né abitato né vissuto, spesso senza esserci mai passati. Si candidano a sindaco per avere il congedo pagato dal posto di lavoro.

L’Ultima Vergogna

Il centro abitato di Carbone

Se Cristo si è fermato a Eboli, la vergogna si è fermata a Carbone in provincia di Potenza. Piccolo Comune con più metri che abitanti: 624 anime al censimento del 2019, invece sono 690 i metri sul livello del mare. Lì si è votato la scorsa settimana per il rinnovo del sindaco e del consiglio comunale. L’unica lista locale presentata è arrivata però oltre i termini: pertanto non è stata ammessa al voto.

Sono rimasti in campo due gruppi. Forestieri. Uno capeggiato da un aspirante sindaco messinese e l’altra da un altrettanto sconoosciuto signore. Gente mai vista in paese, mai sentita sui palchi, mai ascoltata in un solo comizio. La stessa cosa accaduta quest’anno a Belmonte Castello dove almeno i locali si sono presentati: due liste autoctone e due forestiere. Che hanno preso zero voti, anzi uno ciascuna. La volta scorsa nel piccolo centro montano le liste forestiere sono state addirittura quattro.

Ma a Carbone, ormai è cronaca nota, qualcuno a votare c’è andato. E con 78 voti ha fatto eleggere sindaco il signore siciliano mai visto, né sentito. Il quale, appreso il suo clamoroso successo politico oltre lo Stretto, invece di brindare ha preso carta e penna e si è dimesso seduta stante.

Il caso Carbone e quelli locali

Elezioni © Imagoeconomica / Paolo Lodebole

Faccenda da cui i comuni più piccoli di Basso Lazio, Frusinate ed Alto Casertano non sono stati affatto immuni nel passato recente. Magari con declinazioni meno nette, ma con lo stesso meccanismo marcio alla base.

Un po’ di casi scuola per tutti. A partire da quello di Colle San Magno dove nel maggio 2019 scesero in lizza due liste locali e due completamente sconosciute che totalizzarono un voto per ciascun candidato sindaco. Entrambi, con medesimo cognome, non erano del posto e si spartirono lo 0,19% del plafond di consenso. Per amaro paradosso una delle liste si chiamava “Gente Nuova”. Appunto.

E sempre poco tempo fa al voto amministrativo del piccolo comune alto casertano di San Pietro Infine. Si materializzarono intere liste-fantasma farcite di personale militare. Un piccolo esercito di ignoti aspiranti amministratori con le stellette sul bavero e il Tricolore in pochette.

Nulla rispetto alle sei liste presentate a Belmonte Castello nel 2015: ben tre ottennero 0 voti ed una ne prese 1 soltanto.

A Filettino, ridente comunità sui monti al confine, nel 2018 è apparsa una lista di sconosciuti che ha ottenuto un voto. Nel 2016 stessa scena, sempre sui monti: a Collepardo questa volta: due liste di persone mai viste: 4 voti per una e 0 per l’altra. Sarà l’aria di montagna ad eccitare le voglie tribunizie di questi impiegati pubblici?

La soluzione

GIANFRANCO RUFA Foto: © Imagoeconomica, Paola Onofri

Ma se c’è una porta semiaperta è difficile trovare chi poi non ci infili dentro il piede. Basterebbe perciò chiuderla.

La falla sta tutta nella possibilità di prendere congedo da parte del dipendente pubblico. Falla duplice, perché penalizza il candidato che è dipendente privato oppure professionista a Partita Iva: a loro nessuno paga il congedo.

La soluzione c’è ed è a portata di mano. Visto che le Camere si accingono a riscrivere la Legge Elettorale, sarebbe sufficiente introdurre un codicillo: “non sono previsti periodi di congedo o di ferie per motivi elettorali”. Chi si vuole candidare si brucia le ferie sue: se è vera passione inizi a metterci qualcosa di proprio.

Il primo a dire si, l’altra sera in diretta tv è stato il senatore Gianfranco Rufa, eletto nelle liste della Lega. Fuori provincia, in un territorio dove non lo conosceva nessuno, ma almeno lui è un senatore in carne ed ossa, che a Palazzo Madama ci si presenta. E per i giorni di campagna elettorale non ha chiesto congedi alla collettività.

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