Quel Sinedrio che Buschini deve affrontare

In Italia dimettersi non è mai un segnale di dignità ma di sospetto. Per questo che si fatica a comprenderlo. Nonostante il giudizio d'innocenza di una Commissione e di un Tribunale. Allora Mauro Buschini decide di sottoporsi ad un Sinedrio: oggi il confronto con i tre direttori dei giornali del territorio. Per annunciare poi la sua ricandidatura

È la prova del nove. Ha chiamato tutti. E ora vuole verificare se risponderanno, in quanti ci metteranno la faccia. Se ci sono zone d’ombra e aree scoperte. Mauro Buschini nel pomeriggio annuncerà la sua ricandidatura alle Regionali del 2023 e lo farà davanti alla platea dei sindaci e degli amministratori. Il caso Allumiere è alle spalle e Zingaretti ha riabilitato Buschini nominandolo coordinatore della maggioranza. Basterà? No, perché manca un passaggio.

Nicola Zingaretti con Mauro Buschini (Foto: Giornalisti Indipendenti / Ciociaria Oggi)

Lui si era tolto di mezzo appena l’ombra del sospetto aveva sfiorato il suo ufficio, s’è dimesso dal Presidente del Consiglio Regionale. Perché il Consiglio è la base del Governatore, paragonabile alla moglie di Cesare ‘e sulla moglie di Cesare non deve esserci sospetto. Ma così fino ad oggi è mancato il sinedrio, il giudizio della piazza, la catarsi pubblica con la quale mondare il corpo e l’anima di fronte alla gente.

L’ex presidente del Consiglio Regionale del Lazio metterà rimedio anche a questo: davanti ai suoi sostenitori si sottoporrà senza rete al fuoco di fila delle domande dei tre direttori di giornale del territorio. Ad intervistarlo saranno Alessandro Panigutti (direttore di Ciociaria Oggi e Latina Oggi), Giovanni Del Giaccio (direttore dell’edizione di Frosinone de Il Messaggero), Alessio Porcu (direttore di Alessioporcu.it e dei Tg di Teleuniverso).

Lo scenario diverso

Non può non sottoporsi al Sinedrio perché è uno scenario diverso questo delle Regionali 2023. Perché è un Pd diverso quello che si presenterà con i suoi candidati a chiedere il voto. Basta sfogliare le foto di questi ultimi giorni: il Partito ha un’unità che non si vedeva da almeno vent’anni; agli eventi organizzati dal leader di Base Riformista Antonio Pompeo sono presenti i leader della componente maggioritaria Pensare Democratico Francesco De Angelis, Sara Battisti, Mauro Buschini. E viceversa. Impensabile fino a poco tempo fa.

Questo imporrà una campagna elettorale differente. Con strategie differenti. Perché adesso Francesco De Angelis non è più soltanto un leader locale: la sua componente ha una dimensione regionale; perché Sara Battisti è il vice Segretario Pd nel Lazio. In politica la legittimazione non arriva dai titoli ma dai voti. Dovranno metterne in campo tanti. A partire dalle prossime Comunali perché saranno loro a dare le indicazioni chiave ai Partiti in vista delle Regionali. (Leggi qui: Le tre urne Comunali che condizioneranno le Regionali).

Mauro Buschini passa anche per il sinedrio delle urne: su Frosinone. Il suo volto è abbinato a quello di Angelo Pizzutelli, il mattatore delle Preferenze. Da tempo. E Pizzutelli lo sosterrà alle Regionali. Insieme a Sara Battisti ha partecipato alla formazione della lista Pd che da anni non era così robusta. Insieme hanno concordato la strategia con Antonio Pompeo che per le stesse ragioni ha abbinato il suo nome al ritorno in pista dell’ex sindaco Michele Marini.

Pollice su o giù

Francesco De Angelis, Mauro Buschini, Sara Battisti

Dipenderà dal sinedrio pubblico di questa sera e da quello della urne di Frosinone, la catarsi dell’immagine di Buschini. In Italia dimettersi non è mai un segnale di dignità ma di sospetto. È per questo che si fatica a comprenderlo.

Sul piano politico, Mauro Buschini il suo segnale lo ha mandato: alle scorse Provinciali è stata sua la manovra che ha recuperato a Pensare Democratico i voti di Ferentino contrari al sindaco Antonio Pompeo; c’è Buschini dietro alla manovra che ha portato all’elezione di Alessandro Rea.

L’altro segnale è quello di oggi alle ore 18 a Villa Ecetra a Patrica: scenderà nell’arena abbracciando senza sé e senza ma i dieci anni di Zingaretti, se ne farà carico, torti e ragioni, successi e sconfitte. Perché non chiederà un giudizio solo su Buschini ma sul modo in cui lui, Sara Battisti, il Pd nel quale militano, l’intero centrosinistra di cui sono alleati, hanno cambiato il territorio. In modo che sia chiara una cosa: il Pd è una cosa sola e Pensare Democratico lo è ancora di più.

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