Quello che so di Rossella Chiusaroli: la politica oltre il tacco dodici

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Sette giorni fa le quindici firme che hanno determinato la caduta dell'amministrazione D'Alessandro. Una sola però è stata quella davvero fondamentale. Ritratto di Rossella Chiusaroli: la politica oltre il tacco

Camilla de Tourtrissac

Tagliacucitrice con gusto

Quando si dice che una donna può far crollare un impero si dice a ragion veduta. Perchè è stata proprio la quota rosa a mandare in frantumi il già labile equilibrio del fragilissimo governo di Carlo Maria D’Alessandro. E se il 7 novembre Francesca Calvani fece schizzare la pressione del buon Carlo oltre le stelle portandolo alle dimissioni poi ritirate (leggi qui Lite e dimissioni: «Carlo offendi la mia intelligenza» ecco perché D’Alessandro ha mollato), a dare la mazzata finale al “sindaco della gente” sette giorni fa è stata Rossella Chiusaroli.

Rossellissima, classe ’78 e del segno del toro ha puntato i piedi. Anzi i tacchi. E non si è mossa dalla sua posizione, fino ad arrivare alla firma in quella stanza del primo piano del Palazzo di piazza De Gasperi lunedì mattina. È arrivata di buonora, ovviamente messa in piega fatta, occhialone fashion, shop bag e via. Dopo tanti al lupo al lupo la storia si doveva concludere, o da pecora o da lupo. E se la pecora è bellina, produce latte e lana di qualità alla fine finisce sempre sul tavolo, mentre il lupo, seppur brutto e additato come assassino, è sempre temuto.

Proprio lei la signora azzurra, capogruppo di Forza Italia, usignolo che ha pizzicato semini e indicazioni politiche dalla mano di Mario Abbruzzese, proprio lei che ha difeso strenuamente il Partito e che ha sfoggiato i migliori boccoli sul suo scranno di palazzo Iacobucci. Rossella non è mai stata una pecorella, ha indossato le lane migliori, ma dietro rossetto, tacchi e riccioli ben pettinati c’è sempre stato un ululato e una fila di denti appuntiti.

Sui social Rossella è madre, moglie e grande “citatrice” di messaggi filosofici. Dietro di lei un marito che la sostiene e una famiglia numerosa con cui condivide diverse passioni. A Rossella piace tanto cantare e non si tira indietro davanti al microfono per una grande serata di karaoke. Dai brani più classici a quelli in inglese, sa sempre reinventarsi e calarsi nei panni del cantante di turno.

Tra le esibizioni che le riescono meglio ci sono i duetti e canti di gruppo, corali, quelli che fino a qualche mese fa vedevano la compagine azzurra schierata come il coro dell’antoniano, ma nelle quali la voce di Rossella era sempre qualche decibel più forte, era sempre lei a tenere il microfono.

Rossella è diventata grande e ha deciso di non obbedire più a “papà Mario“, i tempi cambiano e le idee maturano, diventano diverse, autonome da quelle impartite a tavolino da un padre recepito sempre più come padrone. Rossella si è fatta grande e ha deciso di andare via di casa. E lo ha fatto sbattendo la porta con forza. Ha tremato tutto il palazzo, nel vero senso della parola.

Fino alla fine la ricerca di un equilibrio che si era reso irrecuperabile, nella sua testa piani, programmi e progetti avevano già preso una nuova direzione. Certo mettere quella firma al fianco di quella strenua opposizione consiliare che per trenta mesi li ha punzecchiati è stato un duro rospo da inghiottire. Ma lei lo sa, non sono stati loro a far cadere Carlone e tutti i filistei. È stata lei. Non loro con le loro liste davanti a notai e assistenti, ma lei con i suoi ultimatum e con la sua presenza su quelle scale, quelle sulle quali la sera dello spoglio e della vittoria di D’Alessandro, si erano ritrovati tutti a festeggiare.

C’erano proprio tutti quella sera sul carro del vincitore, mariti, figli, volti noti e meno noti. Ma si sa, la vittoria accomuna tutti. Una squadra che non è mai nata, che è stata sempre una serie di pezzi incastrati con forza e per forza. Il tempo passa, i figli crescono e Rossella è diventata maggiorenne.

A festeggiare con lei il suo quarantesimo compleanno anche l’amico di sempre Franco Fiorito, poche settimane dopo la caduta degli dei del 4 marzo, quando all’improvviso papà Mario da uomo alto e dalla possente ombra è diventato piccolo e curvo, tanto da passare tra i tavoli senza essere più accerchiato dagli adepti di sempre.

Rossella è entrata fiera in Comune lunedì mattina, furiosa e con il fuoco nello sguardo, a passo militare è arrivata davanti alla stanza del segretario, ha visto sfilare i consiglieri di opposizione e quando è stato il turno dei dissidenti è entrata per prima nella stanza gettando la sua shop bag sulla sedia.

Stretta nella sua sciarpa di Louis Vuitton si è accomodata senza nemmeno sfilare il cappotto color cammello in pendant con tutto il resto, al suono dei ninnoli di Tiffany che tintinnavano al braccio ha impugnato la Bic nera come se fosse una sciabola. Ha firmato e ha lasciato cadere la penna sul foglio. Non si è voltata indietro, ha afferrato la borsa e se n’è uscita.

Qualcuno però giura di aver visto lacrime riempire i suoi occhioni. Perchè ogni figlia che sbatte la porta in faccia al padre versa qualche lacrimuccia, diventare grandi fa male.

Il bello di diventare grandi è che dopo aver sbattuto la porta, già usciti dal palazzo ci si sente liberi e pronti a conquistare il mondo.

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