La telefonata di Zingaretti dopo il pranzo in Regione

La telefonata di Nicola Zingaretti. Nelle ore successive all'incontro dei suoi in Regione. L'appoggio ad Enrico Letta e la decisione già presa. L'ipotesi del Campidoglio. Ma Mancini è già in campo. L'ascesa di Leodori in Regione.

Carlo Alberto Guderian

già corrispondente a Mosca e Berlino Est

La riunione avvenuta ieri all’ora di pranzo nell’ufficio del presidente della Commissione Bilancio della Regione Lazio Fabio Refrigeri è stato un segnale chiaro. Gli uomini e le donne della Pisana più vicini a Nicola Zingaretti danno per scontato l’arrivo dell’ex premier al Nazareno. Significa che è quella la linea del ‘capo‘ come tra loro chiamano il Governatore. (Leggi qui Vertice dei Zingarettiani: “Arriva Letta. Prepariamo Piazza Grande”).

Le ore successive lo hanno confermato. Riferendo di una telefonata tra Nicola Zingaretti ed Enrico Letta. Per confermargli il pieno appoggio “se accetterai questa sfida. Il mio appoggio non mancherà”. 

L’orizzonte che si delinea è profondamente diverso da quello attuale: sia per il Partito Democratico e sia per gli assetti della Regione Lazio.

La linea Zingaretti – Letta

Nicola Zingaretti ed Enrico Letta

Enrico Letta ha già deciso di accettare. Le quarantott’ore chieste per rifletterci non gli sono servite né per disdire la casa a Parigi né per avvisare il lattaio di non lasciargli più la bottiglia ogni mattina. Gli sono state necessarie per capire se e fino a che punto avrà l’appoggio delle correnti per realizzare l’evoluzione del Partito Democratico.

Un dato infatti è chiaro a tutti: l’ex premier non intende tornare a Roma per fare il badante a tempo determinato al Pd. Né per lanciarsi nelle paludi delle correnti interne dove l’unica certezza è quella di finire impantanati. L’intenzione è quella di realizzare un Pd Nuovo: come voleva fare Zingaretti ma in maniera diversa da Zingaretti. Perché un dato è evidente: il Partito com’è oggi è solo una consorteria di poteri contrapposti, un suk di bande ascare pronte ad allearsi ed a dividersi dopo avere bevuto il caffè turco intorno al fuoco. La carneficina di Segretari avvenuta in questi anni ne è la conseguenza.

I primi rumors ci sono già. E parlano di un orizzonte ben delineato con Dario Franceschini e Paolo Gentiloni che si sostanzierebbe nella designazione di Roberta Pinotti come vice segretario. Unico. L’appoggio convinto di Nicola Zingaretti e quello di Dems (l’area di Orlando) costringerebbe anche gli ex renziani di Base Riformista a votare Enrico Letta: per evitare la conta che a quel punto confermerebbe solo il loro ruolo di minoranza interna e riaprirebbe la ferita mai rimarginata del celebre “Enrico, stai sereno” prima di pugnalarlo dal Nazzareno.

Il Nazzareno da cambiare

Enrico Letta (Foto: Rocco Pettini / Imagoeconomica)

Enrico Letta si ritroverebbe allora ad essere eletto con una maggioranza vicina a sfiorare l’unanimità. È esattamente la condizione che l’ex premier chiede e che lo legittimerebbe a mettere mano in maniera radicale al Partito.

L’idea è quella di arrivare al Congresso. Come chiedono i diversamente renziani. Ma non quando dicono loro né come vorrebbero loro. Semmai, come avrebbe voluto fare Nicola Zingaretti: in pratica, un Congresso da tenersi dopo avere messo in sicurezza la pandemia, le Comunali e l’elezione del nuovo Presidente della Repubblica. Anno Domini 2022, con un anno di anticipo sulla scadenza naturale.

Ma non un Congresso fatto con le primarie, le liste, i gazebo. Un congresso di rifondazione tematica del Partito, nel quale fissare il nuovo perimetro che vada a superare quello vecchio individuato dalla fondazione. Un Partito nuovo senza creare alcun nuovo Partito, ampio ed inclusivo, con la visione di un campo largo e con molti dei principi contenuti in Piazza Grande.

Nicola Zingaretti è convinto che nel frattempo verranno mantenute le linee di dialogo con l’ala governativa del Movimento 5 Stelle: quelle con la capogruppo in Regione Roberta Lombardi ad esempio, e con il presidente della Camera Roberto Fico. I rumors dicono che è vero ma solo in parte: lo slancio di Enrico Letta sull’argomento è meno appassionato di Nicola Zingaretti che lo ha sperimentato sul campo, nell’Aula della Pisana.

Campidoglio per Zingaretti

Claudio Mancini. (Foto: Alessia Mastropietro / Imagoeconomica)

Le conseguenze ci saranno anche per la Pisana. Soprattutto se è vero che il capo ha in mente di non negare la sua disponibilità alla candidatura come sindaco di Roma.

L’archiviazione dell’inchiesta contabile sulla nuova sede della Provincia di Roma l’altro giorno ha eliminato un possibile ostacolo sul percorso. Stesso discorso per quelle che hanno sfiorato il suo ex braccio destro Maurizio Venafro: assoluzione o archiviazione. Resta da vedere come la prenderà Claudio Mancini, il deputato romano figlio di Emilio storico dirigente Pci in provincia di Frosinone. Tesoriere del Partito a Roma, sta tessendo da giorni la tela che porterebbe alla candidatura per il Campidoglio l’ex ministro Roberto Gualtieri.

Al termine della riunione di ieri nell’ufficio della IV Commissione in Regione c’è chi ha parlato di contatti per verificare le posizioni di mostri sacri come Francesco Rutelli e Walter Veltroni.

La candidatura di Zingaretti però, hanno messo in chiaro i sondaggi interni delle scorse settimane, avrebbe un appeal ben maggiore tra gli elettori romani. Vincerebbe a mani basse.

Orizzonte Pisana

Nicola Zingaretti e Daniele Leodori (Foto: Imagoeconomica, Stefano Carofei)

Premesso che il Governatore ha sempre detto d’essere impegnato nel suo ruolo attuale in Regione, alcune operazioni avvenute in questi giorni proprio alla Pisana ed all’Eur lasciano intuire che le cose potrebbero essere così ancora per non molto.

Gli indizi portano con convinzione verso Daniele Leodori: il vice presidente in carica avrà un ruolo determinante negli sviluppi successivi. Se il Governatore si dimettesse per accettare la candidatura al Campidoglio sarebbe lui il reggente. E sarebbe uno dei candidati naturali alla successione. Tra i più accreditati dal punto di vista amministrativo, può vantare un bagaglio di esperienza politica per nulla secondario. C’è lui, ad esempio, dietro a molto del dialogo costruito in questi anni con il Movimento 5 Stelle. E c’è lui, insieme a Mauro Buschini, dietro a buona parte degli equilibri che hanno governato i processi interni in questa Legislatura regionale nata senza una maggioranza.

In questi giorni Daniele Ledori ha preso in carico le deleghe strategiche al Bilancio dopo l’opera di risanamento dei Conti portata con avanti con pazienza avanti dall’assessore Alessandra Sartore oggi Sottosegretario all’Economia. Ha moltiplicato i contatti con tutte le sensibilità interne alla maggioranza al punto che qualcuno sintetizza dicendo “Non ha una linea di dialogo, ha un cavo in fibra ottica”.

Daniele Leodori con Mauro Buschini

Sull’area dei Castelli ha un bacino di preferenze di tutto rispetto, sul Sud della regione basta dire che Mauro Buschini è stato il suo erede alla guida della Presidenza del Consiglio rRgionale. Si sta muovendo con discrezione sui territori del Nord.

L’orizzonte è in via di cambiamento. Per il Partito Democratico e per Letta, per Nicola Zingaretti e forse le elezioni di Roma, per Daniele Leodori e Mauro Buschini ed i prossimi assetti politici nel Lazio.

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