Valentina, Matteo e le sfide: «Non siamo la succursale del Pd»

Valentina Calcagni ed il dialogo difficile con il Pd. Le Comunali di Frosinone? "Si ma con le nostre primarie". Vicano? "Aspettiamo ad esporci”. Il dialogo con Pompeo? “Ottima l'idea della Green valley". Lo stop ai rifiuti romani. "Non c'è alternativa al modello Scalia”

«Ad oggi la Provincia di Frosinone è un malato molto grave, nei cittadini prevale un sentimento di sfiducia di delusione e rabbia. Il territorio della provincia è molto vasto e diversificato e  altrettanto ricco di opportunità»: Valentina Calcagni è uno dei due coordinatori di Matteo Renzi in provincia di Frosinone. 

È andata via dal Pd con convinzione.

«Non c’erano più le condizioni per restare».

Non ha mai interrotto il filo del dialogo.

«E con chi volete che parli: mi sembra che Destre sovraniste ed autonomiste abbiano meno argomenti ancora sui quali confrontarci».

VALENTINA CALCAGNI
Dialogare con i Dem non è molto più facile.

«Perché continuano a mantenere un atteggiamento di superiorità ideologica del quale non sono ancora riusciti a liberarsi».

Anche nel Lazio ed in provincia di Frosinone?

«Soprattutto».

Però alle prossime elezioni comunali di Frosinone Francesco De Angelis, il leader della componente maggioritaria nel Pd, propone una visione ampia, seguendo il modello che portò alla vittoria di Doemnico Marzi. Voi ci stareste?

«Noi ci staremmo se ci proponessero un modello ampio: con primarie e vincolo, per chi perde, di sostenere il candidato depositando preventivamente metà dei candidati nella lista per il Consiglio Comunale».

Ma così il ‘modello‘ lo state proponendo voi.

«Embé? Mica può proporlo solo il Pd! Noi proponiamo un metodo a tutti».

L’ipotesi finora mai smentita è che il candidato del centrosinistra possa essere l’ex DG Asl ed ex presidente Saf Mauro Vicano: via andrebbe bene?

Sul nome dobbiamo aspettare ad esporci. Non essendo la succursale del Pd capiamo invece su cosa possiamo essere uniti. Massima disponibilità a dialogare insieme».

VALENTINA CALCAGNI CON GERMANO CAPERNA
Quindi siete disposti a parlare: da sola o in due?

«Capisco che è facile fare ironia sul fatto che Italia Viva abbia imposto la figura del doppio coordinatore, uno per ogni genere. Però quando parla uno è come se parlasse tutto il Partito: perché prima c’è sempre stato un confronto».

Lo avesse fatto pure Renzi, il Pd si sarebbe risparmiato una scissione.

«Noi non ci siamo scissi. Sono altri che si sono scissi da loro stessi. Ricordo a me stessa le percentuali che Matteo aveva pochi mesi prima di quella che voi chiamate ‘scissione’. I processi politici sono lunghi e complessi per questo è necessario abbandonare i vecchi schemi di gioco del dividi et impera o peggio ancora l’assillo costante del consenso, come avvenuto e avviene costantemente nonostante il ritornello vuoto di fatti e pieno di retorica  del “Ripartiamo dal cambiamento”.

Parla come un libro stampato.

«Leggo molto, bisogna sempre farsi trovare preparate».

La Provincia si è fatta trovare preparata sul tema dei Rifiuti? Il presidente Antonio Pompeo, Pd ma politicamente vicino a voi, ha tracciato una rotta: dice stop all’interramento dei rifiuti romani. È un successo o una sconfitta?

«Francesco Scalia ha reso autonoma questa provincia sulla gestione dei rifiuti. Lo fece ignorando le barricate sotto la sede della Provincia: fece una scelta coraggiosa e utile nonostante il dissenso del momento. Oggi non commettiamo errori: abbiamo un buon esempio da seguire?»

MARCO DELLE CESE

La Provincia propone un cambio di visione su Roccasecca ed aderisce al progetto Cosilam sulla Green Valley. Italia Viva che posizione prenderà nel prossimo Consiglio Provinciale?

«Sui rifiuti si alla Green Valley perché è un ottimo progetto. No alle battaglie di principio come la negazione assoluta del recepimento di altri rifiuti, le cose vanno fatte bene. Se occorre modificare qualcosa o potenziare i nostri sistemi si faccia. Ma no ad ideologgizzare argomenti che possono essere motore economico».

I sondaggi dicono che il centrosinistra può vincere alle Regionali ma solo se è unito.

«Però poi qualcuno usa questo presupposto per fagocitarci. Se è così, no grazie: abbiamo già dato. Se invece c’è una corretta base di dialogo se ne parli. ma finora non mi sembra di vederla».

Se si andasse ad un governo di unità nazionale, Zingaretti dovrebbe farne parte e lasciare la guida del Lazio, dove anche voi siete rappresentati e sostenete il governo regionale?

«Quello che deve fare Zingaretti lo deciderà con il Pd che guida ormai da qualche tempo, io ho lasciato il Pd e non me ne occupo. Certo, qualora si facesse un governo di unità nazionale mi auguro che il Pd sia più incisivo sulle politiche riformiste. Sono necessarie per far camminare il Paese che vedrà tempi molto più difficili di quanto osserviamo oggi».

Il territorio di cosa ha bisogno?

«Occorre un progettazione ampia e soprattutto di lungo termine. Troppo spesso si è ragionato oggi per oggi o al massimo verso la successiva scadenza elettorale. Rigeneriamo un intero territorio, rigeneriamo la Provincia di Frosinone.  Noi abbiamo pensato ai cantieri tematici su cui coinvolgere il mondo del lavoro, del volontariato e terzo settore, scuola e sanità e giustizia». 

ANTONIO POMPEO
È consapevole che parliamo di un territorio poco portato ai cambiamenti?

«Il cambiamento impone scelte coraggiose, penso al tema dell’innovazione tecnologica legata o meglio funzionale alla tutela dell’ambiente: è ancora oggetto di paura e pregiudizio, da parte di chi si ostina a non comprendere come la ricerca e l’innovazione oggi consentano di fare cose impensabili fino a pochi decenni fa. La tutela dell’Ambiente ora è strumento per creare nuova occupazione per generare ricchezza benessere e coesione sociale tutto all’insegna della sostenibilità. Per questo diciamo bene l’idea della Green Valley a Roccasecca, che va supportata da tutti senza campanilismo e abuso di protagonismo». 

È vero che anche all’interno di Italia Viva c’è già chi propone una divisione tra Nord e Sud?

«C’è bisogno di costruire un nuovo Patto istituzionale. C’è bisogno di essere attrattivi, dobbiamo dare qualcosa in più e per farlo il primo cambiamento deve avvenire in ciascuno di noi a cominciare dalla consapevolezza che la Provincia di Frosinone è una e indivisibile. Ragionare della scissione dell’atomo tra nord e sud est e ovest continuerà a non portarci lontano». 

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