Zingaretti scaricato da Conte, il Pd non impara la lezione

Foto: Sara Minelli / Imagoeconomica

Era già successo in Emilia Romagna, in Puglia, in Campania, in Toscana: il Movimento Cinque Stelle lascia sistematicamente i Democrat in mezzo al guado. Come successo anche al Governo nazionale. Ma la questione della candidatura a sindaco di Roma segna pure il fallimento dell’ex premier e di Enrico Letta. Ha vinto solo Virginia Raggi.

Ha fatto male a fidarsi ancora di Giuseppe Conte. La Segreteria nazionale del Pd, Nicola Zingaretti se l’era giocata quando aveva difeso all’inverosimile l’allora presidente del Consiglio, arrivando a sbilanciarsi addirittura sul fatto che potesse essere lui a guidare una coalizione di progressisti da contrapporre a quella di centrodestra.

Le scene della “caccia” ai “responsabili” e ai “costruttori” in Parlamento aveva fatto precipitare la situazione perfino sul piano dell’immagine. Quell’esperienza franò e alla fine il Capo dello Stato Sergio Mattarella scelse Mario Draghi. In quel preciso momento Nicola Zingaretti capì che la sua stagione alla guida dei Democrat era finita. Troppi forti le pressioni delle varie correnti. E si è dimesso da segretario.

Non rinunciando però all’accordo con il Movimento Cinque Stelle alla Regione Lazio, suggellato dall’ingresso in giunta di Roberta Lombardi e Valentina Corrado. Tutto doveva servire per preparare la candidatura a sindaco di Roma. Invece, quando si è arrivati al momento della verità i Cinque Stelle si sono allineati alle decisioni di Virginia Raggi. Sostenendola nella ricandidatura. Tutti: Giuseppe Conte, Luigi Di Maio, Roberta Lombardi, Valentina Corrado. (Leggi qui Il M5S su Raggi, centrosinistra su Gualtieri: via alla sfida).

Il M5S di Conte si sfila, ancora una volta

A questo punto l’intesa alla Regione Lazio potrebbe perfino  vacillare. Ma il punto è che ancora una volta i Cinque Stelle si sfilano dall’accordo con il Pd quando la partita entra nel vivo. Era già successo in Emilia Romagna, Campania, Puglia, Toscana. Ora anche a Roma. La vicenda dice che Giuseppe Conte non controlla nulla all’interno del Movimento. Ma dice pure che Enrico Letta, neo segretario del Pd, non è riuscito a raggiungere un accordo con i pentastellati a Roma. E questo potrebbe mettere a rischio tutte le altre situazioni: da Torino a Napoli, passando per Milano e Bologna.

Un’alleanza che non decolla, quella tra Pd e Cinque Stelle. Non decolla perché il Movimento non concede nulla, vuole soltanto che i Dem sostengano i loro candidati. Oppure, come a Roma, che ognuno vada per proprio conto. La contromossa del Pd dovrebbe essere quella di un accordo tra Roberto Gualtieri e Carlo Calenda, in modo da unire le forze e puntare alla vittoria. Ma pure al ridimensionamento dei Cinque Stelle.

Virginia Raggi ha dimostrato di poter sbarrare la strada a Giuseppe Conte, a Vito Crimi, a Luigi Di Maio. Determinando il passo indietro di Nicola Zingaretti. Anche se nel Partito Democratico più di qualcuno ritiene che la partita non è ancora terminata.

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