Perdonare per disinnescare il male. E non crearne altro

Nella triste vicenda di Willy tutto appare chiaro: chi è colpevole andrà punito in maniera esemplare. Ma la via è un'altra. Quella indicata dal figlio di Bachelet, trucidato dalle BR sulle scale dell’università, dalle mogli degli agenti uccisi a Palermo nelle stragi di mafia. C'è un'arma più potente. Che va oltre la punizione.

Pietro Alviti
Pietro Alviti

Insegnante e Giornalista

Se io dico al malvagio: “Malvagio, tu morirai”, e tu non parli perché il malvagio desista dalla sua condotta, egli, il malvagio, morirà per la sua iniquità, ma della sua morte io domanderò conto a te.

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Gli occhi di Willy, la sua faccia sorridente, che esprime l’amore per la vita, fanno un triste, disperato contrasto con le espressioni dei suoi presunti torturatori, dei suoi presunti assassini. E’ sufficiente guardare quelle foto per comprendere chi sia il malvagio, l’iniquo, colui che è contro il giusto.

Ma proprio chi è contro il giusto non può essere dimenticato,  abbandonato, lasciato a sé stesso. Non possiamo infilarlo in una cella buia e buttare via la chiave, come sentiamo invocare attorno a noi.

Se lo facessimo, diventeremmo anche noi responsabili della loro mostruosità.

Anche in questo caso  il messaggio della Bibbia si rivela completamente diverso dal normale sentire del mondo. La cui legge è semplice, in apparenza. Il colpevole deve essere punito in maniera esemplare, in modo che altri non si comportino nello stesso modo. Tranne poi verificare che dove c’è la pena di morte i reati violenti non diminuiscono. 

Willy ed Emanuele, impariamo

I Vangeli ci indicano la via del perdono

Chi commette il male deve essere  allontanato dalla società, senza preoccuparsi tanto di come una persona possa precipitare in un tale abisso del male.

Invece, la Parola ci indica un itinerario diverso. Non possiamo abbandonare a sé stessi neppure i malvagi, neppure gli iniqui, neppure i torturatori e gli assassini di Willy e di Emanuele. (Leggi qui Emanuele, Willy e la cultura della morte che creiamo noi).

Anche essi hanno diritto  a tentare di riprendere la loro umanità, a prendere consapevolezza dei loro errori, ad assumersi le responsabilità che ne derivano. Per fortuna, le mamme di Willy  e di Emanuele non seguono i consigli di quanti vorrebbero punizioni esemplari, pene di morte, sprofondamenti.  

Voler bene agli assassini

Le mamme di Willy e di Emanuele indicano invece la via della ricostruzione dell’umanità.  Lo abbiamo imparato dal figlio di Vittorio Bachelet, trucidato dalle BR sulle scale dell’università, dalle mogli degli agenti trucidati a Palermo nelle stragi di mafia. Voler bene agli assassini dei propri congiunti è l’arma più potente che abbiamo per sconfiggere il male.  Se non lo facessimo ci verrà chiesto conto anche a noi della rovina del malvagio dell’iniquo perché il malvagio.

Il violento assassino potrebbero essere tali perché qualcuno non ha fatto quello che avrebbe dovuto fare, perché qualcuno non ha insegnato loro atteggiamenti di pace, di mitezza, di rispetto. E perché qualcuno al contrario ha  invece armato la loro mano, indicando la violenza come lo strumento della risoluzione dei problemi.

Invece, la violenza è l’ultimo rifugio degli incapaci.