Eraldo Viberti, le colline delle Langhe dentro l’anima

Visitare le Langhe e scoprire che la storia degli uomini e quella dei vini possono ancora essere un tutt'uno. Amando una terra che dà grandi uve e che, a tenere stretto quell'amore, offre grandissimi vini. Come quelli che fa Viberti.

Marco Stanzione
Marco Stanzione

Non invitatemi mai a bere...

Ho conosciuto i vini di Eraldo Viberti nell’enoteca di un mio caro amico. Me me ne sono innamorato all’istante, vini che avevano carattere e personalità. Quando poi mi si è presentata l’occasione di visitare il territorio delle Langhe non ho potuto fare a meno di fargli una visita.

Entrare in questo territorio mette veramente i brividi. Una sensazione mai provata prima: colline piene zeppe di vigne, belle, ordinate. Un paesaggio suggestivo che merita di essere visto con i propri occhi. Ho scattato molte foto ma, pur essendo belle, non rendono assolutamente il confronto con la realtà. Una distesa enorme di vigne. E tu sei lì, che rallenti, ti fermi in mezzo la strada e inizi a contemplarle, a bramarle. Inizi ad avere voglia di bere vino anche se sono le tre del pomeriggio e fuori ci sono 37 gradi all’ombra.

Il meraviglioso paesaggio delle Langhe

Ma tu lì, imperterrito, continui ad ammirare l’immensità di queste colline. Poi pensi che potresti fissarle per ore.

Peccato che ad interrompere questo fantastico viaggio mentale ci sia un sonoro clacson di una macchina ferma dietro la mia. Clacson seguito da improperi di ogni genere. Hai ragione tu amico mio, in mezzo la strada non ci si ferma!

La Morra, dove tutto è cominciato

«Dove c***o ti sei perso?». Esordisce così Eraldo, ovviamente con il sorriso. Effettivamente sono in leggero ritardo, se non fosse stato per quella “clacsonata” starei ancora sopra la collina ad ammirare La Morra ed i suoi panorami.

«Hai ragione Marco, se è la prima volta nelle Langhe per te è giusto osservare bene il paesaggio. Oggi è bello ma quando ho iniziato io con la vigna qui non era così». Eraldo mi accoglie all’interno della cantina, versa un calice ed inizia a raccontare la sua storia e la sua evoluzione. Che poi va di pari passo con l’esplosione al mondo di questo angolo di Piemonte.

«Qui 35/40 anni fa non era così, c’erano due o tre grandi cantine per paese. C’erano tanti piccoli agricoltori che avevano la vigna e vendevano loro le uve. All’epoca non eravamo solo viticoltori ma, appunto, agricoltori. Avevamo campi di frutta, ortaggi e stalle con il bestiame». 

Gli anni ’80, quando la chimica fallì

Eraldo Viberti all’opera con i suoi vini

Poi la svolta negli anni ’80, sterzata storica e essenziale da parte di tutti.

«Nel 1986 dopo lo scandalo del  metanolo è cambiato tutto, per forza. È cambiato il modo di fare uva, l’assetto e la struttura delle cantine. Anche il rispetto crescente verso la natura».

«Vedi, noi siamo stati la generazione che ha visto l’avvento della chimica in natura. Oggi va di moda il biologico, il biodinamico. Ma ai tempi di mio padre era tutta agricoltura bio perché esisteva solo un po’ di zolfo e rame per i trattamenti. Noi abbiamo vissuto gli Anni 70 e 80 e la chimica l’abbiamo usata. Si è usato di tutto e di più, ma è stato anche utile a farci capire che non era quella la strada da seguire. Per avere un prodotto di qualità e rispettare la natura».

Eraldo e la svolta, svolta green

Così arriviamo nel 1987, anno di svolta per Eraldo. Che mette da parte tutto il modus operandi degli anni passati. Ed inizia un percorso tutto suo, meno invasivo in vigna, utilizzando solo fertilizzanti naturali, pochi trattamenti solo se essenziali.

Prima annata imbottigliata a nome Eraldo Viberti esce appunto nel 1987. «Non è stata però una svolta repentina e radicale, ci abbiamo pensato e lavorato per anni. Ho sempre fatto molta attenzione alla vigna e alla vinificazione. L’annata 1987 è la fine di un percorso e l’inizio di un altro che mi ha portato fino ad oggi».

Così tanti medio/piccoli produttori de La Morra. «Prima dunque erano 2/3 grandi cantine per paese. Oggi siamo circa 80 e devo ammettere che la qualità è piuttosto elevata, ora abbiamo un’identità».

Dall’identità ai vini. Con grandi uve

La svolta nella produzione dei grandi rossi piemontesi avvenne negli Anni ’80

Identità è anche il frutto di scelte chiare ed essenziali. Eraldo oggi come allora si dedica esclusivamente alle uve locali: Dolcetto, Barbera e Nebbiolo.

L’estate non è forse il periodo adatto per ficcarti in una cantina delle Langhe e bere del vino, fuori c’è un caldo torrido. Settembre ed Ottobre sono i mesi più adatti ma ormai mi conoscete, mi sacrifico per la causa e non mi tiro indietro!

La caratteristica principale che ho riscontrato nei vini di Eraldo è l’equilibrio. Sono vini molto caldi e abbastanza alti di gradazione. Tuttavia non lo percepisci nella maniera più assoluta. Freschezza e bevibilità sono sempre garantite

Langhe Nebbiolo 2019, l’entrée 

Nebbiolo in purezza, è il vino d’entrata della cantina anche se devo dire che c’è poco “d’entrata”. Questo è un prodotto che ha già la sua struttura nonostante la giovinezza. Anzi tra un paio d’anni potrebbe addirittura dare il meglio di sé.

Eraldo dice che si tratta del suo vino preferito, proprio perché rappresenta la vera essenza dell’uva Nebbiolo. Senza affinamenti ed invecchiamenti. Rosso rubino, leggermente granato, abbastanza scarico. Naso che racconta già tanto, delicato e fine, giovane e vivace con velati sentori di ciliege. Poi fiori di campo e leggerissime note vegetali.

La bevuta è immediata ma anche molto equilibrata, fresco ma di buon corpo. Cominciamo davvero bene!

Barbera d’Alba Vigna Clara 2018

Una selezione dei vini di Viberti

Mi sono innamorato di questo vino bevendolo, come vi dicevo, nel locale di un caro amico. Conservava una rara bottiglia di Vigna Clara del 2006. Una vera e propria scoperta, non solo per il gusto ma per la longevità.

Oggi assaggio la 2018 e scopro un vino con le medesime caratteristiche, a testimonianza di quanto sia invecchiata bene quella 2006. Rosso rubino intenso, sfumature violacee. Al naso è intenso, spiccano i sentori di mora, ciliegia e confettura di frutti rossi.

In bocca è pieno e corposo (siamo sui 14,5°), sorprende però la facilità di bevuta, sorso tagliente ed elegante. Da bere con piatti strutturati, cacciagione al forno, formaggi stagionati, primi piatti con sughi di carne

Barolo Roncaglie 2015, ecco la vetta

E qui che ti volevo! Bere il Barolo a La Morra, direttamente in cantina è la quintessenza della degustazione. Il big climax di un viaggio. Eraldo mi fa assaggiare il suo Cru, Roncaglie.

Frutto della migliore selezione di uve di una piccola vigna proprio in frazione Santa Maria, poche le bottiglie prodotte. Fermentazione in acciaio e ben trenta mesi di affinamento in botte grande. Che dire, trenta mesi in botte possono anche conferire eleganza (ed è tanta!) ma non smussano minimamente il caratteraccio del Barolo.

Che si conferma, che si presenta, che ti aspetta e ti sfida. E tu accetti la sfida perché sai che se un Barolo è fatto come si deve poi ti darà anima e cuore.

Bello avere delle conferme anche da Roncaglie. Granata limpido e consistente al calice, naso austero e raffinato, note balsamiche. Con tabacco, cuoio, ma anche sentori floreali e frutta matura. In bocca è un susseguirsi di emozioni, ruvido e arcigno. Ma poi si apre e diventa elegante, corposo, ampio, tannini decisi ed una notevole persistenza. Ho poi rimesso il tappo, conservato al fresco e riaperto il giorno dopo. Uno spettacolo, addirittura migliore del giorno prima.

Un legame indissolubile. D’amore

Eraldo Viberti

Una bevuta che ha lasciato il segno senza abbinarlo a nessun cibo. L’ho bevuto in compagnia, sul tavolo solo qualche taralluccio. Se proprio volete il meglio del meglio da questo vino bevetelo con un brasato al vino rosso (chi ha detto Nebbiolo?!). Concedetevi del tempo di qualità!

Cosa sono le Langhe ed il Barolo per te? Faccio ad Eraldo questa domanda secca prima di congedarmi. Dieci secondi di silenzio, una pausa ed un sospiro che sanno di amore e di appartenenza. «Io qui ci sono nato e cresciuto, sono stato un contadino da sempre. E’ difficile per me stare lontano da queste colline. È un qualcosa che non si può spiegare facilmente. Quando per lavoro o per vacanza mi allontano qualche giorno prima di tornare a casa passo prima tra i filari. Poi vado su al paese in bici a godermi il panorama infinito di queste vigne. Ho sessant’anni e continuo ad ammirarle. E non posso farne a meno. Bòn è così!»

Ammirando di nuovo queste vigne quando vado via capisco le sensazioni che si provano. E dunque finestrini aperti, risalgo le colline de La Morra, Getting In Tune dei The Who in sottofondo. E posso continuare ad osservare il panorama… Bòn, è così!