Monti Cecubi, il vino dell’antica Roma

È l'area nella quale si producevano i vini dell'antica Roma. Poi i Monti Cecubi sono stati dimenticati. Fino agli anni Ottanta, quando c'è stato chi è tornato a produrre. Negli anni '90 la svolta. E oggi...

Marco Stanzione

Non invitatemi mai a bere...

Quando parliamo della zona del golfo di Gaeta viene naturale pensare al mare, alla bellezza storica e millenaria che accarezza le coste, al pescato eccellente e, insinuandoci verso l’entroterra, non si può non pensare alle olive di Itri e all’olio che ne deriva. Sta però lentamente (ri)emergendo una tradizione che ha le sue radici nella storia dell’antica Roma Repubblicana, quella del vino.

Negli ultimi anni mi sono avvicinato al vino che si produce nella provincia di Latina e devo dire che alcuni prodotti sono davvero eccellenti, ma le zone di produzione più rinomate non erano certo quelle di Itri. E invece pian piano, grazie anche alla sinergia dei Piccoli Vignaioli Pontini (Piccoli vignaioli crescono. E con loro i vini del Pontino), mi ritrovo a conoscere nuove realtà che poi sono nuove soltanto per me in quanto già ben radicate da decenni. 

Io l’Abbuoto lo mangiavo!

Uno dei vigneti dell’azienda Monti Cecubi

Una di queste è senz’altro l’azienda Monti Cecubi, che mi reco a visitare insieme al collega sommelier Andrea in una tiepida mattinata invernale.

Confesso però che la mia curiosità verso questa azienda è nata soprattutto dal voler conoscere ed assaggiare alcune varietà di uve locali che non avevo mai provato, come la Serpe e soprattutto l’Abbuoto; sono campano, sannita, e dalle mie parti l’abbuoto non è un tipo di uva ma un involtino di interiora di agnello (ci sono diverse varianti in Campania, Molise e anche in Ciociaria …praticamente in tutto l’appennino del centro sud).

Ha la forma di una salsiccia ed è una bomba atomica, in senso positivo ovviamente! Dunque mi sono sempre chiesto cosa si provasse a bere un Abbuoto, e quindi si parte!

Caecubum Ager

L’affinamento in botti

«Serpe e Abbuoto sono vitigni antichissimi, risalgono addirittura ai tempi dei romani, all’epoca ovviamente non si parlava di varietà ma semplicemente di vino Cecubo, ossia il vino che veniva prodotto proprio nella zona del Caecubum Ager, l’attuale area che si estende da Formia a Fondi». Ad accoglierci in cantina è Antonio, passeggiamo tra le vigne e ripercorriamo un po’ la storia della cantina.

«Monti Cecubi è sul territorio da più di trent’anni, negli anni ’80 il notaio Schettino di Formia acquistò i terreni per iniziare quest’avventura. Non era e non è un viticoltore ma un appassionato di storia, di cultura e delle tradizioni millenarie della zona. Ovviamente di vino ci mancherebbe»

La riscoperta del vino autoctono

Nei primi anni la produzione era quasi esclusivamente per la famiglia, poi la decisione di comprare altre terre ed iniziare a vinificare sul serio, impiantando ovviamente queste tipologie autoctone e molto antiche.

La svolta arriva però recentemente, nel 2013 quando entra a far parte dell’azienda l’enologa Chiara Fabietti, giovane e piena di idee innovative.

«Chiara è diventata un punto di riferimento per noi, ha dato quella svolta che serviva a questa azienda. Nonostante Monti Cecubi fosse già attiva sul mercato locale, Chiara ha dato inizio al percorso che ancora oggi stiamo percorrendo, ossia credere fermamente nei vitigni autoctoni, vinificarli in purezza e con metodo biologico».

Il Vino

Oggi l’azienda vanta una produzione di tutto rispetto che poggia le basi sui prodotti locali ma guarda con interesse anche alla vicina Campania, infatti qui in terre Cecube hanno trovato giusto asilo anche il Fiano e la Falanghina.

Finalmente posso soddisfare questa mia curiosità su Abbuoto e Serpe grazie anche alla bella degustazione che ci ha preparato Antonio, gentilissimo padrone di casa che ci fa compagnia e ci fa trovare anche una selezione di salumi, formaggi, olive itrane e pane per assaggiare anche l’olio extravergine…direi che abbiamo iniziato alla grande ancor prima di versare il primo calice!

Abbuoto 2018

Il vino Abbuoto dei filari di San Raffaele

I vigneti di Abbuoto dell’azienda si trovano nel territorio di Fondi, in una zona collinare che gode di ottima esposizione a luce e vento, dopo la fermentazione fa affinamento in botti grandi di rovere per sei mesi e poi almeno altri sei in bottiglia.

Assaggiamo l’annata 2018 che si presenta al calice di un bel rosso violaceo, naso accattivante, emerge la prugna tra le note fruttate, poi annusandolo dopo qualche secondo affiora  altro: note balsamiche, liquirizia. In bocca è ciò che mi aspettavo, un vino rosso agile, dotato di una spinta minerale e sapida che rende il sorso piacevole all’istante.

Freschezza notevole e tannini delicati, un vino immediato, non troppo persistente che ha come pregio la beva facile, per questo non lo abbinerei a pietanze troppo importanti ma lo berrei con salumi assortiti o con formaggi di media stagionatura…più o meno quello che già stiamo facendo!

Vinum Caecubum 2018

Il Vinum Cecubum Rosso

Vino di punta dell’azienda, la quintessenza dell’esperienza Monti Cecubi.

Nato dalle migliori selezioni di Serpe e Abbuoto nei vigneti di Itri e Fondi, affinamento di nove mesi in tonneaux e poi in bottiglia per almeno un anno. Blend dei due autoctoni (70% Serpe – 30% Abbuoto) rappresenta al meglio ciò che il territorio racconta, al calice si presenta di colore rosso rubino abbastanza intenso, naso che in parte ricorda l’Abbuoto (anche qui emergono le prugne) ma va oltre: mirto, ciliegie, note speziate, pepe, macchia mediterranea.

In bocca è rotondo ed elegante, tannini avvolgenti e presenti ma mai fastidiosi, sicuramente di maggior corpo ma non rinuncia alla freschezza e alla beva facile. Finale lungo che permette l’abbinamento a piatti di carne sicuramente, cacciagione, ma anche zuppe e formaggi stagionati.

Terre d’Itrj 2016 

Il Terre d’Itri 2016

Terre d’Itrj è il vino d’entrata dell’azienda eppure ho deciso di descriverlo per ultimo perché Antonio ci fa assaggiare l’annata 2016 che si è conservata una meraviglia e che lo colloca a mio avviso tra le chicche di oggi. 

Un blend di Abbuoto, Serpe ed un bel taglio di Cabernet Sauvignon  (35% – 35% – 30%) rendono questo prodotto unico. Asciutto, fresco, leggermente sapido, si beve che è un piacere, le note vegetali del Cabernet Sauvignon si fanno sentire ma non “interferiscono” con l’equilibrio generale.

Terre D’Itrj possiede l’immediatezza di un vino d’entrata e la complessità di un vino con quattro anni già sul groppone, agile e ancora estremamente profumato, morbido ma non troppo persistente. D’entrata si, ma con buone possibilità di fare un figurone dopo 3-4 anni, io una bottiglia l’ho comprata, vedremo cosa diventa tra altri 4 anni!

Non solo vino ma anche olio

Con Andrea ed Antonio continuiamo a chiacchierare e a mangiucchiare il tagliere, alla fine abbiamo pranzato praticamente, anche perché per il sottoscritto pane fresco ed olio itrano è lussuria allo stato puro…ah dimenticavo, l’olio è dell’azienda, ulteriore motivo per tornare ed assaggiarlo di nuovo, anche perché Antonio ci ha strappato la promessa di tornare per una degustazione di bianchi. Vabbeh se proprio insisti caro Antonio non mi sottraggo al sacrificio!

Consiglio di bere i vini dell’azienda Monti Cecubi con un classicone anni ’70 in sottofondo, Two of Us dal pluridecorato album Let It Be, ovviamente parliamo dei Beatles. A mio avviso uno dei migliori album dei FabFour, grazie anche al contributo in studio del produttore Phil Spector, scomparso proprio qualche giorno fa. Cheers!

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