Top e Flop, i protagonisti del giorno: 20 maggio 2021

Top e Flop. I fatti ed i protagonisti della giornata appena conclusa. Per capire cosa è accaduto e cosa ci attende nelle prossime ore

TOP

SERGIO MATTARELLA

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella

Ha detto no perché sa che non può escludere il sì. Come fece Giorgio Napolitano nel momento in cui si creò lo stallo istituzionale e costituzionale. Il presidente della Repubblica ha spiegato che fra otto mesi potrà riposarsi, avendo anche un’età non giovanissima.

Tutto vero per carità, ma l’elezione al Quirinale è da sempre la più grande incognita della politica italiana. E a gennaio 2022 il Paese potrebbe avere ancora bisogno di Mario Draghi a Palazzo Chigi. La verità è che i Partiti non hanno la minima idea di quale coalizione mettere in campo. Per sostenere chi  poi?

Nell’attuale Parlamento sono i Cinque Stelle ad avere la maggioranza e senza di loro è complicato ipotizzare coalizioni in grado di reggere l’urto di un veto pesante. Ecco perché alla fine il bis di Sergio Mattarella non è un’ipotesi che si può scartare. Il capo dello Stato cercherà strade alternative, consapevole però che sarà difficile trovarle.

Capolavoro di tattica quirinalizia.

GUIDO BERTOLASO

Guido Bertolaso (Foto: Sergio Oliverio / Imagoeconomica)

Si è tolto lo sfizio di dire no alla candidatura a sindaco di Roma dopo che lo hanno pregato in ginocchio e perfino fustigandosi. Il centrodestra ha sempre snobbato l’ex capo della Protezione Civile, che in questi ultimi tempi si sta prendendo una rivincita da Oscar con il piano di vaccinazione della Lombardia.

Antonio Tajani, leader di Forza Italia, è stato l’unico a sostenerlo davvero e convintamente. Gli altri no. Soprattutto i Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni, che si candidano a governare il Paese ma poi a Roma pongono il veto a uno del calibro di Bertolaso.

Lui ha aspettato, si è fatto pregare (anche dai Fratelli d’Italia) e poi ha ribadito il no. Invitando il centrodestra a farsene una ragione. C’erano tutte le condizioni per costruire una coalizione forte e unita sui programmi. Ma alla fine il centrodestra si è ridotto all’ultimo istante utile. E intanto non ha ancora il candidato sindaco per Roma. Con Guido Bertolaso che ha ripetuto la penultima ultima scena di Via col vento. Quella del “francamente me ne infischio”.

Tignoso.

ANTONIO POMPEO

Il salone della Provincia

Va bene è ‘solo’ un vademecum, una guida per le imprese. Ma è stata scritta proprio per evitare che si perdano lungo la strada che è stata infiammata da una delle più violente polemiche amministrative degli ultimi anni: Provincia contro Regione, Regione contro Provincia, sindacati e industriali contro Provincia e Regione. Quel vademecum – presentato nelle ore scorse in Provincia – ha il merito di provare a tracciare finalmente un percorso sicuro: quello che conduce le imprese verso l’ottenimento delle autorizzazioni ambientali indispensabili per poter avviare la produzione. (Leggi qui Una guida per non perdersi nella selva delle Autorizzazioni)

Negli anni scorsi imprese e sindacati, insieme, denunciarono i tempi lunghissimi necessari per ottenere le autorizzazioni in Ciociaria, il doppio rispetto a molte altre località italiane e questo faceva scappare gli investitori; la Provincia puntò il dito contro la Regione. Che rispose accusando la Provincia.

Nel frattempo la Regione ha messo mano alla questione. E la Provincia ha promosso il dialogo tra Unindustria ed Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente (l’ente che deve guidare ora il processo autorizzativo). Antonio Pompeo realizza così un doppio risultato: amministrativo, facendo in modo che finalmente tutti i protagonisti dell’iter parlino la stessa lingua; politico, evidenziando ancora una volta nel Pd il suo ruolo di amministratore e ribadendo la necessità di ottenere risultati attraverso il buon governo.

Il facilitatore

FLOP

ROBERTA LOMBARDI

Roberta Lombardi (Foto: Livio Anticoli / Imagoeconomica)

Da settimane la consigliera regionale Francesca De Vito continua a ripetere di essere stata emarginata dal Movimento Cinque Stelle per la sua scelta di non sostenere l’alleanza con il Pd e quindi il presidente Nicola Zingaretti. Con la conseguenza di non appoggiare neppure la scelta di entrare in giunta.

Ora la De Vito ha confermato questa linea, aggiungendo però un particolare. E cioè che Roberta Lombardi avrebbe visto bene la candidatura a sindaco di Roma dello stesso Zingaretti, ma che alla fine ha vinto Virginia Raggi attraverso il gioco di sponda con Davide Casaleggio.

Nulla di realmente nuovo, però spicca il fatto che la Lombardi continua a subire questo pressing senza provare a rispondere sul serio. Ormai la “frittata” è stata fatta e la mancata candidatura a sindaco di Roma di Zingaretti può pesare moltissimo perfino sulle alleanze giallorosse. Però a questo punto proprio il modello Lazio può rivelarsi l’ultima spiaggia. Perché non difendere la scelta di entrare in giunta in maniera decisa?

In balia degli avversari (interni).

GOFFREDO BETTINI

Goffredo Bettini (Foto Leonardo Puccini / Imagoeconomica)

Proviamo a mettere in fila gli ultimi eventi politici. Primo e strenuo sostenitore della teoria che non esisteva un’alternativa al Conte ter. Risultato: Giuseppe Conte disarcionato, vittoria politica storica di Matteo Renzi e arrivo a Palazzo Chigi di Mario Draghi.

Mentore di Nicola Zingaretti al punto di averlo voluto alla guida del Partito Democratico più di chiunque altro. E al punto da consigliare allo stesso Zingaretti di presentare le dimissioni perché lo avrebbero pregato in ginocchio. Risultato: al vertice dei Democrat è arrivato Enrico Letta.

Ispiratore dell’operazione che avrebbe dovuto portare alla candidatura a sindaco di Roma di Nicola Zingaretti, confidando nel passo di lato di Virginia Raggi su pressing di Giuseppe Conte. Risultato: Zingaretti fuori gioco e Virginia Raggi rilanciata alla grandissima.

Ultimo capitolo: da mesi Goffredo Bettini è il consigliere politico più ascoltato di Giuseppe Conte, alla ricerca di una linea vincente per scalare i Cinque Stelle. Risultato: Giuseppe Conte è ancora al palo e Davide Casaleggio ha portato la sfida dove voleva lui. In tribunale.

Forse Goffredo Bettini dovrebbe semplicemente rendersi conto che il suo ciclo è finito.

Ultimo giapponese.

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