Caligiore e la Lega silurano Gizzi: via l’assessore putiniano

In mattinata la firma del sindaco di Fratelli d’Italia sul decreto di revoca delle deleghe all’esponente ciociaro del Carroccio. Ha condiviso la Zeta a sostegno dell’operazione speciale di Putin in Ucraina. La telefonata di Durigon. Indifendibile

Marco Barzelli

Veni, vidi, scripsi

La firma è arrivata poco dopo mezzogiorno. Il sindaco di Ceccano Roberto Caligiore ha firmato il decreto di revoca per l’assessore leghista Stefano Gizzi. Impossibile difenderlo: le sue dichiarazioni a favore dell’invasione russa dell’Ucraina lo hanno isolato. Nemmeno i dirigenti del Carroccio hanno tentato la minima copertura politica del loro assessore: al contrario. È stato il coordinatore regionale Claudio Durigon a sollecitare l’immediata sostituzione. Senza se e senza ma. (Leggi qui Gizzi: «Solidarietà alla Russia». Buschini: «Chieda scusa all’Ucraina»).

Pollice verso, senza appello

Claudio Durigon, coordinatore regionale della Lega

Il Partito aveva imposto già ieri il silenzio stampa a Stefano Gizzi. Lo ha rivelato lui stesso alla trasmissione radiofonica La Zanzara su Radio24. Dove ha finito di scavarsi la fossa politica. Provando prima a negare l’evidenza, dicendo di aver postato solo la Zeta che rappresenta l’onorificenza del nastro di San Giorgio. Quando il conduttore Giuseppe Cruciani gli fa notare di avere anche scritto che il presidente americano Joe Biden è un criminale l’assessore ha confermato, aggiungendo che ora avrebbe fatto anche una riflessione sul presidente russo Vladimir Putin e poi l’avrebbe postata. Praticamente il confine con il ridicolo è stato abbondantemente superato.

Negli stessi minuti il coordinatore regionale Claudio Durigon effettuava un giro di telefonate con il coordinatore provinciale Nicola Ottaviani, con la deputata Francesca Gerardi, con il responsabile Organizzazione Pasquale Ciacciarelli, con il senatore Gianfranco Rufa. Tutti concordi: Gizzi è indifendibile. La lettura dei giornali di questa mattina ha confermato che la sortita dell’assessore rischiava di travolgere la Lega e riportare a galla le polemiche del viaggio compiuto da Salvini in Russia ai tempi del governo Gialloverde. Con annesse intercettazioni che avevano sollevato all’epoca non poco imbarazzo.

L’ordine di scuderia è stato: presa di distanza totale, netta, immediata.

Politicamente scorretto

L’assessore comunale della Lega Stefano Gizzi e il consigliere regionale del Pd Mauro Buschini

Stefano Gizzi deteneva nel frattempo il record di richieste di dimissioni nei suoi confronti. Dagli interventi al limite del politicamente scorretto, anche oltre in Consiglio comunale, fino alle esternazioni via social.

Nei mesi scorsi Gizzi ha sostenuto la teoria cospirazionista contro l’ex presidente Usa Donald Trump; lo ha fatto nel giorno dell’assalto di QAnon a Capitol Hill. Più di recente ha chiesto di tenere un referendum per cancellare il nome di Piazza 25 Luglio (il giorno della caduta di Mussolini) per intitolarla a uno dei conti medievali di Ceccano. E poi anche la vignetta satirica con cui paragonare la vaccinazione anti Covid e l’utilizzo del Green Pass alle leggi razziali contro gli ebrei.  (Leggi qui Gizzi: intitoliamo la Piazza antifascista a uno dei Conti de’ Ceccano, qui Gizzi ‘sciamano’ difende QAnon e scatena l’inferno e qui  Il sequel di Gizzi-sciamano. Con riporto alla Trump).

Lui continua a sostenere che siano semplici pensieri in libertà sulla propria bacheca personale. Dimenticando che sarà pure una bacheca personale ma lui svolge una funzione pubblica e rappresenta un Partito sia quando parla e sia quando tace.

Cultura a singhiozzo

Il sindaco di Ceccano Roberto Caligiore, esponente provinciale di Fratelli d’Italia

Parla da sé la principale delega che gli è stata ritirata dal sindaco Caligiore: la Cultura. Che l’ormai ex assessore Gizzi fosse molto attivo nel suo ruolo è indiscutibile. Gli è per certi versi riconosciuto anche dalla controparte, lamentando però la sua visione molto di parte della storia ceccanese. Che non inizia ovviamente dalla Contea medievale (come ritiene Gizzi) pur riconoscendole la grande rilevanza, bensì dalla volsca Fabrateria Vetus: su per giù verso il 330 avanti Cristo.

Gizzi ha fatto di provocazione, paradosso ed esagerazione la sua cifra stilistica. Da sempre. Nel 2006, quand’era consigliere democristiano di opposizione, fu uno dei protagonisti del Rogo del Codice da Vinci in Piazza Municipio, assieme all’odierno senatore e leader provinciale di FdI Massimo Ruspandini: bruciarono le copie del best seller di Dan Brown ritenendolo blasfemo. Parte da lì la serie di gesta personali che lo hanno portato oggi a essere revocato come assessore alla cultura. Ma va detto che sono anche i tanti a sostenerlo e difenderlo ogni volta. Stavolta non tanto.

Non si è dimesso

Stefano Gizzi con il senatore Massimo Ruspandini

Coerente con la sua visione delle cose, Stefano Gizzi le dimissioni non le ha volute rassegnare. Come a dire: allora cacciatemi.

Il suo avvicendamento era già stato programmato. Non per le sue esternazioni bensì per un accordo politico che prevedeva una staffetta della Lega in Giunta. Sin dagli inizi del Caligiore2 era noto che Gizzi sarebbe stato assessore alla Cultura fino al completamento di alcuni progetti. L’ennesima Gizzata gli è costata la sostituzione anticipata. Il suo posto verrà preso dal consigliere Angelo Macciomei, mantenendo la delega ai lavori pubblici.

Scatta così una surroga: in Consiglio subentrerà il primo dei non eletti Alessio Patriarca, coordinatore cittadino della Lega Giovani, fedelissimo di Gizzi. La delega alla Cultura finirà al giovane studioso di grafica applicata all’arte medievale, da tempo curatore degli allestimenti del Castello dei Conti.

Oggi Ceccano è un po’ meno Contea e un po’ più Città.  

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