Forza Italia, il congresso rischia di saltare: “Così è una farsa”

Rischia di saltare il congresso provinciale di Forza Italia. Non ci sono regole condivise. Il giornata briefing Piacentini - Ottaviani. Magliocchetti: "No ad Opa per le candidature blindate". I dubbi di Rotondo.

O salta o sarà monco: il congresso provinciale di Forza Italia è in bilico. L’area del sindaco di Frosinone Nicola Ottaviani e del coordinatore provinciale Adriano Piacentini sta valutando la possibilità di non partecipare. Ne hanno discusso questa sera, nel corso di un briefing nel quale fare il punto dopo il ritiro di Riccardo Del Brocco (leggi qui «Troppi piagnoni e dinosauri: rinuncio a fare il Coordinatore di Forza Italia») e la candidatura dell’ex aspirante presidente della Provincia Tommaso Ciccone. (leggi qui Ciccone ci ripensa: si candida a Coordinatore di Forza Italia).

In ritardo di vent’anni

Nel corso del briefing, Adriano Piacentini ha fatto notare agli altri dirigenti di Forza Italia che c’è il rischio di andare ad un congresso in ritardo di vent’anni. Perché non c’è più il quadro del ’98 quando il Coordinatore si eleggeva sulla base delle tessere: oggi non ci sono più quei Partiti e soprattutto non ci sono più quegli elettori. Non ha senso – ha sostenuto – tenere un congresso sulla base delle regole di un’epoca ormai tramontata.

Il problema sta tutto nel concetto di ‘partito scalabile‘ sostenuto da Mario Abbruzzese. Il vice responsabile nazionale Enti Locali di Forza Italia sostiene che per ‘aprire’ il Partito a forze nuove e fresche, renderlo più attrattivo, deve diventare ‘scalabile‘. Cioè gli organi dirigenti devono essere il risultato di una conta interna tra le varie posizioni, senza più commissari calati dall’alto e nominati a vita.

Il Coordinatore uscente ed il sindaco di Frosinone ritengono che il Partito debba essere aperto e scalabile Ma non con un metodo che ha dimostrato tutti i suoi limiti. E che – hanno detto – è stato superato dal tempo.

Nel corso del confronto, Piacentini ha ricordato che proprio quel modello ha portato al collasso del sistema partitico della Prima Repubblica.

Il rischio Abbruzzese

In una conta tradizionale, fatta con le tessere, è chiaro che il risultato sarebbe già scritto. Mario Abbruzzese è il più strutturato, ha un modello organizzativo e di mobilitazione collaudato da anni. È ramificato su tutta la provincia. Nicola Ottaviani ha un’organizzazione altrettanto potente ma limitata a quello che fino ad oggi è stato il suo bacino elettorale. Adriano Piacentini è il suo braccio operativo, ha allargato il consenso: ma quando non si deve raggiungere un traguardo elettorale non si scava a fondo e non si mettono radici nelle sezioni.

Il risultato di una mobilitazione basata sulle tessere – è stata la sintesi del briefing – darebbe vita ad un Congresso farsa. Nel quale non avrebbe importanza il nome del candidato: sia Riccardo Del Brocco o Tommaso Ciccone. Sarebbe – è stato detto – un modo per creare un nuovo cerchio magico.

I dubbi di Magliocchetti

Ad intervenire in modo ufficiale nel dibattito è stato il capogruppo di Forza Italia in Comune ed alla Provincia di Frosinone Danilo Magliocchetti. Ha sostenuto che se il con presso «dovesse essere lo strumento per lanciare opa su eventuali future candidature blindate, allora significa che non abbiamo capito niente». Cosa c’era da capire? «Che dopo il 4 marzo 2018 è cambiato un mondo e conseguentemente è cambiato interamente il modo di fare politica e che prevarranno, come al solito, i personalismi, senza considerare l’interesse collettivo del Partito».

C’è una situazione di fatto: due correnti di pensiero interne che sono contrapposte. «I dualismi e le contrapposizioni, vere o presunte che siano, alla fine premiano sempre e solo le stesse persone».

Magliocchetti chiede un congresso unitario, con regole condivise. In modo che possano essere accolte «candidature alla segreteria anche plurime, perché sono il segnale di rinnovato attivismo sul territorio».

La stoccata

Magliocchetti riserva una stoccata ad alcuni parlamentari azzurri. Dicendo di non essere «altrettanto sicuro che, molti, non tutti, di quelli che siedono in parlamento, eletti con Forza Italia abbiano la stessa credibilità dei nostri amministratori, verso la gente».

E poi invita a pensare a Forza Italia. Non alle prossime elezioni. Perché «Se il momento congressuale verrà interpretato  con la mente rivolta già alle prossime elezioni, per le quali ci sarà tempo e modo per discuterne al momento opportuno, allora avremo tutti perso una grande occasione, forse l’ultima, per ridare dignità e speranza al nostro elettorato».

I dubbi di Rotondo

Anche il sindaco di Pontecorvo Anselmo Rotondo ha avanzato le sue perplessità. Nel pomeriggio ha chiesto un congresso che si tenga in maniera equilibrata e che non sia una prova muscolare. Un congresso nel quale tutti abbiano la possibilità di incidere con le loro opinioni. E che non sia il pretesto per giustificare decisioni e candidature prese solo da un gruppo.

Per ora è solo un’ipotesi. Ma se il congresso non troverà una serie di regole condivise che garantiscano tutti, rischia di saltare. O sarà mondo. Il dibattito interno è avviato.

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