Tutti sulle montagne russe, guardando i sondaggi

Le rilevazioni nazionali sul gradimento dei partiti influiscono anche sul piano locale. La Lega non riconosce più alcuna leadership a Forza Italia. Nel frattempo Carlo Maria D’Alessandro (Cassino) “balla”, mentre Roberto Caligiore (Ceccano) è senza rete da quando Massimo Ruspandini non è più vicesindaco.

C’è un legame tra i sondaggi sul piano nazionale e le indicazioni politiche che sono emerse nel voto per la presidenza della Provincia.

 

Partiamo dal centrodestra, dove la Lega è data oltre il 32%, Forza Italia al 7% e Fratelli d’Italia al 3,6%. E’ evidente che lo schema della coalizione è saltato e che di conseguenza è complicato anche per sindaci e consiglieri comunali comportarsi come una “testuggine” romana.

E quindi succede che, soprattutto nei Comuni più grandi, ognuno si sente autorizzato e libero di fare come vuole. Perfino di indossare la mimetica del franco tiratore.

D’altronde al Comune di Cassino il sindaco Carlo Maria D’Alessandro “balla” da mesi e Forza Italia e Lega vanno allo scontro un giorno sì e l’altro pure.

Su cosa può fondarsi il vincolo di maggioranza se Mario Abbruzzese (Forza Italia) e Francesco Zicchieri (Lega) non si sopportano.

 

Ora si capisce che la formula del tutti sul palco al Fornaci per la presentazione ufficiale di Tommaso Ciccone era una specie di atto dovuto.

 

Ma pure a Ceccano le difficoltà di Roberto Caligiore sono evidenti e pressanti. Da quando Massimo Ruspandini non è più vicesindaco il “tana libera tutti” è più semplice. Manca chi può tenere tutti insieme.

Ma anche i risultati di Anagni e Pontecorvo sono lì a dimostrare che non c’è più un centrodestra unito. Ce ne sono diversi di centrodestra e le dinamiche territoriali influiscono non poco.

 

Dicevamo dei sondaggi nazionali. La Lega non riconosce più alcuna leadership a Forza Italia e quindi contesta ogni tipo di vecchio schema sui territori. Cercando l’asse con Fratelli d’Italia. E’ questo il motivo che ha convinto Nicola Ottaviani a procedere su una strada autonoma, quella di una formazione di moderati che vada a confrontarsi con il Carroccio. Non rompendo l’alleanza.

 

Nel Partito Democratico le elezioni provinciali di Frosinone possono rappresentare un esempio. Tutti uniti, schema inclusivo, apertura al centrosinistra e ai movimenti civici, capacità di risultare attrattivi anche verso altre sensibilità politiche.

Potrebbe esser uno schema per le europee, dove si pensa a non utilizzare il simbolo, mettendo in campo una coalizione diversificata in grado di intercettare maggiore consenso.

Il Pd è dato al 18%. Non può scendere sotto il 15%, altrimenti sarebbe finito. Ma neppure è pensabile arrivare al 30%. Sfondare quota 20% può essere un’opzione possibile.

Antonio Pompeo si è augurato che quanto successo alla Provincia di Frosinone possa essere tenuto in considerazione dai vertici nazionali. Non lo ha detto a caso.

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