Il Lazio contro il Medio Evo che circonda le donne

La situazione da Medio Evo che circonda ancora troppe donne. Il Lazio tenta di spezzare l'assedio dell'ignoranza. E lo fa con una serie di Leggi. Che dovrebbero recuperare anni di arretratezza. Soprattutto nella testa della gente

Marco Barzelli

Veni, vidi, scripsi

Sminuite, umiliate, lese. Ma anche discriminate, relegate, ricattate. Le donne del Lazio vivono circondate ancora da una mentalità che non è da Ventunesimo secolo. È più da Medio Evo. Lo dimostra il fatto che siano necessarie Leggi per garantire ciò che dovrebbe essere invece solo una questione di buonsenso. Dalla norma sulle quote rosa a quella per la tutela del lavoro in gravidanza. Da quella che vieta di ricattarle, usando le loro foto intime, fino alla norma che parifica gli stipendi tra lavoratori e lavoratrici.

La situazione è diffusa in tutto il Paese. Ogni giorno si registrano due casi di Revenge Porn: la porno-vendetta degli omuncoli. Mentre una donna su tre ha subito nella sua vita una violenza fisica o sessuale: da sconosciuti, conoscenti oppure ex e attuali partner.

L’Aula della Regione Lazio

Il Lazio è avanti nella tutela della donna. Nel corso del secondo mandato Zingaretti in Regione Lazio sono state messe a punto ed approvate norme che non esistono in molte altre parti del Paese. Prevenzione del Revenge Porn, promozione delle Pari opportunità nel lavoro e prossimamente anche il Bonus Assorbenti: un bene di lusso nel Belpaese. Sono tre chiari messaggi lanciati a vari livelli dalla Regione Lazio allo Stato.

Revenge Porn

In Italia la diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti è reato: punito dalla Legge numero 69 del 19 luglio 2019. Ma la prevenzione? Nel Lazio, con la Legge numero 3 del 17 giugno 2020, è partita anche quella. Nasce su iniziativa della consigliera regionale Sara Battisti. Affianca la norma nazionale (quella che punisce il reato) e prevede forme di aiuto concrete per le vittime delle vendette pornografiche.

La Legge regionale del Lazio stabilisce un sostegno psicologico ed un percorso di reinserimento nel mondo del lavoro, contempla iniziative di prevenzione e sensibilizzazione da realizzare soprattutto nelle scuole. L’obiettivo è quello di aiutare i giovani ad uno sviluppo sano e corretto dell’affettività e dei rapporti. 

La democrat ciociara Battisti è anche prima firmataria della proposta di legge numero 279 dell’8 marzo 2021: lanciata in occasione della Giornata internazionale della donna. Prevede un voucher da 20 euro per le giovani tra i 14 e i 35 anni: coprirebbe la spesa media annua per l’Iva al 22% sugli assorbenti. Perché in vari Paesi avanzati è stata già completamente assorbita – in Gran Bretagna – o ridotta: vedi in Francia (al 5.5%), in Spagna (al 6%) e in Germania (al 7%). L’iniziativa legislativa regionale è una sonora bussata alle porte del Parlamento: per far abbassare l’imposta al 4%, cioè all’aliquota che si applica sui beni essenziali. (Leggi qui Venti euro per una battaglia di principio).

Il set di trucco per Sara Battisti

Battaglie di principio e di civiltà. Fatte anche educando, sensibilizzando. Come nel caso del book fotografico, realizzato grazie alla disponibilità di centro donne ‘in vista‘ : hanno accettato di sottoporsi al trucco cinematografico che simula le percosse, i segni lasciati dalle violenze che ancora oggi avvengono tra le mura di casa. E poi si sono lasciate fotografare, prestando la loro immagine ad un campagna con cui far capire che può accadere a tutte e che nessuna deve tacere. Perché nessuna verrà lasciata sola. (Leggi qui La battaglia buona di Sara, che ci ha messo la faccia).

Parità di stipendio

La rilevante novità è la Legge regionale sulla parità retributiva di genere: approvata in settimana all’unanimità. L’ha promossa la consigliera regionale del Pd Eleonora Mattia: appena confermata alla presidenza della Commissione Lavoro-Pari Opportunità. E l’hanno sottoscritta altre sette donne: oltre a Sara Battisti, le altre dem Valentina Grippo, Michela Di Biase, Michela Califano e Marta Leonori, Marta Bofanoni (Lista Zingaretti) e Laura Corrotti (Lega). Nonché il presidente del Consiglio Marco Vincenzi. (Leggi qui Donne, siete inferiori: ma nel Lazio tra poco non più).

Per l’esattezza sono “Disposizioni per la promozione della parità retributiva tra i sessi, il sostegno dell’occupazione e dell’imprenditoria femminile di qualità, nonché per la valorizzazione delle competenze delle donne”. Perché anche in provincia di Frosinone, come gridano le vincitrici ciociare delle Olimpiadi della Statistica, «non può più essere una questione di genere!».  

La Legge contrasta la differenza di stipendio tra uomini e donne nel Lazio. Favorisce permanenza, reinserimento e affermazione delle dipendenti e libere professioniste nel mercato del lavoro. Valorizzando anche le competenze delle donne e conciliando tempi di vita e di lavoro. Per il triennio 2021-2023 sono stati stanziati oltre sette milioni e mezzo di euro.

Il consigiere regionale Eleonora Mattia

Innanzitutto, ci saranno contributi alle micro, piccole e medie imprese per la formazione delle neoassunte con contratto a tempo indeterminato. In pratica: occupazione stabile e di qualità. E poi ancora Fondo del microcredito per le donne in situazione di disagio sociale, Fondo di garanzia per le Pmi a prevalente partecipazione femminile e Bonus babysitting e caregiver.

Sarà creato, infine, il Registro regionale delle aziende virtuose in materia di parità retributiva: che riceveranno incentivi e titoli preferenziali negli appalti pubblici di Regione Lazio ed enti dipendenti o controllati. In poche parole: se i datori di lavoro valorizzeranno le donne, la Pisana sarà più che riconoscente.

Secondi ma per otto giorni

Piccola precisazione rispetto a quanto annunciato: il Lazio non è stata la prima regione italiana ad approvare una legge per la parità retributiva e il sostegno all’occupazione femminile. Lo scorso 11 maggio, appena otto giorni prima di quello laziale, il Consiglio regionale del Piemonte ha avallato un’analoga normativa: presentata dal consigliere regionale del Pd Domenico Ravetti. Tra i punti principali, però, c’è il dimezzamento dell’Irap per le imprese con meno di cento dipendenti che assumono donne.

La Regione Lazio è stata la prima a depositare la proposta di legge – l’11 settembre 2019 – ma la seconda a renderla tale: il 19 maggio 2021. In Piemonte era stata presentata il 23 giugno 2020: “Disposizioni per la promozione della parità retributiva tra i sessi e il sostegno all’occupazione femminile stabile e di qualità”.

Domenico Ravetti

Conta poco chi abbia presentato per primo e chi per secondo. È importante che da due regioni sia partita una poderosa spallata per sfondare l’affatto aperta porta del Parlamento: affinché recepiscano ed estendano quei provvedimenti. Perché l’Italia fa ormai parte della Coalizione internazionale per la parità di retribuzione (Epic): è l’Obiettivo 5 dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile dell’Onu.

In generale, l’Europa sta messa pure peggio dell’Italia: il divario retributivo nell’UE è al 15%. Dopo i proclami, servono leggi e fatti. Come nella già emulata Regione Lazio.

«Una legge che avrà una grandissima portata – ha detto la consigliera Eleonora Mattia riguardo alla “sua” creatura -. Lo dobbiamo a tutte le donne, quelle donne che nella vita sono state costrette a fare un passo indietro proprio per cercare di non disturbare. Per cercare di non fare rumore. Con questa legge noi vogliamo fare rumore. E mettere al centro del dibattito politico, pubblico e amministrativo la questione femminile. Che è una questione che riguarda tutti: uomini e donne. Soprattutto dopo la pandemia e quello che ci ha raccontato. Ovvero che a soffrire di più sono le donne e i giovani».(Leggi qui Tutti sono uguali. Ma gli uomini sono più uguali delle donne).

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