La grande sete nei campi è iniziata: ecco la mappa dell’emergenza

Foto © Stefano Carofei / Imagoeconomica

Inizia la grande sete sui campi. I numeri del dramma indicati oggi durante la video conferenza tra il direttore nazionale di Anbi Massimo Gargano ed i direttori regionali delle Bonifiche d'Italia. Spesso non è un problema di infrastrutture. Lazio, Abruzzo e Sardegna stanno meno peggio.

Il dramma silenzioso è cominciato, all’ombra dell’emergenza Covid-19. I campi stanno morendo di sete: esattamente come era stato profetizzato nei giorni scorsi. Le conferme sono arrivate oggi durante la video conferenza che ha collegato il direttore nazionale Massimo Gargano con i direttori regionali dei Consorzi di Bonifica di tutta l’Italia. (leggi qui Con Covid-19 anche la siccità. È già emergenza sui campi).

La grande sete

La siccità sui laghi del Lazio negli anni scorsi

Non piove. Da nessuna parte. Sembra un bollettino di guerra. In Basilicata mancano all’appello 102 milioni di metri cubi d’acqua: a fine febbraio c’erano 260 milioni di metri cubi mentre un anno prima erano 428 milioni, mentre nel 2010 ce n’erano 705 milioni. In Calabria la diga Sant’Anna sul fiume Tacito registra oggi 7,6 milioni di metri cubi mentre la sua capacità è di 16 milioni; l’anno scorso ce n’erano 10 milioni e nel 2010 si arrivava a 15,7 milioni. Stessa situazione in Sicilia dove mancano all’appello circa 110 milioni di metri cubi d’acqua: nel solo mese di marzo le riserve idriche nei bacini dell’isola sono calate di quasi 7 milioni di metri cubi.

Non è un problema solo del Sud. Il Po è in crisi profondissima. I laghi, le casseforti idriche d’Italia, sono sempre più vuoti: il Lago Maggiore registra un -60% di capacità nel riempiment, il Lago di Como è al -20%, il Lago di Iseo sta a -27%. L’unico in buona salute è il Lago di Garda che perde solo il 10%.

Se Atene piange Sparta non ride: il Lazio ha una condizione più serena. Insieme ad Abruzzo, Umbria e Sardegna è in una condizione di maggiore tranquillità rispetto a chi è in piena emergenza. Il Lago di Bracciano oggi è a -110 sullo 0 idrometrico mentre un anno fa era a -144, la Diga di Penne in Abruzzo è piena d’acqua, la Sardegna ha abbastanza riserve nei bacini per garantire la stagione.

Un dissesto da 2,5 miliardi

Andrea Renna (direttore di Anbi Lazio) e Massimo Gargano (direttore Anbi nazionale)

È preoccupato Massimo Gargano. Il direttore nazionele di Anbi, l’associazione che riunisce i consorzi di bonifica, aveva avvertito da tempo che l’Italia stava andando verso una nuova crisi. Proprio per questo aveva messo in chiaro che era cambiata la mission dei Consorzi: linea del fronte in difesa della terra mentre sono in atto i grandi cambiamenti climatici. (leggi qui Gargano, la mia battaglia contro il deserto per evitare che raggiunga il Lazio)

«La perturabazione che ora per tre giorni porta qualche gioccia d’acqua non cambia la sostanza. – dice Massimo GarganoMancano 20 miliardi di metri cubi di acqua. Numeri che stanno facendo nascere tensioni sui territori: in Puglia abbiamo dovuto decedere di aprire una stagione irrigua di soccorso per aiutare i nostri produttori di pomodoro e peperone. Si sta eggiungendo emergenza all’emergenza: non possono programmare perche manca l’acqua».

Tutto questo si traduce in un costo pari a 2,5 miliardi di euro all’anno in termini di dichiarazioni di stato di calamità. «Sarebbe più utile investire questa somma per la costruzione ed il completamento di invasi ed aumentare così la nostra attuale capacità di trattenere le acque piovane. Al momento è appena dell’undici per cento» sottolinea Gargano.

I progetti rinviati

I lavori dei consorzi di Bonifica del Lazio per aumentare la capacità di contenimento dell’acqua

La video riunione ha messo in evidenza però che spesso non è un problema di strutture. Lo dimostrano i casi della Lucania e della Calabria: le strutture in cui immagazzinare l’acqua ci sono, il problema è che il clima sta cambiando e non piove più.

Il passo successivo allora è quello di cambiare metodo per l’uso delle risorse. A partire dai 3,5 milioni di ettari sui quali si produce l’85% dell’Agroalimentare italiano.

«Serve un cambio di approccio – evidenzia il direttore nazionale – dobbiamo imparare ad utilizzare meglio le riorse che abbiamo, risparmiando ogni goccia».

La pandemia del nuovo coronavirus ha bloccato alcuni progetti chiave. Come il piano ‘Goccia Verde‘ che doveva essere presentato alla fiera europea prevista a Rimini per maggio. È un progetto per utilizzare su ogni area del campo solo la quantità di acqua strettamente necessaria, in base alle condizioni meteo e climatiche di quel giorno.

E non solo. All’orizzonte c’è un marchio con cui certificare i prodotti che vengono da campi nei quali non si spreca l’acqua ma si produce in maniera sostenibile.

Che fine fa il progetto? «Slitta la sua presentazione e la sua attuazione: questa emergenza finirà. Serve al più presto l’attuazione di questo piano: oltre a rendere più sostenibili le nostre coltivazioni andrà ad incidere sul prezzo finale del prodotto, rendendolo più competitivo. Ed ora ce n’è bisogno».

Il suolo perduto

Massimo Gargano con il direttore nazionale Francesco Vincenzi

Il consumo di suolo in Italia continua a crescere. Si stima abbia intaccato ormai oltre 2,1 milioni di ettari del nostro territorio, diventando la prima causa di quel dissesto idrogeologico.

«Entro l’estate – conclude Gargano – presenteremo un Piano Nazionale Strategico  di Manutenzione ed Infrastrutturazione Idraulica del Territorio. Nello stesso tempo torneremo a chiedere di concludere le tante opere incompiute, spesso ferme nelle pieghe della burocrazia e già costate troppo in termini di risorse pubbliche. Chiediamo al Governo di non lasciarci soli in questo momento drammatico per il Paese.” 

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