Letta, Franceschini, Astorre: la Dc al potere. Il resto è noia

Terzo Tempo. Fischi & Fiaschi della settimana. Cosa è accaduto in questi sette giorni e come va interpretato.

L’elezione di Marco Vincenzi alla presidenza del consiglio regionale del Lazio, quella di Marta Leonori come capogruppo del Pd. Ma anche la determinazione di Nicola Zingaretti di volersi candidare sindaco di Roma. Una settimana che ha viaggiato lungo l’asse Pisana-Campidoglio, con effetti anche sul piano nazionale.

La questione Ufficio di Presidenza

Marco Vincenzi (Foto: Paolo Cerroni / Imagoeconomica)

Nessun membro dell’Ufficio di presidenza del consiglio regionale si è dimesso. Nonostante le “grida manzoniane” di Nicola Zingaretti. Può darsi che lo facciano nei prossimi giorni, ma soltanto se il passo indietro verrà inquadrato in un contesto politico di più ampio respiro. Altrimenti resteranno al loro posto. Perché non hanno alcun obbligo di dimissioni. Lo sanno bene Devid Porrello (Movimento Cinque Stelle),  Michela Di Biase (Pd) e Gianluca Quadrana (Lista Zingaretti). Sull’altro fronte, quello del centrodestra, i leghisti Pino Cangemi e Daniele Giannini non vedono per quale motivo dovrebbero immolarsi sull’altare di Fratelli d’Italia. (Leggi qui Leonori capogruppo Pd. Via alla verifica sulle assunzioni).

Vero che Francesco Zicchieri ha chiesto un passo indietro per motivi di opportunità, ma altrettanto vero che Claudio Durigon, sottosegretario e coordinatore regionale, quel passo indietro lo ha bloccato. I Fratelli d’Italia non sono riusciti a ottenere il minimo risultato finora. Nonostante Chiara Colosimo e Fabrizio Ghera abbiano immediatamente chiesto l’azzeramento. Ma la politica ha le sue regole e i membri dell’Ufficio di presidenza le conoscono bene.

Sul tavolo restano soltanto le dimissioni da presidente del consiglio regionale di Mauro Buschini, l’unico ad essersi sacrificato per togliere dall’imbarazzo politico il Partito, il presidente Nicola Zingaretti e il consiglio regionale. Eppure è stato ulteriormente isolato. Forse avrebbe fatto meglio a rimanere al suo posto. Come gli altri. Magari spiegando per quale motivo riteneva che le procedure di aver attinto alla graduatoria del Comune di Allumiere erano regolari. (Leggi qui La gogna spacciata per libertà di stampa).

Il fronte della candidatura a Roma

Enrico Letta le sta provando tutte per candidare Nicola Zingaretti sindaco di Roma. Ora ha indicato le primarie. Ma non è andata come sperava. Carlo Calenda ha ribadito che resterà in campo e Virginia Raggi ha fatto capire che a lei non importa nulla che i Cinque Stelle abbiano una rappresentanza in giunta alla Regione.

Anche il centrodestra è in alto mare, con l’elemento di punta, Guido Bertolaso, “impallinato” dal fuoco amico di Fratelli d’Italia. Quasi tutti “fiaschi” quindi in questa ennesima puntata lungo l’asse Pisana-Campidoglio. (Leggi qui «Zingaretti si candiderà»: il centrodestra si impantana su Roma).

I “fischi” sono quelli che arrivano dal senatore e segretario regionale del Pd Bruno Astorre, generale di AreaDem di Dario Franceschini. Nel Lazio si sta prendendo il Partito, mentre a livello nazionale Enrico Letta va sempre di più nella direzione di un patto d’acciaio con lo stesso Dario Franceschini. Il ritorno degli ex Dc.

Particolare da non sottovalutare. A Piazza Pulita Enrico Letta ha detto candidamente che non esclude un’alleanza con Forza Italia. L’avesse detto Matteo Renzi lo avrebbero esiliato nella Papua Nuova Guinea. A Letta invece lo hanno santificato. E proprio l’alleanza tra Pd e Forza Italia è la nuova frontiera possibile della politica italiana. In questo modo Lega e Fratelli d’Italia resterebbero schiacciati a destra. Con poche possibilità di convincere l’Unione Europea. (Leggi qui Letta lancia Zingaretti per il Campidoglio: il dado è (quasi) tratto oppure guarda qui la puntata di Piazza Pulita).

Cinque stelle contro

Infine il Movimento Cinque Stelle: Giuseppe Conte contro Davide Casaleggio, Davide Casaleggio contro Vito Crimi, Vito Crimi contro chissà chi. E il garante Beppe Grillo che, ricordando la figura di Gianroberto Casaleggio, parla di crisi nervosa dei pentastellati. In realtà non ci sono più i voti.

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