Preavviso di rottura: Pompeo invia la notifica al Pd

Le dichiarazioni di Antonio Pompeo a Ciociaria Oggi. Che innescano un nuovo incendio nel Partito Democratico. Nel quale è sempre più alta la tensione tra le due componenti. Denuncia che «Si riscopre la Provincia soltanto per attacchi strumentali e personali». Fine del dialogo unitario. «Il percorso nuovo non si è visto: non sono stati fatti passi avanti»

Carlo Alberto Guderian

già corrispondente a Mosca e Berlino Est

La tregua è rotta. Semmai sia esistita. Tra Pensare Democratico e Base Riformista, le due sensibilità del Partito Democratico in provincia di Frosinone è ripreso lo scambio di artiglieria. Molto violento ma poco intenso per ora: ma il volume di fuoco è destinato ad aumentare tra il fronte guidato dal presidente della Provincia Antonio Pompeo e quello sul quale sono attestati il presidente Asi Francesco De Angelis ed i consiglieri regionali Mauro Buschini e Sara Battisti.

L’ultima scarica di colpi sul Quartier Generale avversario l’ha lanciata in queste ore il presidente Pompeo. Con una serie di riflessioni affidate a Corrado Trento su Ciociaria Oggi. “Il Pd provinciale sia più autorevole e trovi il coraggio di parlare e affrontare temi reali”: in apparenza innocue in realtà esplosive ed incendiarie. Perché rappresentano l’inizio dell’assalto frontale alla componente maggioritaria Dem in provincia di Frosinone, la fine di ogni concessione.

L’assalto di Pompeo al silenzio

Mauro Buschini

Cosa significano quelle frasi? Antonio Pompeo dice al fronte avversario che è ora di parlare e prendere posizione su quanto accaduto in queste ultime settimane: le assunzioni fatte in Consiglio Regionale attingendo dalla graduatoria elaborata dal Comune di Allumiere per un altro concorso, rivelatosi molto discutibile forse nella forma ma certo nella sostanza. Ombre di fronte alla quali uno dei generali del fronte avversario, Mauro Buschini, ha ritenuto opportuno dimettersi dalla carica di Presidente del Consiglio Regionale del Lazio, promuovendo la nascita di una Commissione d’indagine che verificasse la correttezza delle procedure. (Leggi qui Cosa c’è dietro al concorso di Allumiere).

La conseguenza di quelle dimissioni è stato il totale cambio degli equilibri politici. Perché Pensare Democratico è stata uno dei pilastri nella scalata di Nicola Zingaretti alla Segreteria nazionale del Pd. È stata la sua guardia pretoriana sul territorio, ricevendone in cambio un’interlocuzione diretta e costante con il Governatore – Segretario. Ora tutto questo è saltato. Ed Antonio Pompeo con le frasi di oggi fa capire di voler dare l’assalto, ridiscutendo gli equilibri locali, ridisegnandoli sulla base della nuova situazione. Soprattutto perché la precedente non gli è piaciuta. (Leggi qui l Pd orfano di Zingaretti. Capoluogo senza politica).

Il casus belli

A convincere Antonio Pompeo ad armare i pezzi sono state le dichiarazioni fatte nei giorni scorsi sempre a Corrado Trento dal consigliere regionale Sara Battisti. Aveva preso di mira le posizioni del presidente del Consiglio Provinciale Daniele Maura di Fratelli d’Italia. Maura aveva ribadito la sua contrarietà alla proposta di Legge Zan sull’omofobia; mettendo ancora una volta in evidenza il disallineamento che esiste nell’ente Provincia tra l’aspetto amministrativo e quello politico. (Leggi qui Alle radici dello strano asse tra Pompeo e Maura).

SARA BATTISTI

Infatti a palazzo Iacobucci vige un accordo di fatto che sul piano amministrativo vede insieme Pd e FdI. Antonio Pompeo ha sempre congedato la questione ricordando che le Province riformate dalla Delrio sono enti di secondo livello nei quali non ci sono più margini per fare politica ma si governa quotidianamente l’emergenza. (Leggi qui Pompeo – Maura: il Patto è servito, ma non chiamatelo inciucio).

Non a caso oggi Antonio Pompeo ha risposto «È diventata ormai una consuetudine accalorarsi solamente su alcune tematiche e non parlare di altro. Con tutta sincerità non è questo il Pd che mi appassiona, e leggere certe esternazioni da esponenti di rilievo conferma l’esatta dimensione del momento che vive il Partito a Frosinone». Tradotto significa: se proprio vogliamo parlare di situazione d’imbarazzo allora discutiamo anche di Allumiere e Buschini.

La Segreteria contestata

Pompeo manda definitivamente in soffitta l’accordo unitario con Pensare democratico che aveva portato all’elezione di Luca Fantini come Segretario provinciale del Partito.

Luca Fantini

Lo aveva contestato da subito. Perché quell’intesa prevedeva una collegialità che Pompeo è sicuro di non avere visto e che sull’altro fronte sono certi invece di avere garantito. “Tra poco sarà trascorso un anno dalla conclusione della stagione congressuale. Abbiamo tutti investito sull’avvio di un percorso nuovo e diverso, che mettesse fine ad errori compiuti che ci hanno indebolito. Ad oggi però non sono stati fatti passi in avanti. Nonostante l’impegno dei nostri iscritti, dei nostri amministratori non si è stati in grado di uscire dai dibattiti autoreferenziali. Vanno bene le battaglie ideologiche ma dal Pd le persone si aspettano di più: torniamo a parlare a loro e delle loro esigenze”.

in pratica è la sconfessione totale di quell’intesa e delle linee seguite da Fantini e dal gruppo dirigente.

Il disagio amministrativo di Pompeo

Antonio Pompeo ha concentrato da sempre la sua attività politica puntando sul ruolo di amministratore. Ne rivendica i risultati. Riferendosi al lavoro svolto in Provincia evidenzia “Siamo un esempio a livello nazionale tanto da essere stati scelti dall’Università di Perugia come modello per la Sua e da Cdp per il primo protocollo di intesa con gli enti locali. Ma di questi temi, che potrebbero essere un modello per i nostri enti, non si discute». Il che significa: qui c’è una parte di Pd che sta portando risultati presi come modello e non ne parliamo.

Pompeo vuole un cambio totale di agenda, di impostazione, di rotta politica. E lo scambio d’artiglieria partito oggi segna l’avvio di un confronto destinato a durare. E concludersi o con uno sconfitto o con una costosissima tregua.

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