La Corte dà il via allo Zingaretti bis: Giorgia Meloni tenta subito lo sgambetto

La Corte d'Appello proclama ufficialmente Nicola Zingaretti governatore del Lazio per la seconda volta. Giorgia Meloni annuncia lo sgambetto già alla prima seduta. Un trucco per stanare il M5S. Prima seduta il 3 aprile? Entro dieci giorni i nomi degli assessori

Via allo Zingaretti bis. L’Ufficio Centrale Regionale della Corte d’Appello di Roma ha proclamato Nicola Zingaretti  Presidente della Regione Lazio per la seconda volta, convalidando il risultato delle elezioni del 4 marzo. Nel preciso momento della proclamazione la vecchia giunta è decaduta: entro dieci giorni dovranno essere indicati i nuovi assessori che prenderanno il loro posto. Ma Giorgia Meloni tenta subito lo sgambetto: annuncia che il primo atto dei Consiglieri di Fratelli d’Italia sarà la mozione di sfiducia con cui uccidere lo Zingaretti bis già il giorno dell’insediamento.

 

PROCLAMAZIONE E SGAMBETTO

La Proclamazione ufficiale è arrivata della Corte d’Appello di Roma alle 13:19. È stata notificata con una Pec alla presidenza della Giunta Regionale del Lazio.

Con quella comunicazione è scattato subito il conto alla rovescia per l’insediamento del nuovo Consiglio regionale e per il varo della Giunta. Lo Statuto prevede che l’Aula della Pisana debba riunirsi con i nuovi Consiglieri “il primo giorno non festivo due settimane dopo la proclamazione del presidente”.

Calendario alla mano, questo vuol dire, che i nuovi consiglieri faranno il loro esordio dopo Pasqua, probabilmente il 3 aprile.

Primo atto da adempiere sarà la nomina dell’ufficio di presidenza. In pratica: il Presidente del Consiglio regionale (colui che arbitra i lavori in aula), due vicepresidenti e tre segretari. Due componenti dell’Ufficio di Presidenza sono esponenti della minoranza.

Ma i Fratelli d’Italia sono pronti a sabotare la nuova Consiliatura. Lo annuncia la presidente nazionale Giorgia Meloni: nel pomeriggio rivela che  il primo atto del gruppo di Fdi alla Pisana sarà presentare la mozione di sfiducia al presidente Nicola Zingaretti. «Il testo – dice Giorgia Meloniverrà sottoposto prima alla condivisione di tutta la coalizione di centrodestra e successivamente al resto dell’opposizione».

 

PARISI DICE SI: TORNARE AL VOTO

 

Il nuovo consiglio regionale del Lazio, per un paradosso della legge elettorale, vede Nicola Zingaretti vincitore delle elezioni ma con soli 24 Consiglieri a sua disposizione. Mentre le opposizioni ne hanno 26. Al governatore non serve il voto di fiducia (a differenza di quello che accade a Camera e Senato per l’elezione del premier): serve una maggioranza per governare. E Zingaretti ha già detto che la cercherà sui grandi temi: chi vuole ci sta, altrimenti si va a casa.

È quello che FdI vorrebbe fare da subito. Mandare a casa il governatore facendo votare la sfiducia da tutta l’opposizione.

Il leader del Centrodestra Stefano Parisi dice subito si alla proposta di Giorgia Meloni.

«L’iniziativa di Fratelli d’Italia é coerente con le proposte del centrodestra in campagna elettorale e con gli esiti delle consultazioni del 4 marzo. Zingaretti non ha la maggioranza e come forze di opposizione abbiamo il dovere di fare rispettare la volontà degli elettori riproponendo in consiglio le nostre politiche e in quella sede sarà naturale sottoporre a tutti i consiglieri di opposizione la mozione di sfiducia per tornare presto al voto e ridare la parola ai cittadini del Lazio».

 

PRONTI A STANARE I 5 STELLE

L’obiettivo è quello di stanare chi appoggerà Nicola Zingaretti.

Gli occhi sono puntati sul Movimento 5 Stelle che per voce di Roberta Lombardi già nei giorni scorsi aveva detto no ad un’ipotesi simile quando Sergio Pirozzi aveva proposto di rassegnare le dimissioni in massa di fronte ad un notaio. (leggi qui Dimissioni in massa per far cadere Zingaretti? Un suicidio ma per l’opposizione)

Ipotesi non percorribile perché non prevista dallo Statuto Regionale: le dimissioni dal notaio, per paradosso, avrebbero aperto la strada alla surroga di tutta l’opposizione, ad uno ad uno, con i primi dei consiglieri non eletti.

La mozione di sfiducia invece è fattibile. Ma Roberta Lombardi nei giorni scorsi ha detto che se il M5S deve far cadere Zingaretti lo farà in aula e su temi che vanno contro i cittadini. Non per bega politica. (leggi qui Il M5S non sfiducerà Zingaretti)

Una dichiarazione di ‘non aggressione’ arrivata poche ore dopo l’incontro in campidoglio tra Zingaretti e la sindaca di Roma, Virginia Raggi. Un confronto che ha rasserenato i rapporti tra i due enti (leggi qui Zingaretti – Raggi è disgelo: vertice positivo in Campidoglio)

 

 

 

 

IL TOTO ASSESSORI

Tempi più rapidi per la giunta: gli assessori che governano insieme al presidente. Il “toto assessore” é gia’ scattato da tempo. Bisognerà attendere al massimo dieci giorni per vedere insediata la nuova squadra con cui Nicola Zingaretti governerà per i prossimi anni.

Dieci gli assessori previsti dallo Statuto, con almeno quattro donne. Un assessorato però non potrà essere assegnato, non subito almeno. È il dicastero alla Sanità: congelato fino a quando il Lazio non sarà uscito dal Commissariamento con cui risanare il maxi debito. L’uscita dal commissariamento è prevista per la fine dell’anno.

 

Le indiscrezioni romane dicono che la casella della Sanità sarà affidata ad Alessio D’Amato, l’uomo che in questi cinque anni ha guidato la cabina di regia per il risanamento.

Per provare ad intuire quali saranno i loro nomi si deve partire da quelli che vanno verso una possibile conferma e da quelli di sesso femminile. In quest’ultimo caso ‘radio Pisana’ fa filtrare la probabile conferma al Bilancio di Alessandra Sartore e il possibile bis di Lucia Valente al Lavoro. Sarebbero due le nuove entrate: Lorenza Bonaccorsi e Marta Leonori. Nessuna possibilità di rivedere in giunta l’assessore alla Cultura Lidia Ravera: è stata per cinque anni un corpo estraneo alla politica ed alle sue liturgie e lei stessa ha detto di non volerne più sapere (leggi qui Ravera, esperimento fallito alla regione Lazio: l’assessore-scrittrice ai saluti)

 

L’indicazione arrivata dalla Regione nei giorni scorsi era stata quella di non individuare i nuovi assessori tra i consiglieri eletti. Ma forse Leonori, la piu’ votata a Roma, potrebbe essere un’eccezione: per entrare in giunta dovrà prima dimettersi dal Consiglio. Facendo  rientrare così in aula l’ex assessore Michele Civita, primo tra i non eletti.

I rumors dicono che Guido Fabiani non dovrebbe restare al Commercio (Leonori ha una certa esperienza nel settore).

Un assessorato andrà poi a un esponente della Lista Civica, uno a Leu ed almeno tre del Pd, tenendo conto delle varie sensibilità provinciali e considerando anche che, per la Civica, Massimiliano Smeriglio resta in vantaggio per la vicepresidenza, con una delega leggera. Leu invece è alle prese con una discussione interna alle due anime del partito (Sinistra Italiana e Mdp) che dovranno decidere chi schierare (in calo le quotazioni di Paolo Cento) durante una riunione prevista mercoledi’.

Per gli assessori espressione del Pd, fatto salvo l’esterno Carlo Hausmann che potrebbe essere riconfermato, si fanno i nomi di Mario Ciarla, Massimiliano Valeriani e lo stesso presidente dell’Aula, Daniele Leodori. (per comprendere gli schieramenti e le aree politiche interne di provenienza leggi qui: Ecco i nomi dei 50 consiglieri Regionali del Lazio)

Nessuna certezza su un assessorato a Frosinone. In Ciociaria il Centrosinistra ha perso: logico che se c’è un territorio che all’inizio verrà sacrificato per garantire gli equilibri sarà quello di Frosinone. Accadde anche all’inizio della scorsa consiliatura: Mauro Buschini entrò nell’esecutivo Zingaretti solo in un secondo tempo.

Negli ambienti dell’ex (da oggi) assessore ai Rifiuti e degli orfiniani frusinati si continua a mormorare di un possibile assessorato a Francesco De Angelis. Notizia che a Roma non trova grandi conferme .

Ma manca ancora molto tempo al 28 marzo, data entro cui la nuova squadra dovrà essere ufficializzata.

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