Quando c’era Francesco Scalia l’ala renziana vinceva perfino in Ciociaria

Il ritorno sulla scena dell’ex rottamatore ripropone il tema degli equilibri anche nelle province. Oggi a Frosinone Pensare Democratico di Francesco De Angelis spadroneggia. Antonio Pompeo si candida per guidare la componente dell’ex sindaco di Firenze, ma appare troppo preoccupato di non alterare equilibri ed… equilibrismi.

La storia del Partito Democratico è una storia di correnti: Massimo D’Alema contro Walter Veltroni, Pierluigi Bersani contro Matteo Renzi. Fino ai giorni nostri, con Nicola Zingaretti segretario, costretto a mediare con Renzi ma pure con Carlo Calenda e Dario Franceschini.

A livello locale le contrapposizioni sono nette, ma con meno attori protagonisti e soprattutto con proporzioni ed equilibri diversi. Fino al 4 marzo 2018 erano quasi tutti renziani, perfino quelli di Pensare Democratico: Francesco De Angelis, Mauro Buschini (controvoglia) Sara Battisti (tramite l’area di Matteo Orfini). Poi le cose cambiano e succede che anche un renziano come il presidente della Provincia Antonio Pompeo si ritrovi a sostenere Zingaretti alle primarie. Per un motivo semplice: gli altri sfidanti non convincevano.

Ma adesso che i renziani sono tornati sulla scena, in provincia chi sono i punti di riferimento?

Intanto, per memoria storica, va detto che all’inizio i primi a schierarsi con l’ex rottamatore furono Alessandro Martini e Simone Costanzo. Poi vennero tutti gli altri e ad un certo punto Francesco Scalia (democristiano non pentito) decise di prendere le redini di una componente che competeva alla pari con quella di Pensare Democratico di Francesco De Angelis. Anzi,  spesso riusciva ad imporsi. Quando difendeva la presidenza di Cesare Fardelli al vertice della Saf, quando favoriva la vittoria di Antonio Pompeo alla presidenza della Provincia, facendo un accordo con il Nuovo Centrodestra di Alfredo Pallone e poi costringeva anche Forza Italia di Mario Abbruzzese a convergere su quelle posizioni.

Scalia determinò pure il passaggio dell’onorevole Nazzareno Pilozzi (eletto con Sinistra e Libertà) nella sua area. E alla Regione mise sotto la sua “ala” Marino Fardelli, eletto con la Lista Bongiorno. Tanto per dire, Giulia Bongiorno è oggi un ministro della Lega.

Lo stesso Francesco Scalia veniva eletto senatore, “pareggiando” con Francesco De Angelis, che aveva indicato ed eletto Maria Spilabotte a Palazzo Madama. Una lunga stagione, quella dei due Francesco, foriera di successi e di incarichi prestigiosi per il Pd.

Scalia con Matteo Renzi parlava quotidianamente, si recava sempre alla Leopolda, si confrontava alla pari con un altro potentissimo di quegli anni, l’attuale segretario provinciale del Pd di Latina, Claudio Moscardelli.

Dopo il 4 marzo 2018 è cambiato tutto e Pensare Democratico di Francesco De Angelis ha incassato una vittoria doppia, considerando che si era “sganciato” in tempi non sospetti dal carro renziano per sostenere Nicola Zingaretti, vincitore alla Regione Lazio nel giorno della disfatta nazionale del Partito.

Oggi si torna a parlare di renziani. Antonio Pompeo, presidente della Provincia, dell’Upi Lazio e sindaco di Ferentino, rivendica la leadership della componente. Che però, rispetto a quella di Scalia, non ha la stessa consistenza e forza numerica. Soprattutto perché in tanti sono passati con De Angelis e Buschini.

A cominciare dall’ex parlamentare Nazzareno Pilozzi e dal segretario provinciale Domenico Alfieri. La manifestazione a Cassino con Andrea Marcucci (capogruppo al Senato e renziano doc) ha rappresentato un momento fondamentale. (leggi qui Niente battesimo ma niente silenzio: la rabbia di Salera contro il suo Pd) Anche per i saluti di Lorenzo Guerini, altro fedelissimo dell’ex sindaco di Firenze. (leggi qui Tremate, i renziani sono tornati: e Pompeo si candida a leader).

Eppure Antonio Pompeo appare timoroso nel dire e nel rivendicare l’appartenenza a quella componente. Se uno rivendica il ruolo di capo di un’area politica non ha alternative: le critiche a Nicola Zingaretti ci stanno. Non si può, dopo averle mosse, cercare di ridimensionare o fare finta che se le sono inventate gli altri. Seguendo un copione di complottismo nel quale si è in ottima compagnia.

Quanto è forte oggi un’area del Pd che fa riferimento a Matteo Renzi? Questa è la domanda che ci si dovrebbe porre, anche in provincia di Frosinone. Radunando e motivando tutti quelli che ci stanno, dando atto di coerenza a chi lì è rimasto sempre. Come Valentina Calcagni per esempio. L’unica citata l’altro giorno da Luciano Nobili, il presidente del movimento dei renziano Doc (leggi qui Un Pd da… Nobili: «Nulla da spartire con i 5 Stelle. E con chi sale e scende dall’area»). E iniziare un confronto interno con la componente di De Angelis, Buschini e Battisti alla luce del sole.

Come ha fatto Francesco Scalia, che alla fine rappresentava un interlocutore imprescindibile per lo stesso De Angelis. Il Pd ha bisogno di unità nella diversità. Il primo a saperlo è Nicola Zingaretti. Il leader di un’area è tale anche se sta in minoranza nel partito sul piano nazionale. Poi però è sul territorio che si costruiscono le vittorie.

Come faceva Francesco Scalia.

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