Regionali, Lega e FdI nella tempesta

Esplode la Lega: in pochi giorni vanno via i dirigenti Borrelli, Lorini, Bovenga, Brait e Bronzi. Cosa sta accadendo. Acque agitate anche in FdI. Giorgia Meloni commissaria il rampelliano Massimo Milani, coordinatore di Roma, dopo la riunione da mille persone al Brancaccio

Le onde delle elezioni regionali agitano la flotta del centrodestra. Nelle file della Lega sono ben quattro in pochi giorni i dirigenti che sono sbarcati ed hanno lasciato il Partito. In Fratelli d’Italia nelle ore scorse Giorgia Meloni ha commissariato lo storico dirigente Fabio Rampelli, al quale aveva chiuso le porte della candidatura alla guida della Regione preferendogli Francesco Rocca nonostante tutti i sondaggi e le indicazioni degli alleati andassero verso il leader dei Gabbiani.

Via dalla Lega

Gianluca Borrelli con Massimo Ruspandini

Il caso più clamoroso è quello esploso alle 21:49 di lunedì sera con le dimissioni il dell’ex capogruppo leghista al Comune di Alatri Gianluca Borrelli. Le ha comunicate sul gruppo WhatsApp riservato ai dirigenti provinciali del Partito. Scrivendo: “Un caro saluto a tutti. Un abbraccio riconoscente al grande Nicola Ottaviani per gli insegnamenti che mi ha dato. Grazie per il tempo trascorso insieme, per i consigli e pure per gli shampoo. Faccio oggi una scelta sulla quale riflettevo già da un po’. Finisce, dopo cinque anni e mezzo, la mia esperienza con la Lega. Ho deciso di aderire a fratelli d’Italia”. (Leggi qui Borrelli saluta la Lega e entra in FdI, Quadrini saluta e fa il presidente).

Ma non è stato l’unico caso del giorno. In mattinata, pochi minuti dopo le dieci, aveva salutato l’ex vicesindaco di Castelliri Giancarlo Lorini. Anche lui saluta dal canale WhatsApp. Scrive: “Dopo gli ultimi accadimenti, per la mia schiettezza politica nei riguardi della Lega e per il rispetto nei confronti dei tanti amici e militanti, rassegno le mie dimissioni da coordinatore della lega di Castelliri. Seguirà un mio documento alla Dirigenza provinciale”.

Sempre ieri è andata via  Maria Debora Bovenga di Isola del Liri, consigliere della civica Un’altra Isola e soprattutto componente del Direttivo Area Sud della Lega. Con una lettera ha annunciato le sue dimissioni dalle cariche nella Lega, l’uscita dal Partito, la decisione di non rinnovare la tessera per il 2023. E naturalmente anche i suoi voti non saranno più vincolati.

Emorragia senza fine

Debora Bovenga

Alla base della scelta ci sono le “strategie interne sbagliate, i coordinamenti che nei fatti sono ancora congelati, nessun coinvolgimento nelle scelte di Partito. Vado via con la convinzione che se fossero state incoraggiate strategie interne tese a favorire una maggiore coesione ed a valorizzare realmente i militanti di lungo corso, avremmo ottenuto risultati diversi in termini di crescita”.

Punta il dito contro sull’ “azzeramento dei coordinamenti comunali che un tempo funzionavano benissimo. È stata continuamente procrastinata una ridefinizione ufficiale dei ruoli all’interno dei singoli comuni, optando per una condizione ufficiosa ed evidentemente confusa”. Denuncia il mancato coinvolgimento: “Dai congressi dell’8 luglio 2022 ad oggi il segretario della sezione Frosinone sud Alessio Ranaldi non ha mai avvertito la necessità di coinvolgermi in una riunione”. Il caso della candidatura di Marco Corsi a Ceccano è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. “Mi domando perché candidare alle regionali Marco Corsi, che ha una storia politico amministrativa assolutamente distante dall’elettorato e dalla militanza leghista”.

Giovedì se n’era andato il coordinatore comunale di San Giovanni Incarico Mario Brait. Anche luio si era congedato con un messaggio su WhatsApp. “A mio avviso non ci sono più i presupposti per continuare. È una decisione strettamente personale e sofferta. Chi mi conosce lo sa quello che ho fatto in questi anni e quanta passione ci ho messo”.

E prima il caso Bronzi

Al centro i consiglieri della Lega Angelo Macciomei e Pasquale Bronzi

Il 13 gennaio c’erano state le dimissioni di Pasquale Bronzi, figura di riferimento a Ceccano. Sulla chat dei dirigenti provinciali del Partito scrive che “Gli ultimi avvenimenti politici della Lega a Ceccano sono stati una gravissima mancanza di rispetto verso il sottoscritto. Due anni di gazebo, lavoro, tesseramento, sono stati vanificati sull’altare di Marco Corsi, che mandò a casa il centrodestra sfiduciando il sindaco. E poi si presentò alle successive elezioni come candidato sindaco sostenuto da Pd e socialisti. Una vergogna che non posso tollerare per dignità umana e politica. Non meritavo questo, non lo meritavano le centinaia di elettori che ci hanno dato fiducia. Mi dispiace, ma il mio percorso con la lega finisce qui. Non rinnego nulla, ma non intendo proseguire”.

Nelle settimane precedenti aveva salutato l’assessore di Fiuggi Simona Girolami ed in estate era andata via la dirigente provinciale Paola Carnevale.

La situazione è agitata anche al nord della Regione. A Viterbo c’è la stessa maretta che si sta registrando in queste ore in Ciociaria. I rumors dicono che avrebbe le valigie aperte sul letto il senatore Umberto Fusco, il dirigente che venne nominato commissario in provincia di Frosinone quando si passò dal movimento di Salvini alla Lega di Salvini, arrivando oltre il 30%.

Effetto della diarchia nella Lega

Cosa sta accadendo nella Lega. I fenomeni sono due. Il primo: a differenza del Nord, la Lega in Ciociaria non è mai stato un movimento di opinione. Ma soltanto un brand sotto il quale schierarsi sperando di avere un traino elettorale. Altrimenti non si spiegherebbe l’improvvisa folgorazione federalista di personaggi che fino ad un attimo prima erano fermamente berlusconiani. Ora che i sondaggi danno la Lega a picco, scavalcata anche da Forza Italia, i più ne prendono le distanze per evitare di essere risucchiati verso il fondo.

Il secondo elemento è la bi polarizzazione del Partito. Da un lato c’è il coordinatore Nicola Ottaviani e dall’altro c’è il responsabile Organizzazione Pasquale Ciacciarelli. Le defezioni hanno riguardato entrambi gli schieramenti. C’è in questo caso l’aspetto umano della politica: con la venuta meno di figure come il deputato Francesco Zicchieri, la deputata Francesca Gerardi, il senatore Gianfranco Rufa, molti si sono trovati senza avere una figura di riferimento sul territorio con la quale avere un confronto politico.

Le radici leghiste erano a pochissima profondità. È bastato che per qualche mese non ci fosse chi le innaffiava per far seccare aree importanti.

Fratelli coltelli

Fabio Rampelli (Foto: Sara Minelli © Imagoeconomica)

Sono radici profonde invece quelle di Fabio Rampelli in Fratelli d’Italia. La sua è l’unica corrente all’interno del Partito. I Gabbiani esprimono il coordinatore romano Massimo Milani. Giorgia Meloni nelle ore scorse lo ha sostituito nominando Commissario il responsabile nazionale Organizzazione Massimo Donzelli. Una scelta maturata insieme al coordinatore regionale del Lazio Paolo Trancassini.

Alla base di tutto c’è l’evento elettorale organizzato da Rampelli al Teatro Brancaccio: mille persone. Cosa non andava? Il fatto che fosse una riunione di componente con la quale sostenere i due candidati rampelliani alla Regione lazio: Fabrizio Ghera Marika Rotondi. Ma l’invito è stato inviato dalla federazione romana a tutti gli iscritti di Fratelli d’Italia, come se si trattasse di un evento di Partito, non di componente.

È chiaro che sia in atto una pulizia interna. Giorgia Meloni aveva già sbarrato le porte a Fabio Rampelli che era pronto a candidarsi alla guida della Regione Lazio; per lui si era speso il coordinatore di Forza Italia Maurizio Gasparri, evidenziando che i sondaggi davano vincente Rampelli a mani basse contro chiunque. Anche al momento di definire le candidature territoriali non c’era stato molto spazio: l’ex sindaco di Pontecorvo Riccardo Roscia è stato a lungo un fedelissimo di Rampelli; quando ha capito che per lui non ci sarebbe stato spazio in questa tornata ha salutato ed è andato all’Udc.

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