Top e Flop, i protagonisti del giorno: sabato 16 luglio 2022

I fatti, i personaggi ed i protagonisti delle ultime ore. Per capire, attraverso di loro e quanto hanno fatto, cosa ci attende nella giornata di sabato 16 luglio 2022

I fatti, i personaggi ed i protagonisti delle ultime ore. Per capire, attraverso di loro e quanto hanno fatto, cosa ci attende nella giornata di sabato 16 luglio 2022.

TOP

MASSIMO CAPURSO

La lettura della sentenza

Ha avuto coraggio, il presidente della Corte d’Assise di Cassino. Quello necessario per applicare il Codice del Diritto sul quale si regge la Repubblica Italiana. E non cedere alle piazze strepitanti che avevano già inalzato i patiboli, pronte ad impiccare i ‘colpevoli’ dell’omicidio di Serena Mollicone. Solo che di colpevoli non ce n’erano. O, per dirla in termine tecnico: non c’erano prove per ritenere di trovarsi di fronte ai colpevoli. (leggi qui: Quelli che volevano un mostro ad ogni costo).

La civiltà di uno Stato di Diritto si riconosce da questo. Dalla capacità di non lasciarsi condizionare dalla piazza. E far rispettare i Codici. Esattamente come si attendeva quel povero contadino tedesco che si mise in testa di fare causa al Kaiser: e quando gli facevano notare che nessuno avrebbe mai condannato l’imperatore lui rispose “Andrò a Berlino, lì ci sarà pure un giudice”.

Cassino ha avuto il coraggio di dire che anche nel sud della provincia di Frosinone c’è una Corte d’Assise, pronta a far rispettare la Legge. Anche se questo significa togliere lo spettacolo a chi lo aveva già costruito ad uso e consumo delle telecamere.

Serena non ha avuto giustizia. Vero. Ma non sarebbe stata Giustizia condannare persone contro le quali non ci sono prove. Quello non lo fanno nemmeno i Talebani: che prima di tagliare la testa o impiccare si accertano che il collo sul ceppo o nel cappio sia quello corretto.

La Giustizia di piazza l’abbiamo già avuta una volta: la sperimentò Pilato. E la piazza, non Pilato, mandò sulla croce Cristo anziché Barabba. Ancora non ci è bastato.

Il trionfo della Giustizia.

ABBRUZZESE & CIACCIARELLI

Un momento del dibattito

Oltre novecento persone, sedute nel prato della Tenuta Guadicciolo a Castrocielo. Arrivate senza che ci fosse uno spot televisivo oppure un articolo di giornale ad allettarle. Sono andate lì solo perché qualcuno ha chiamato dicendo che ci sarebbe stata la presentazione del libro su Ronald Reagan ed il modo in cui ha cambiato la politica e l’economia statunitensi. A fare l’invito “strettamente personale” è stata la squadra dell’ex presidente del Consiglio regionale Mario Abbruzzese e del presidente di Commissione Regionale Pasquale Ciacciarelli.

Che poi l’autore del libro, il direttore del TG2 della Rai Gennaro Sangiuliano, sia anche il più papabile candidato del centrodestra alla presidenza della Regione Lazio è un altro paio di maniche.

Perché i 900 dell’altra sera non lo sapevano né lo potevano sapere. E la loro presenza è stata la più evidente dimostrazione di forza elettorale che si sia vista negli ultimi anni, paragonabile solo alla mobilitazione compiuta da Mauro Buschini all’Ecetra di Patrica per dare un calcio a tutte le illazioni su liti e separazioni all’interno del Pd.

Un’ostentazione fatta sotto gli occhi del coordinatore provinciale della Lega Nicola Ottaviani e del sindaco di Frosinone Riccardo Mastrangeli. Come a voler rimarcare che se qualcuno ha aspirazioni elettorali i voti stanno in mani ben precise.

Pronti alle elezioni.

FLOP

GIUSEPPE CONTE

Giuseppe Conte

L’unica attenuante è che la politica non sia il suo mestiere; l’aggravante è d’avere accettato di farla, pensando che fosse come le chiacchiere al Bar dello Sport. Giuseppe Conte ha distrutto un movimento di piazza al quale va riconosciuto il merito d’essere stato il primo Partito italiano alle elezioni di 4 anni fa: sbattendo in faccia ai vecchi Partiti quanto fossero ormai superati e lontani dalla gente.

Che poi lui e buona parte dei portavoce del Movimento 5 Stelle siano incapaci di fare politica e del tutto inadatti al ruolo che sono andati a ricoprire è altra faccenda. La parabola ora sta per chiudersi e diventare un cerchio. Tutto era cominciato con un comico sul palco, tutto sta finendo nel ridicolo più assurdo.

Perché solo ora i grillini si stanno rendendo conto di ciò che hanno innescato l’altro giorno. Con la loro scelta non andranno all’opposizione tornando a parlare male di tutto e tutti in modo da rastrellare qualche voto grazie al mal di pancia della gente; con quella scelta rischiano di andare direttamente alle elezioni.

L’epilogo della pagliacciata è stata la riunione in cui se n’è preso atto. Tutti contro tutti: i colombe contro i falchi, i deputati contro i senatori, Giuseppe Conte che di fatto viene esautorato dal suo capogruppo a Montecitorio che convoca per oggi la riunione dei parlamentari, sperando che ad ingranare la retromarcia ora possa essere il voto finale tra gli iscritti. E tra i ministri c’è già un altra fronda: non vogliono tornare ad essere dei semplici cittadini.

Se non ci fosse una guerra nell’Europa dell’Est, una speculazione sul gas pazzesca, un’inflazione che a settembre ci metterà in ginocchio, ci sarebbe da ridere. Così invece c’è solo da piangere di fronte a tanta irresponsabilità.

Sempre più evidente l’inadeguatezza.

ANTONIO POMPEO

Ha combattuto una battaglia con il coltello tra i denti. Pochi meglio di lui possono sapere in che condizioni disastrose erano ridotte le Province dopo la riforma Delrio. Antonio Pompeo lo sa perché è stato il primo ad essere eletto a piazza Gramsci di Frosinone, sede dell’amministrazione provinciale, dopo quella catastrofe.

Ha lottato in questi anni per dare una dignità ed un ruolo a quegli enti. C’è riuscito in parte. Ha scalato l’Unione Province Italiane ed ora ne è presidente regionale del Lazio. È riuscito a mettere d’accordo praticamente tutti ed ora c’è un testo di riforma. Fermo al Ministero dell’Interno.

In Romagna, durante l’assemblea nazionale delle Province italiane, ha alzato il grido di guerra, allineando il Lazio alla regione guidata da Stefano Bonaccini: se il Governo non legifera, lo facciano le Regioni e restituiscano un ruolo alle Province. (Leggi qui: Pompeo a Draghi: “O riformate le Province o lo facciamo noi”).

A distanza di qualche ora Mario Draghi si è dimesso.

Sfortunatissimo.

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