Tutti gli uomini del presidente

Nicola Zingaretti sente la segreteria del PD a portata di mano. Sulla base di un lavoro di squadra che vede il contributo di diversi esponenti: l’ideologo Smeriglio, il mediatore Astorre, il competente Leodori, l’astuto Buschini, il trascinatore De Angelis, l’incursore Pompeo

Con me finisce la stagione della guerra”: Nicola Zingaretti, presidente della Regione Lazio, in un’intervista a La Repubblica, ha fatto il punto della situazione ad una settimana dalle primarie che potrebbero incoronarlo segretario del Partito Democratico. Ma quale modello di Pd, di centrosinistra, di coalizione, di società, immagina Zingaretti per rilanciare un’alleanza che esattamente un anno fa è stata tagliata fuori dal governo del Paese? Analizzando gli uomini sui quali conta maggiormente emerge un quadro significativo.

Massimiliano Smeriglio, vicepresidente della Regione Lazio, è quello che si muove dietro le quinte, l’ideatore e l’organizzatore di Piazza Grande, il fautore di una coalizione ampia, inclusiva, con il baricentro spostato su una sinistra sociale più che ideologica. I richiami culturali ed identitari di Piazza Grande sono spostati verso l’ala più di sinistra dei Democratici americani piuttosto che verso altri modelli. Smeriglio è il perno dello Zingaretti pensiero.

Poi c’è il senatore Bruno Astorre, segretario regionale del Lazio: scuola democristiana pura, infaticabile mediatore ma anche uomo pronto a prendere decisioni rapide. Braccio destro di Dario Franceschini in AreaDem, Astorre si muove sulla linea di confine del partito, tra le varie correnti e le diverse sensibilità. Andando oltre il Lazio. E’ quello che rassicura il partito sul fatto che con Zingaretti non ci saranno né strappi né rese dei conti.

Daniele Leodori, presidente del consiglio regionale: ha modi e tempi istituzionali, quirinalizi. Non perde mai la calma, non alza la voce, non batte i pugni. Zingaretti è consapevole che con lui alla guida il consiglio regionale sarà governato senza problemi.

Il capogruppo regionale del Pd Mauro Buschini è ormai un punto fermo. Si muove meglio a Roma che ad Alatri. A Zingaretti ha rubato il mestiere: sorrisi, strette di mano, rassicurazioni.

In provincia di Frosinone Francesco De Angelis è il leader, l’uomo capace di mettere in moto una macchina organizzativa formidabile, mantenendo serrate le file. Naturalmente la Ciociaria è una piccola realtà nello scacchiere nazionale, ma il modello De Angelis, con Zingaretti segretario, è destinato ad essere esportato.

In Ciociaria c’è pure il presidente della Provincia e sindaco di Ferentino Antonio Pompeo. Lui ha costruito le sue vittorie elettorali andando oltre i confini del partito, “pescando” nella società civile, perfino nell’area di centrodestra. Punta sugli amministratori, sulla gente normale. Punta anche al recupero di chi nel Pd non si è sentito rappresentato in questi ultimi anni. Come Zingaretti.

Una vittoria si costruisce attraverso molte pedine. Nicola Zingaretti lo sa bene. E adesso punta a prendersi il Partito.

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