Vertice a quattro a Roma per il futuro del Pd a Frosinone

 

CORRADO TRENTO
Ciociaria Editoriale Oggi

 

 

L’asse ormai è chiaro e coinvolge i tre senatori del Partito Democratico: Bruno Astorre (Roma), Francesco Scalia (Frosinone) e Claudio Moscardelli (Latina). È un asse interno allo schieramento di Matteo Renzi, ma che, attraverso la centralità strategica di Bruno Astorre, ha già trovato una sponda importante pure a livello regionale, direttamente con il presidente Nicola Zingaretti. Anche se quest’ultimo sul versante nazionale è esponente di spicco della mozione di Andrea Orlando.

I quattro (Astorre, Scalia, Moscardelli e Zingaretti) hanno discusso delle future strategie politiche nei giorni scorsi a Roma.

In realtà però l’orizzonte è definito per quanto riguarda l’ala renziana: fare “blocco” sulle candidature parlamentari con l’obiettivo di cercare di isolare la componente di Matteo Orfini, che in provincia di Frosinone esprime il capolista della mozione di Renzi, Francesco De Angelis. Indipendentemente dal sistema elettorale con il quale si andrà alle urne. Al momento però c’è l’Italicum (corretto dalla Corte Costituzionale) alla Camera, con i capilista, e il Consultellum al Senato, su base regionale. Potrebbero saltare i capilista, ma anche essere ridisegnati i collegi del Senato (Lazio 1 e Lazio 2).

In ogni caso lo schema prevede un patto di ferro tra Scalia e Moscardelli, che passa anche da Astorre. Quest’ultimo riconcorrerà per il Senato, mentre Scalia e Moscardelli decideranno di concerto. Nella consapevolezza che difficilmente potrebbero essere entrambi capilista alla Camera. Però, relativamente alla provincia di Frosinone, Francesco Scalia ha fatto notare che ci sono altri due parlamentari uscenti: Maria Spilabotte (che al Senato si ripresenterà) e Nazzareno Pilozzi.

Il ragionamento è così traducibile: difficile far passare la candidatura di Francesco De Angelis con tre uscenti sul territorio. Anche se Matteo Orfini, presidente nazionale del partito, cercherà in ogni modo di imporre De Angelis alla Camera. Mentre al Senato punterà su Claudio Mancini. Una partita a scacchi lunghissima, che sarà senza esclusione di colpi.

Per quanto riguarda il livello regionale, tutti i ragionamenti partono dal fatto che Nicola Zingaretti non ha gradito (per usare un eufemismo) la scelta di Francesco De Angelis e Mauro Buschini di aderire all’area di Orfini. Non dopo la nomina ad assessore di Buschini, avvenuta anche grazie al via libera della componente di Bruno Astorre. Il segnale politico è arrivato subito dopo l’annuncio di Zingaretti di volersi ricandidare alla presidenza della Regione Lazio. Pochi minuti dopo un comunicato congiunto Scalia-Moscardelli ha sottolineato l’annuncio. E sulle candidature alle regionali si giocherà forse la partita più importante tra le componenti del Pd in Ciociaria.

Gli orfiniani di De Angelis punteranno sull’assessore Mauro Buschini. La componente di Francesco Scalia, che a livello nazionale ha rapporti diretti con l’area renziana di Luca Lotti e Lorenzo Guerini, potrebbe schierare sia il consigliere Marino Fardelli che il presidente della Provincia Antonio Pompeo, che da mesi sta lavorando sotto traccia per questo obiettivo.

Ma c’è un altro elemento da tenere in considerazione. Il Movimento Democratici e Progressisti presenterà propri candidati alle regionali. Sicuramente ci sarà Daniela Bianchi, già consigliere regionale. Però il nome che circola con insistenza nelle ultime ore è quello di Luciano Gatti, già segretario dei Democratici di Sinistra, e in prima fila a Frosinone nei giorni scorsi durante il convegno tenuto da Massimo D’Alema. Una candidatura, quella di Gatti, che potrebbe andare ad incidere sullo stesso elettorato di Mauro Buschini.

Naturalmente Francesco De Angelis sta studiando le contromosse. Qualora dovessero essere aboliti i capilista alla Camera e dovessero essere ridisegnati i collegi al Senato, allora al Lazio 2 Francesco Scalia e Francesco De Angelis potrebbero misurarsi direttamente a suon di preferenze.

Una sorta di duello al sole.

 

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