La Z di Zorro? Macché, di…Zingaretti

In questo dicembre il presidente della Regione Lazio ha lasciato il segno: mozione di sfiducia respinta, vittoria di Bruno Astorre nel Lazio con proporzioni enormi, approvazione della manovra economica e soprattutto inizio della scalata alla segreteria nazionale del Pd. Renzi non lo preoccupa più

Un dicembre di fuoco, che però Nicola Zingaretti ha affrontato a viso aperto, riuscendo a centrare tutti gli obiettivi.

Il mese era iniziato con la mozione di sfiducia presentata dal centrodestra. Più insidiosa di quello che poteva sembrare, considerando l’anatra zoppa e le grandi manovre per cercare di “affondare” sul nascere la candidatura del presidente della Regione alla segreteria nazionale del Partito Democratico.

E’ stata respinta non senza polemiche e grazie anche alle assenze nelle file del centrodestra. Ma questo fa parte dei giochi. (leggi qui Zingaretti vola, l’opposizione si schianta: la Mozione di sfiducia finisce in farsa)

Poi c’era la vicenda del congresso regionale del Pd nel Lazio: le proporzioni della vittoria di Bruno Astorre hanno dato la sensazione della forza di Nicola Zingaretti sul territorio. (leggi qui Inizia l’era di Bruno Astorre: «In Italia il modello Lazio»)

Poi l’approvazione della manovra in Regione, non prima dell’ufficializzazione della corsa alla guida dei Democrat. In un contesto nel quale in diversi hanno effettuato un passo indietro. Tra questi Marco Minniti. L’area renziana è divisa ma non sciolta. I fedelissimi dell’ex sindaco di Firenze sosterranno Maurizio Martina, ma uno dei punti veri delle primarie del Pd è quella degli scenari possibili.

Nicola Zingaretti mette in campo una proposta inclusiva non solo dei Democrat, ma dell’intero centrosinistra. E’ come se intendesse ripartire da un Ulivo modernizzato dall’aria di Piazza Grande.

Ma c’è molto di più. Zingaretti guarda anche a settori di centrodestra ormai delusi e smarriti. Mentre, per quanto riguarda il rapporto con i Cinque Stelle, le semplificazioni non aiutano.

Bastava sentire le dichiarazioni di voto di Roberta Lombardi e Valentina Corrado nel corso della mozione di sfiducia. Due partiti diversi. (leggi qui Il bilancio di Roberta: ecco perché il M5S non pugnala Zingaretti (per ora))

Più semplicemente però Zingaretti vuole tornare a rendere competitiva la sua parte politica. E il centrosinistra i voti può recuperarli soprattutto in una parte dei pentastellati.

Non si fermerà Zingaretti. Qualunque cosa possa fare Matteo Renzi.

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