L’ultima medaglia di Domenico Gargano, il sindaco che un anno fa decise di riposarsi

Un anno fa moriva il sindaco che traghettò Cassino dal buio del secondo Dopoguerra alla luce del boom. E che portò in città le grandi industrie, le strade, lo sport e l'università. Fu icona di una politica che oggi non abita più sui territori. E che non ne ascolta le istanze.

Piero Cima-Sognai
Piero Cima-Sognai

Ne elegantia abutere

Nessuno di loro sa di dovergli dire grazuie. Non gli studenti dell’università di Cassino che oggi tengono lezioni e gli esami a distanza. Nemmeno gli operai Fca impegnati in questi giorni ad affrontare il dopo Covid che sta sfiancando l’Automotive. Non lo sanno quello negli impianti sportivi di via Appia dove si riconciliano con lo sport dopo i mesi di reclusione forzata. Tengono tutti duro e lottano. E tutti non sanno che devono qualcosa a Domenico Gargano. Perché le arene di questa lotta, queste ed altre, le sognò, studiò e decise tutte lui.

Lui che fu il sindaco fece riacciuffare a Cassino le sue speranze. Lui che esattamente un anno fa, a 97 di età, se ne andò da una città che aveva traghettato dal buio del secondo Dopoguerra alla luce del boom.

Sono passati dodici mesi dalla morte di Domenico Gargano, ma la direzione verso cui lui puntò la storia della Città Martire è ancora valida. Con qualche deviazione che non gli sarebbe piaciuta.

Monteassino nel 1963. Foto: Archivio Tabaccheria Terenzi

Ad esempio, una virata del concetto di impegno pubblico che caratterizza i giorni di oggi, un modo di organizzare e concepire la politica che lui non avrebbe amato. Perché non l’avrebbe capita.

Quella valanga di preferenze

Per rendersi conto del perché bisogna risalire indietro al 1954, all’Italia di Scelba a Palazzo Chigi, di Pisciotta avvelenato con un caffè all’Ucciardone e dei primi vagiti della televisione.

il 23 maggio di quel 1954 si tenevano le elezioni Comunali: stravinte dalla Democrazia Cristiana. In quella tornata venne eletto per la prima volta in Consiglio Domenico Gargano. Ci rimase oltre 35 anni. Nel corso dei quali mise mano al grande lavoro di ricostruzione che era stato avviato da monumenti viventi come Gaetano Di BiasioPier Carlo RestagnoPietro Malatesta.

Cassino – Anno 1964 – Piazza Diaz, il supermercato Pietroluongo, Bis Bar, Hotel Florida – Archivio Famiglia Terenzi

Più volte assessore, il suo momento arrivò il 6 febbraio 1960: divenne sindaco al posto di Pietro Malatesta con il quale si era rotto l’asse di ferro. La consacrazione arrivò con le successive elezioni: il 17 novembre 1963 Domenico Gargano, democristiano d’acciaio e senza i fronzoli bizantini che sarebbero stati dei morotei, ottenne 3857 preferenze come candidato al Consiglio comunale. È il record di preferenze individuali ottenute da un candidato al Consiglio. Dietro ognuna di quelle preferenze c’era un impegno, una riflessione, a volte una visita, una parola, un problema risolto.

Sull’onda di quel consenso divenne sindaco e mantenne la carica per cinque anni. Poi dal 1970 al 1975 fu Presidente dell’Amministrazione provinciale di Frosinone. Quindi varcò i cancelli di via della Pisana a Roma: Consigliere regionale del Lazio: subentrato a Gerardo Gaibisso trasferitosi al Parlamento Europeo.

Il primo amore non si corda mai: un altro mandato da sindaco lo fece tra il 1979 ed il 1980.

Nonostante tutti quegli incarichi non fu uomo di potere. Ma uomo di Partito. Fino al midollo. Non vedeva altre vie che la gavetta per giocare la partita. Quella gavetta che aveva imbracciato lui per primo, imparando che per diventare uomo di vertice è indispensabile avere una solida base. Conoscere prima di parlare, ascoltare per apprendere: magari girando nei secchi di plastica la colla vegetale con cui andare ad attaccare i manifesti elettorali.

Andreotti, le industrie, l’università

Giulio Andreotti a Cassino per l’inaugurazione del nuovo ufficio delle Poste. Foto: Archivio Istituto Lvce

Gargano si fece tramite per portare a Cassino la Fiat e la Riv (poi Skf). E con esse, una viabilità che fosse degna di una terra che ospitava industrie. Creò i primi impianti sportivi. Battezzò l’urbanistica popolare che spazzò via le baraccopoli del dopoguerra e si fece volano della più grande delle vittorie: l’università. Con un cruccio, fece tutto il possibile per ottenere la facoltà di Medicina ma non sempre si può vincere.

Fu uomo di chiesa e, in una terra dove la chiesa ha sempre attinto sostanza dalle mura severe che sorvegliano e proteggono Cassino, fu uomo-staffetta con Montecassino. A Montecassino concesse la fede assoluta che si dà ai baluardi della Cristianità e da Montecassino ricevette fiducia e placet per ogni impresa pubblica.

Da sindaco Gargano accolse due papi, papi grandi. Paolo VI nel ‘64 e Giovanni Paolo II nel ‘79.

Gli ultimi traguardi

Il sindaco Gargano riceve Papa Giovanni Paolo II a Cassino

Quando un anno fa se ne andò via, era un uomo che non aveva saputo abdicare dai suoi rituali di lucidità: leggeva il giornale e appagava il suo amore per lo sport con brevi pedalate in cyclette. Era un uomo vivo e forte a dispetto dell’anagrafe tiranna, tanto che prima di andarsene fece in tempo a prendersi la sua ultima soddisfazione. Ricevendo da quell’università che aveva voluto sotto l’abazia una medaglia per il suo impegno.

L’ultima medaglia prima di andare ad abitare in due posti: in cielo e nel cuore dei cassinati.