Il Frosinone si prepara a voltare pagina. Ecco come

Ogni stagione, da 18 anni, a Frosinone si danno per scontate azioni come il complicato e oneroso iter dell'iscrizione che solo un Club attento e puntuale ha saputo rendere finora indolori

Giovanni Lanzi

Se lo chiamano 'Il Maestro' non è un caso

A testa alta negli ultimi 99’ della stagione. A disegnare parabole, geometrie, azioni, conclusioni, ad attaccare (tanto), a difendere (quel poco necessario), a correre senza pause. Col cuore a battere forte, le pulsazioni in gola e poi fino a far battere le tempie. Il palo in avvio, le parate di Scuffet in serata di grazia, la sfortuna, il gol, la speranza, la disperazione, l’area avversaria invasa. C’ha provato con tutto quello che aveva dentro il Frosinone al ‘Picco’ di La Spezia ma il sogno di conquistare la terza promozione in 5 anni si è spento sul salvataggio alla disperata di Vignali appena lanciato nella mischia da Italiano, pressato a due passi dalla porta da una muta affamata di giallazzurri pronti a spingere dentro il pallone della promozione. (Leggi qui Frosinone, la vittoria più amara: in Serie A va lo Spezia).

Questione di millesimi di secondo nella lettura di quella parabola che valeva un posto al piano di sopra del calcio italiano. Si è spento là l’ultimo assalto di una partita giocata alla garibaldina dai giallazzurri di Alessandro Nesta. E con esso il sogno dell’impresa a caratteri cubitali. Che avrebbe indotto alla retromarcia anche tanti commentatori che in quei 99’ ne hanno raccontate di tutti i colori.

Dicevano i latini: rem tene, verba sequentur. Ovvero: se conoscete l’argomento le parole saranno conseguenti.

Lo Spezia nel bene e (molto) nel male
FROSINONE-SPEZIA FOTO © EMILIANO GRILLOTTI

Una squadra, tutto compreso dalla testa ai piedi, addirittura parente lontana di quella che aveva sbancato nell’ordine Cittadella al 121’ e il campo del Pordenone facendo gridare al miracolo.

E probabilmente nemmeno conoscente da vicino di quella che durante la stagione regolare aveva vinto appena 14 volte in casa (poco più di un terzo delle partite), che nei playoff aveva perso 2 volte su 2 in casa, che aveva agguantato l’ingresso negli spareggi più per disgrazie altrui (la sconfitta della Salernitana proprio con lo Spezia). Che per esclusivi meriti propri e che dopo la ripartenza aveva vinto 1 sola volta, in casa con (ancora tu) lo Spezia. E fermiamoci qua.

Ecco, quel Frosinone capace di rigenerarsi ogni volta usciva fuori dal ‘Benito Stirpe’ ha dato l’immagine più bella forse di tutta le partite della serie B 2019-‘20: attaccare sempre e comunque. Dopo che al termine delle 38 gare della stagione regolare l’attacco canarino aveva fatto meglio solo del Livorno, Venezia e Perugia.

Ed è per questo che il rimpianto è più forte che mai. Paradossalmente il Frosinone ha messo alle corde lo Spezia con la sua arma peggiore della stagione: la coralità della fase offensiva. Valli a capire i meccanismi.

L’onestà di Nesta e i buchi nelle rotazioni
Alessandro Nesta, allenatore del Frosinone Foto © Mario Salati

Sarebbe riduttivo limitarsi ad analizzare la sola gara di finale. Lo stesso Nesta ha detto con grande onestà che il Frosinone ha sbagliato due cose: la ripartenza dopo la lunga pausa e i primi 25’ della gara con lo Spezia in casa.

C’è anche un terzo aspetto che ha pesato in questi 12 mesi: la mancanza di rotazione da parte di almeno 5 elementi che non hanno risposto all’appello per un motivo o per un altro e in tempi differenti della stagione. (Leggi qui Frosinone, ora il futuro: il primo nodo è Nesta).

Gente di grande peso specifico come Tabanelli (appena 7 presenze), D’Elia (infortunato nel clou dei playoff), Ardemagni (infortunato nel clou del pre-lockdown), Vitale (mai espresso come vice Maiello, 5 sole presenze), lo stesso Szyminki (a lungo out in avvio ed a lungo panchinaro) e Citro. A tutti questi va sommata la spalla che ha messo fuori causa un combattente come Gori e i mesi di assenza di un certo Ciano, ovvero la fantasia al potere di una squadra che sovente si è scoperta orfana per la sua mancanza (spesso) dettata dall’infortunio. Tutto ha pesato. Soprattutto nel gran finale quando tutti avrebbero fatto comodo alla causa.

Dietro la pagina da voltare c’è un mondo
Il Presidente Maurizio Stirpe

In questi casi si usa scrivere la frase più consunta del secolo: bisogna voltare pagina. Ma non è un libro, un giornale, una rivista.

O quanto meno non ha quel tipo di automatismi. A costo zero. Voltare pagina nel calcio implica solitamente decisioni legate a variabili tra loro correlate che esulano dalla categoria ma ne sono direttamente funzionali: in primo luogo occorre esperire l’iter dell’iscrizione (un salto ad ostacoli), che sfugge solitamente a tutti ma non è mai scontato. Ci sono una miriade di parametri tecnici, amministrativi e finanziari da tenere in equilibrio nel bilancio, quasi da far girare la testa per gli incastri.

A Frosinone da 18 anni fila tutto liscio ma dietro c’è una macchina organizzativa che non sbaglia mai un colpo. E soprattutto c’è una Proprietà puntuale. Quindi si può passare alla pianificazione della stagione successiva: programmazione, redazione di un bilancio di spesa (budget) nei settori. L’aspetto tecnico (allenatori, compravendita calciatori con annessi e connessi) è la parte superiore di un iceberg che sprofonda laggiù dove nessun palombaro oserebbe andare a vedere cosa succede.

La stagione del Covid
ERNESTO SALVINI. FOTO © MARIO SALATI

Tanto più in una stagione che sarà la (drammatica) prosecuzione di quella appena terminata nella quale sono mancati gli incassi di 7 partite casalinghe di cui 2 di playoff (pienone presumibile) che dovranno essere ristorate anche ad abbonati e sponsor secondo un piano già definito dall’Ufficio Marketing ai primi di marzo.

La stagione che verrà, riaprirà per ora senza botteghino, senza abbonati, con gli sponsor da riavvicinare con le forme più disparate, col merchandising da tenere vivo. Linfa vitale.

Non dare tutto per scontato e al massimo dei giri del motore è sempre cosa buona e giusta. Restare vicini senza dimenticare mai il passato è cosa altrettanto buona e giusta. Non guardare solo all’immediato ma anche alle proiezioni sul futuro è fondamentale.

Quel pallone al 99’ di gioco al ‘Picco’, nel fatidico minuto supplementare che già aveva partorito la rimonta di Cittadella, è stato il discrimine tra 35-40 milioni di introiti e forse nemmeno la decima parte. Una bella riflessione.

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