I protagonisti del giorno. Top e Flop del 28 novembre 2019

Top & Flop. Ogni notte, i protagonisti della giornata appena conclusa. Per capire meglio cosa ci attende l’indomani.

TOP 

MATTEO SALVINI

Ha smentito tutti, a cominciare dall’altro Matteo. Renzi. Infatti l’ex rottamatore era pronto a scommettere ad agosto che, togliendo il Capitano dal Viminale, lo avrebbe ridimensionato. Invece Salvini sta crescendo in maniera enorme anche all’opposizione, anche senza il potere. (leggi qui La profezia di Salvini: “Voteremo per Roma, Regione e Italia”)

Matteo Salvini al Teatro Italia a Roma

Poco fa al Teatro Italia a Roma ha messo in fila tutti gli obiettivi politici più importanti: vincere alle comunali di Roma contro Virginia Raggi, conquistare la Regione Lazio di Nicola Zingaretti, trionfare alle politiche per mandare a casa il governo giallorosso, l’ex alleato Luigi Di Maio e il presidente del consiglio Giuseppe Conte.

Matteo Salvini ha imparato moltissimo degli errori di questa estate, a dimostrazione che ha le stimmate del capo politico vero. Completamente cambiato il modo di vestire e perfino di comunicare. Niente toni urlati, ma sempre molto decisi.

In tutto questo ha trovato il tempo di polemizzare con Giuseppe Conte, che gli ha annunciato querela. Lui ha risposto: “Si metta in fila, prima ci sono Carola Rackete e Ilaria Cucchi”. Infine, a proposito del movimento delle Sardine, ha piazzato la battuta: “Se la sinistra passa da Berlinguer alle Sardine, siamo in una botte di ferro”. Scatenatissimo.

NICOLA ZINGARETTI

Se fosse assegnato il Nobel al self control, il segretario nazionale del Pd vincerebbe per distacco. Come Fausto Coppi. L’ultima cosa che voleva era questo Governo, poi si è adeguato più per lanciare un messaggio chiaro al Capo dello Stato Sergio Mattarella che per compiacere Matteo Renzi.

Nicola Zingaretti

Quindi si è ritrovato in una baraonda infinita, con i Cinque Stelle crollati sul piano elettorale, arroccati nel Palazzo e “dispettosi” sulle alleanze. È evidente a tutti che presentare propri candidati alla presidenza delle Regioni indebolisce sul nascere le possibilità del Pd. Ma non è solo questo. Perfino le difficoltà nell’assetto delle nomine Rai è indicativo: il veto su Mario Orfeo a Rai 3, secondo i fedelissimi di Zingaretti, è arrivato da Luigi Di Maio in persona.

Il leader del Partito Democratico è convinto che in realtà l’obiettivo di Luigi Di Maio sia sempre lo stesso: tornare con Matteo Salvini. Ora però Mazinga deve rompere gli indugi. Pronto al ribaltone.

FLOP

ANTONELLO AURIGEMMA

Alla fine il consigliere regionale ha scelto: Fratelli d’Italia. Dopo che nei mesi scorsi era riuscito a smentire tutto e il contrario di tutto. Era destinato a Cambiamo, aveva fatto diverse conferenze stampa con Adriano Palozzi, Pasquale Ciacciarelli, Mario Abbruzzese e tutti gli altri. (leggi qui Non Cambiamo Aurigemma: ha scelto Fratelli d’Italia).

Antonello Aurigemma annuncia il passaggio In FdI

Alla fine però… nulla. Il fatto è che a Fratelli d’Italia arriva dopo che sono arrivati tutti gli altri. E soprattutto dopo che Giorgia Meloni è già cresciuta in maniera esponenziale, è già arrivata in doppia cifra. Mentre in estate il passaggio di Aurigemma sarebbe stato un segnale di controtendenza, ora invece siamo sulla lunghezza d’onda del conformismo.

Il valore aggiunto, in questo momento, non può esserci. Fuori tempo massimo.  

STEFANO PARISI

Sta cercando dei contatti politici con +Europa di Emma Bonino. Non con Azione di Carlo Calenda. Nel centrodestra c’è stato nel momento più complicato, dimostrando anche un certo coraggio.

Stefano Parisi

Non era semplice affrontare Beppe Sala a Milano: lui lo ha fatto con ottimi risultati. Non era semplice accettare di candidarsi alla presidenza della Regione Lazio alla guida di una coalizione lacerata e sfidare un presidente in carica fortissimo come Nicola Zingaretti. Non era neppure semplice provare a cambiare Forza Italia con Silvio Berlusconi nel pieno dei poteri. Eppure, in tutti e tre i casi quelle di Stefano Parisi sono state sconfitte non soltanto onorevoli, ma perfino gestibili perfettamente.

Ora che il centrodestra vola, lui esce. Ma per fare cosa? E con +Europa cosa c’entra Stefano Parisi? Perdente di successo.

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