Arrivi (pochi) e partenze (tante) per gli aspiranti parlamentari

Chi esce (tanti) e chi entra (pochi o nessuno). Il quadro delle candidature in provincia di Latina. Alla luce dei tagli diventati reali

Lidano Grassucci

Direttore Responsabile di Fatto a Latina

Le elezioni arrivano come tempesta in cielo sereno. Ma chi si candida? La situazione di Frosinone è nitida (Leggi qui Onorevoli senza vacanze: subito in campagna elettorale). A Latina gli uscenti sono tanti, troppi visto il taglio dei Parlamentari pari ad un terzo.

La sinistra sta meglio, non aveva Parlamentari e quindi può cercare di dare sbocco a qualcuno. Chi? Per esempio potrebbe essere che la vicenda del comune di Latina si complichi al Consiglio di Stato e Damiano Coletta potrebbe usare la finestra nazionale. Oppure quella Regionale: nella lista civica del Presidente. Possibilità? Remote. Ma in politica mai dire mai. Potrebbe essere la sintesi per il collegio Latina-Aprilia. Fantasia per ora.

I destini azzurri

Claudio Fazzone

A Destra si inizia da Claudio Fazzone che ha dominato il collegio senatoriale pontino. Ora deve giocare anche su Frosinone, non pare un problema per lui: ha fatto piazza pulita d’ogni possibile avversario, in Ciociaria è anche coordinatore provinciale. Ma il nodo è che ne sarà di Forza Italia come l’abbiamo conosciuta fino ad ora.

Il ribaltamento delle date, l’inversione delle agende, consente di lasciare spazio ad una suggestione. Se davvero Claudio Fazzone punta al timone della Regione Lazio potrebbe giocare due partite: trascinare Forza Italia al Senato (nel suo collegio non votano Forza Italia, votano Fazzone). E poi opzionare la sfida delle Regionali dove candidarsi come Governatore. Lasciando, in caso di elezione, il seggio di palazzo Madama al primo dei non eletti. (Leggi anche Regionali, l’agenda è cambiata. Le elezioni ora dipendono da Zingaretti).

Fratelli di moda

Nicola Calandrini

Nicola Calandrini è senatore di Fratelli d’Italia partito di “moda” in questa fase. Difficilmente gli verrà negata la conferma della candidatura nel proporzionale. E per lui equivarrebbe ad elezione certa. Perché i sondaggi dicono che i meloniani sono gli unici a poter pensare di avere più parlamentari di quanti ne avevano nonostante il taglio suicida deciso per referendum.

L’eco delle indagini su Terracina è stato sepolto dalla dimensione della notizia delle votazioni. Gli avversari nemmeno hanno avuto il tempo di sfruttare il possibile imbarazzo che derivava da quell’inchiesta. Che ha toccato un’amministrazione nella quale c’è di molto dei Fratelli d’Italia.

Claudio senza Francesco

Poi c’è la Lega. Claudio Durigon è in formissima ma la Lega non è quella di cinque anni fa. Matteo Salvini ha perso il fascino del Capitano, inciampando in un Papeete che resterà per sempre nella memoria; ha dimostrato seri limiti di veduta al di fuori dello stretto percorso elettorale. Non è un mistero negli ambienti leghisti che Umberto Bossi fosse del tutto contrario a questa crisi e meno ancora fosse favorevole alle elezioni. Perché consegneranno la leadership ad un partito diverso dalla Lega.

Francesco Zicchieri deve ricollocarsi ma per farlo deve attivare il navigatore per sapere dove sta. Perché stava ragionando con Luigi Di Maio. Ma il precipitare degli eventi nemmeno ha dato il tempo di registrare il simbolo e presentare il nuovo Partito. In attesa della nascita di un grande centro si è parcheggiato in Italia Viva di Matteo Renzi.

Il destino con lui è stato cinico. Cinque anni fa venne eletto a furor di popolo da chi era contro il Pd guidato da Renzi; nell’ultimo giorno di legislatura Zicchieri ha aderito al Partito di Renzi. (Leggi qui: Top e Flop, i protagonisti del giorno: venerdì 22 luglio 2022).

Il tramonto delle stelle

RAFFAELE TRANO Foto: © Imagoeconomica, Benvegnu’ Guaitoli

C’è poi la senatrice ex Movimento 5 stelle Marinella Pacifico, oggi coraggiosamente italiana con Giovanni Toti. Ha lasciato le file grilline anche l’onorevole Raffaele Trano da Formia, migrando nel gruppo Misto. La fortuna la volta scorsa nei 5 Stelle era dalla loro ora… I sondaggi dicono che sono stelle cadenti; nella migliore delle ipotesi sono al tramonto.

Loro sperano ed evidenziano un attivismo degno di grande causa. Il nodo è della classe dirigente che spesso è bravissima a prendere al volo le opportunità. Ma governare è decisamente altro.

Nessuno alla porta

Questo il quadro degli uscenti. E gli entranti? Non c’è mica la ressa. A sinistra sanno che le candidature rischiano di essere di servizio; a destra debbono vedere cosa avanza rispetto ai big.

Certo fare il parlamentare tra 600 e non tra 1000 sarà di altro peso. Le trattative sono avviate, sarà un agosto bollente anche se è giunto un temporale

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