Scontro per le Commissioni, Bonaccorsi lascia la presidenza Pd Lazio e Buschini…

Foto: copyright Roberto Bove 2017

Lo scontro per la Commissione andata ad un uomo di Astorre. La Bonaccorsi molla la presidenza del Pd Lazio. Buschini nell'ombra. E Patané nega tutto su Facebook. Sullo sfondo il Congresso regionale. Ed il Governo nazionale.

Da questa mattina Mauro Buschini indossa la tuta da pompiere e va in giro per la Regione con un estintore a portata di mano. Ma tutti giurano che non ci siano incendi da domare né focolai da circoscrivere.

L’hanno mobilitato presto. Appena s’è venuto a sapere di un discussione furibonda tra la presidente regionale del Pd Lorenza Bonaccorsi (area Gentiloni) ed il governatore Nicola Zingaretti. Talmente accesa che l’attuale assessora al Turismo e Pari Opportunità ha preso carta e penna e appiccato l’incendio politico: dimettendosi dalla carica di Presidente dell’Assemblea Regionale del Partito Democratico.

 

Il caso Patané

Il capogruppo regionale Dem Mauro Buschini è sceso subito in campo. Perché alla  base della discussione pare ci fosse il caso Patané. In pratica il consigliere regionale Eugenio Patané (stessa area Pd della Bonaccorsi) non è stato inserito nell’elenco dei quattro presidenti di Commissione  che toccano al Partito. (leggi qui Commissioni, ecco la mappa: 5 al centrosinistra, 4 al Pd e si attende Forza Italia)

Al suo posto invece c’è Rodolfo Lena, al quale è andata la Commissione Affari Istituzionali e Statutari. Ma Lena è uomo di Bruno Astorre, il potentissimo senatore dell’area Franceschini che fa il pieno di voti tra Roma ed i Castelli.

La prima vulgata vuole che l’assessore Bonaccorsi abbia discusso (è un eufemismo) con il presidente Zingaretti per avere lasciato fuori il suo Consigliere e non avere rispetto gli equilibri interni tra le componenti. Uno scontro che finisce sulle pagine dell’edizione romana di Repubblica con dovizia di particolari.

 

Il raid Buschini

Il Capogruppo Mauro Buschini s’è lanciato tra le fiamme giurando a tutti che non ci fossero. A dargli ragione appare, come per incanto, una nota sulla bacheca Facebook di Eugenio Patané. Nella quale scrive

Ho letto oggi un articolo fantasioso che lega la definizione delle presidenze delle commissioni consiliari in Regione alle dimissioni di Lorenza Bonaccorsi da presidente dell’assemblea del Pd Lazio.

Credo sia doveroso a questo proposito dire alcune cose.

Finora all’interno del gruppo si è svolto tutto nel migliore dei modi. Abbiamo eletto il nostro capogruppo all’unanimità. All’unanimità abbiamo scelto chi di noi sarebbe andato in Ufficio di Presidenza a rappresentare il Pd. Abbiamo affidato al capogruppo -affiancato da un altro collega- il compito di offrire al Consiglio la migliore rosa possibile di nomi come presidenti delle Commissioni.

Il capogruppo Mauro Buschini ha individuato una rosa di colleghi bravi, capaci e competenti sia come presidenti che come vicepresidenti ai quali va il mio più sincero in bocca al lupo e rispetto ai quali io stesso ho votato apertamente a favore.

Ho scelto io ed ho chiesto io al capogruppo di non avere alcun incarico di Consiglio ma di prendere in considerazione altri colleghi. Se un gruppo si dividesse sui nomi e poltrone o facesse prevalere le logiche correntizie per scegliere con il bilancino i nomi stessi non avrebbe capito nulla di quello che gli elettori ci hanno detto il 4 marzo. (…)

Credo che le dimissioni di Lorenza siano legate ad un fatto di opportunità e di correttezza: avere assunto la carica di assessore regionale e contemporaneamente essere presidente del Pd Lazio. Ed ha fatto bene a scegliere.

Per il resto il Pd in Regione ed in consiglio è unito senza se e senza ma.

 

Lo scenario Regionale

Se le Commissioni non c’entrano allora la questione è di Pd regionale. Cioè le dimissioni vanno inquadrate all’interno delle manovre che porteranno ad eleggere il successore di Fabio Melilli alla Segreteria Regionale Dem.

Ci punta Francesco De Angelis (Area Orfini ma amico di antica data con Zingaretti) (leggi qui Francesco De Angelis: «Mi candido a segretario regionale del Pd»). Ma ha già iniziato a prendere le misure della scrivania anche Bruno Astorre (leggi qui Astorre vs De Angelis per la Segreteria Regionale Pd: diplomazie già in campo). E Nicola Zingaretti avrà un ruolo fondamentale nel costruire gli equilibri futuri del Partito nel Lazio.

 

La chiave nazionale

C’è poi un’altra chiave di lettura. Più nazionale. Sta prendendo forma un Governo del Paese composto da Movimento 5 Stelle e Lega, con il Pd all’opposizione.

Nel Lazio però Nicola Zingaretti governa de facto con la non belligeranza del M5S che gli ha accordato una tregua a tempo. (leggi qui Patto Zingaretti-M5S, Lombardi: «Ci siamo, anche a costo di far fare bella figura al governatore»). E dalle prime avvisaglie i grillini dicono pure di trovarsi bene (leggi qui Barillari: «Il rapporto con Zingaretti funziona, ci si può fidare»).

Il problema è che l’alleato nazionale del M5S è molto ostile al governo regionale di Zingaretti. E per il Pd rischi di diventare un problema avere in casa un ‘non belligerante’ che però è alleato con il nemico.

A quel punto il ruolo politico della Bonaccorsi come presidente Pd nel Lazio rischiava di essere inopportuno. Perché è anche assessore nel governo Zingaretti.

 

Radio Regione

Nei lavatoi che stanno a ridosso dei corridoi però assicurano che la chiave di lettura giusta sia la prima. E cioè Eugenio Patanè escluso dalle Commissioni, Bruno Astorre che piazza i suoi uomini. Lorenza Bonaccorsi che si lamenta in quanto esterna ed il suo uomo di riferimento in Aula non è stato tutelato.

Il che darebbe un senso anche all’immagine di Mauro Buschini in giro per la Regione con la tuta da pompiere con l’estintore in mano.

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