Gomitate, veleni, battute: in onda il sequel “Caligiore 2”

L'altro volto del Consiglio Comunale di Ceccano. Battute al veleno, colpi sotto la cintura, conti da regolare. Il Covid domina il futuro. Ed il sindaco pensa già alla Provincia

Marco Barzelli

Veni, vidi, scripsi

In diretta streaming e su uno schermo installato in Piazza Municipio: è andato in onda così il sequel dell’Amministrazione Caligiore. Il titolo è a scelta: dipende dal lato del pubblico dal quale si osserva. Potrebbe essere ‘Il Ritorno di Caligiore‘, oppure ‘Caligiore, purtroppo ritornano‘, ma anche ‘Caligiore2: la vendetta contro il Pd‘.

Per chi si è perso il precedente episodio, senza spoilerare troppo fin da subito, il protagonista è lo stesso, ce l’ha ancora a morte con il Partito Democratico e lo ha attaccato a tutti i livelli nella seduta di insediamento del Consiglio comunale di Ceccano. Una “prima” che il sindaco di Fratelli d’Italia Roberto Caligiore, riconfermato grazie alla vittoria al primo turno nella quale nemmeno lui stesso sperava troppo, ha voluto fissare esattamente un anno dopo la sua caduta. (Leggi qui La lezione delle Comunali / Ceccano).

Eh già, sono ancora qua

Il sindaco di Ceccano Roberto Caligiore durante il Consiglio di insediamento

Era da un anno esatto che non vedeva l’ora di gridare, molto più forte del Blasco nazionale, “Io sono ancora qua. Eh, già”. Urlarlo a polmoni pieni davanti all’ex presidente del Consiglio comunale Marco Corsi. Lo stesso che partecipò alle dimissioni di massa che avevano detronizzato Caligiore: dimissioni per poi candidarsi contro di lui con l’appoggio, manco a dirlo, del Pd.

Un Partito Democratico che si è presentato alle urne indossando l’abito civico: con il quale non è riuscito a conquistare alcun seggio.

L’arma più forte però è l’indifferenza. Per questo il sindaco Roberto Caligiore durante il suo Consiglio di Resurrezione non ha attaccato il suo carnefice Marco Corsi, non lo ha umiliato evidenziando che la sua ribellione non ha cambiato l’Amministrazione ma lo ha solo portato all’opposizione. Caligiore lo ha ignorato. A fustigare l’ormai consigliere di minoranza Marco Corsi, però, è stato un altro risorto: l’assessore Stefano Gizzi

Un anno fa un gruppo di consiglieri, capitanati dall’allora presidente del Consiglio, stava festeggiando con le bottiglie di champagne la fine di un’amministrazione – ha dichiarato il delegato alla Cultura e ai Rapporti con il Consiglio Stefano GizziIl “Caso Marco Corsi” è archiviato ed è stato archiviato da un giudice inappellabile, l’elettorato di Ceccano. I ceccanesi hanno capito benissimo che quel trasformismo disgustoso diede una pugnalata alle spalle del sindaco”.

Sconfitto, non domato

Da lì a poco la replica dello stesso Marco Corsi. Con la dignità dello sconfitto non domato ribatte con una frase al veleno.

Dice: “Non riesco a spiegarmi perché il coraggio che lei ha avuto nel fare questo intervento di oggi non l’abbia avuto nel candidarsi. Questa assise è anche deputata a sfiduciare il sindaco e nove consiglieri lo hanno sfiduciato”.

Abbiamo solamente anticipato la caduta di un’amministrazione che probabilmente a dicembre, in occasione del voto sul Bilancio, non avrebbe conseguito come risultato il prosieguo del cammino”.  

Maledetto Pd

Emanuela Piroli ed Andrea Querqui

È nel suo intervento finale, invece, che l’istigato Caligiore ha cominciato pian piano scagliarsi contro il Pd.

L’altra sua sfidante nelle elezioni di fine settembre è la già segretaria democrat Emanuela Piroli: gli aveva richiesto la pubblicazione dei Certificati Penali e dei Carichi Pendenti degli assessori non eletti ma nominati. Con chi ce l’aveva? Con il delegato all’Ambiente Riccardo Del Brocco e lo stesso Stefano Gizzi.

A seguire, aveva criticato la scelta di affidare deleghe importanti come quelle ai Lavori Pubblici e al Commercio non agli assessori ma ai consiglieri. “Sventolare i temi della trasparenza e del casellario giudiziario è il solito metodo della mistificazione di una sinistra che ormai non esiste più”, ha tuonato Caligiore. Poco prima di prendersela con la Legge Delrio, “quel Delrio del Partito Democratico che ha massacrato l’Italia depotenziando le Province e lasciando pieni poteri alla Regione – ha rincarato il sindaco – Il risultato è che la città ha cinque assessori, che non bastano perché le deleghe sono tante e importanti”. 

A tal proposito, chiamato in causa, il delegato ai Lavori Pubblici e al Project Financing Angelo Macciomei è andato su tutte le furie: “Non è che bisogna essere assessore – ha tenuto a precisare il capogruppo della Lega – per svolgere l’incarico con onestà”. In ogni caso, è solo questione di tempo. Il Carroccio, infatti, ha già previsto una staffetta in Giunta: fuori Gizzi, non appena avrà portato a termine i suoi progetti in campo culturale, e dentro lo stesso Macciomei con le sue attuali incombenze. A quel punto entrerà in Consiglio il primo dei non eletti Alessio Patriarca, fedelissimo di Gizzi, dal quale riceverà la delega alla Cultura.

Non prendeteci in giro

Il Consiglio Comunale di Ceccano

Chiamato altresì a essere incisivo in materia di ambiente, in primis dall’alleata di Corsi Mariangela De Santis, il primo cittadino non ci ha visto più.

Bisogna chiedere, sì, a quest’amministrazione forza, coraggio, determinazione, coerenza nel rispetto dell’Ambiente. Però lo vogliamo anche da parte vostra – ha sbottato il papabile candidato del centrodestra alla presidenza della Provincia – La determinazione non è mancata e non mancherà, però non vogliamo essere presi in giro, perché chi ha la responsabilità delle decisioni sono i governatori a livello provinciale e regionale, il presidente della Provincia Antonio Pompeo da cui dipende il depuratore, il presidente dell’Asi Francesco De Angelis, il presidente della Regione Nicola Zingaretti e gli ex assessori regionali all’Ambiente”.

Citando, in tal caso, non proprio uno a caso: l’attuale presidente del Consiglio regionale Mauro Buschini, ciociaro quanto l’altrettanto menzionata consigliera regionale Sara Battisti. “Una città in cui un partito della caratura del Partito Democratico rinuncia a presentare un simbolo per una coalizione dichiaratamente di centrosinistra, mi sembra una resa a priori”, ha affondato la “caligioriana” Ginevra Bianchini, assessora all’Urbanistica. 

Grazie Massimo

Il Consiglio Comunale di Ceccano

Se ci sono assessori e consiglieri che siedono su questi scranni di maggioranza, stavolta possiamo gridare a voce alta che ci stanno per la coerenza dimostrata in questi anni – ha dichiarato, invece, in conclusione Caligiore Grazie al senatore Massimo Ruspandini che ha portato avanti in questi anni un modello di ricambio generazionale fondato non solo sull’età ma sui temi e sulla coerenza. Ecco perché noi stiamo da questa parte e qualcuno no”.

A ritenersi un esempio in tal senso nonché «megafono di una generazione», con tanto di plauso al mentore Ruspandini, è il neo-consigliere Daniele Massa, delegato alle politiche giovanili e ormai da anni presidente provinciale di Gioventù Nazionale. “Il movimento giovanile di Fratelli d’Italia, che si definisce il partito dei patrioti”, ha sottolineato Massa prima di perdere le staffe per la mimica facciale che la consigliera De Santis è riuscita a stento a trattenere in segno di disapprovazione. 

Giovannone for president

Il sindaco Roberto Caligiore

Il Consiglio comunale, per la cronaca e senza troppe sorprese, ha in ogni caso il suo presidente: Fabio Giovannone (La Mia Ceccano). Nominato come suo vice Giancarlo Santucci, eletto nella lista Grande Ceccano capeggiata dall’ormai assessore Del Brocco.

A tal proposito non è mancato il tentativo del gruppo di opposizione “Il Coraggio di Cambiare”, formato dalla Piroli e dal “figlio d’arte” Andrea Querqui, di ricreare qualche malumore in maggioranza. Per la presidenza, al contrario di tutti gli altri, hanno difatti proposto e votato Alessandro Savoni. L’ex assessore all’Ambiente che è rimasto a fare “semplicemente” il consigliere delegato al Commercio e all’Ufficio Europa.

In quota FdI, d’altronde, la casella in Giunta è stata occupata dalla vicesindaco “ruspandiniana” Federica Aceto, la più votata di tutti. Lui, in ogni caso, non aveva dato la disponibilità a fare il suo ingresso nell’esecutivo perché non disposto a dimettersi da consigliere. Non ne avrebbe avuto uno di riferimento, infatti, per blindare il suo eventuale assessorato. Di certo non è uno degli “intoccabili” in quanto non da troppo tempo parte della “famiglia” di Fratelli d’Italia. 

Rispetto all’elezione del vicepresidente, invece, tutti gli oppositori tranne Tonino Aversa (ancora “corsiano” ma probabilmente prossimo a dichiararsi indipendente), avrebbero voluto veder ricoprire il ruolo da un esponente di minoranza: Querqui. Tra l’altro figlio dell’ex primo cittadino e consigliere Gianni, la cui candidatura a sindaco del 2015 fu sostenuta dallo stesso Aversa. Quest’ultimo, una volta eletto tra i banchi della minoranza, prese immediatamente le distanze. A seguire fece da “stampella” all’allora claudicante amministrazione Caligiore, diventando delegato all’Urbanistica con tanto di assessorato al Commercio per la sodale Arianna Moro.Prima Moro e poi Aversa, infine, si dimisero al pari dell’ex presidente del Consiglio Corsi per poi sostenere la sua corsa, finita male. 

Unità di crisi permanente

Riccardo Del Brocco e Giancarlo Santucci

Oggi, come ha detto Del Brocco, “è ovvio che l’agenda politica sia condizionata dal Covid e ricordo con orgoglio che questa maggioranza è stata l’unica a mettere in programma l’attivazione di un’unità di crisi permanente”.

Il leghista Gizzi, però, la pensa diversamente: “Chiedo ai miei cittadini di pensare in positivo e di guardare al futuro con ottimismo – si è appellato in giornata – perché la storia della nostra città ci insegna che ha avuto la forza di superare quattro gravi pestilenze, una pesantissima Spagnola all’inizio del Novecento con circa 300 morti sulle strade. Bombardamenti, guerre mondiali. Non cediamo al terrorismo mediatico-sanitario secondo cui questa sia una tragedia senza pari”.

Il lapidario richiamo, dopo che il vicesindaco Aceto ha parlato di “un momento storico senza precedenti, è arrivato dalla dottoressa Piroli: “Facciamo attenzione quando ci esprimiamo su certe tematiche”. 

Concludendo con Riccardo Del Brocco, che in materia di ambiente ha dato il via al recente scontro politico tra Fratelli d’Italia e Partito Democratico, l’assessore ritiene che “c’è stata una vera inversione di tendenza. Sicuramente sono state stoppate tante pratiche sbagliate e tante consuetudini rispetto a un passato del quale non bisogna essere orgogliosi. Lavorerò, insieme a chi vorrà collaborare con me, in quella direzione. Nella nostra agenda politica – ha assicurato – l’ambiente è primario”.

Grazie Marco

In quanto alla sua altra delega, ha ringraziato il suo predecessore, il rieletto Marco Mizzoni (Patto Civico). Gli ha riconosciuto “un decoro urbano buono ma migliorabile – ha puntualizzato – L’immagine della città, dal punto di vista del verde pubblico, va rilanciata con forza. Ci sarà, infatti, nella mia agenda quella che ho chiamato in maniera simpatica ‘La stagione dei giardini’, perché Ceccano dovrà rifiorire anche dal punto di vista estetico”.

Di certo la faccia di Mizzoni è stata la stessa di Massimo Ruspandini quando la Bianchini ha rivolto i complimenti a Fratelli d’Italia e alla Lega per il risultato elettorale ottenuto: “Grandissimo, in tal senso, il lavoro fatto dal senatore Ruspandini, per tutta la strada che ha spianato all’interno del nostro territorio. Senza le sue sconfitte non saremmo arrivati a queste vittorie”. Quelle che continuano a essere di Caligiore ma per le quali si ringrazia Ruspandini

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