La sfida di Natalia ed il coraggio delle scelte

Il sindaco di Anagni affronta a viso aperto gli attacchi contro l'impianto per ricavare il bio metano dagli alimentari avanzati nelle cucine. Rivendica la sua scelta. Ma mette in chiaro: il progetto risale a quando non c'ero, lo ha approvato l'altra parte politica

Franco Ducato

Conte del Piglio (ma non) in Purezza

Poi si potrà, anzi si dovrà, discutere nel merito, con calma. Ma, sul piano politico, la lettera aperta che il sindaco di Anagni Daniele Natalia ha diffuso ieri sul tema del biodigestore rivela in modo chiaro che il primo cittadino della città dei papi dispone di coraggio, visione a lungo termine, capacità di dialettica politica, senso della sfida.

Il coraggio delle scelte

Il coraggio è quello dimostrato nel mantenere la barra dritta sulle proprie posizioni in un momento oggettivamente difficile. Da giorni ad Anagni non si parla d’altro che di biodigestore. Cioè di un impianto capace di intrappolare il metano generato dagli alimenti quando fermentano: ci si mettono dentro gli avanzi delle cucine e si ottiene gas e concime naturale per le piante ed i giardini.

Un fronte sempre più caldo che provoca esitazioni e defezioni anche a livello di maggioranza. Come fa ad esempio il consigliere Pierino Naretti, che pubblicamente si smarca dal progetto. (Leggi qui Naretti, tanto rumore per nulla).

Una situazione che potrebbe provocare qualche legittima esitazione. Come quelle palesate dal sindaco di Sgurgola Antonio Corsi. Che, sul tema, si esibisce in una spettacolare marcia indietro. Dicendo di essere contrario all’impianto dopo ave votato a favore. (Leggi qui Top e Flop, i protagonisti del giorno: 16 luglio 2021)

Natalia invece decide di tenere duro. E si toglie qualche sassolino.

L’operazione verità

Ricordando ad esempio, che quella del biodigestore, non è, come si cerca di far passare, un’idea nata dalla testa del sindaco di Anagni. Quanto meno per una ragione temporale; il progetto nasce nel 2017, e Natalia arriva al governo della città un anno dopo.

Un dato di fatto; a cui si aggiunge anche una considerazione più tecnica; il sindaco «non ha approvato, non ha rilasciato e non rilascerà mai alcuna autorizzazione di tipo tecnico ambientale perché non è competenza comunale autorizzare tali impianti». Al massimo il Comune potrà dire la sua sull’aspetto urbanistico. Comunque, «solo dopo il nulla osta del Consorzio Industriale ASI di Frosinone».

Nel merito, Natalia rivendica di aver sostenuto dalla prima ora il progetto. Ma mettendo una serie di paletti a livello di difesa dell’ambiente che rappresentano un argine contro tutti i rischi ambientali: l’impianto dovrà nascere senza emissioni nocive in atmosfera, senza di problemi di natura odorigena; dovrà essere avanzato tecnologicamente; dovrà avere un «piano trasporti che escluda completamente le zone urbanizzate». E dovrà esserci un «preventivo positivo parere degli enti di controllo ambientali e sanitari ARPA ed ASL che garantiscano l’assoluta salubrità ed il rispetto dei limiti di legge». (Leggi qui Il metano si, la discarica no: la mossa di Natalia).

La visione a lungo termine

La visione a lungo termine Natalia la dimostra poi quando cerca di affrontare un problema che in tanti non considerano; quella dei rifiuti non è una questione che si può nascondere sotto il tappeto. Bisogna avere il coraggio di affrontarla.

Perché, dice, «credo, come tutti i cittadini che hanno a cuore il nostro destino ambientale, nell’economia circolare e penso che dovremmo essere in grado di gestire in modo virtuoso il ciclo dei rifiuti del nostro territorio». Soprattutto per evitare un rischio che in tanti fanno finta di non vedere; se non si trovano altre strade, la presenza dei rifiuti rischia di portare ad altre discariche; «una disgrazia da scongiurare con ogni mezzo».

A ognuno le sue responsabilità

La capacità di dialettica politica Natalia la evidenzia richiamando chi di dovere alle sue responsabilità; l’autorizzazione per il progetto «è stata rilasciata esclusivamente dalla Regione Lazio». E, quanto agli amministratori del Pd anagnino che oggi strepitano in piazza, Natalia ricorda che «erano ben a conoscenza dell’approvazione in corso da parte della Regione Lazio, sempre a guida politica PD». Dunque, «perché non hanno detto niente all’epoca? Perché non sono andati a protestare dai propri referenti regionali, con i quali hanno anche condiviso e condividono ruoli nelle segreterie politiche regionali? Si sono ravveduti solo ora, all’improvviso, mantenendo però le loro poltrone?». (Leggi qui Top e Flop, i protagonisti del giorno: 8 luglio 2021).

Il Consiglio Comunale di Anagni

Il senso della sfida, infine, il sindaco lo mette in pratica invitando i vertici regionali in città. Per spiegare in modo chiaro se l’impianto è o no un rischio per i cittadini. Chiarezza e coerenza.

Quella che, per Natalia, non ha dimostrato chi «quell’impianto lo ha proposto, voluto ed approvato con un’autorizzazione emessa da quella Amministrazione Regionale rinnegata solo ora dai propri referenti locali per esclusiva strumentalizzazione politica».

Come detto, nel merito si potrà e si dovrà discutere ancora. Ma sul piano politico, magari dopo qualche errore, oggi Natalia ha dimostrato di avere le palle.

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