L’economia del mare che rilancia l’industria a terra

I numeri chiesti al Tagliacarne dal presidente della Camera di Commercio Giovanni Acampora. Dimostrano che i territori delle province di Latina e Frosinone sono sempre più legati. Anche dalle nuove economie. Come dimostra la Blue Economy e la sua nuova frontiera. Illustrata al Salone della Nautica a Genova

Giovanni Giuliani

Giornalista malato di calcio e di storie

La ripresa economica arriva dal mare e passa dalla blue economy: l’economia legata alla nautica, alla pesca, al turismo nelle coste, a tutto il ricchissimo indotto collegato; come la trasformazione industriale del pescato, la manutenzione ed il rimessaggio dei natanti, l’allestimento interno degli yacht con tutto il settore dell’artigianato di qualità… Un blue che si lega in maniera indissolubile con il green: l’economia del mare si sta facendo sempre più verde, sempre più rispettosa dell’ambiente.

Anche per questo, l’economia del mare è un comparto che più di altri ha saputo reggere l’urto della pandemia. Lo hanno detto in queste ore i numeri fotografati nel IX Rapporto Nazionale sull’Economia del Mare. Lo ha promosso da “InForMare” (l’azienda speciale della Camera di Commercio di Latina-Frosinone che punta su Internalizzazione, Formazione ed Economia del Mare) e lo ha elaborato il Centro Studi Tagliacarne sulla base dei numeri forniti da Unioncamere. È stato uno degli eventi centrali del Salone Nautico di Genova

Il valore dell’economia del mare

Giovanni Acampora durante la presentazione del Rapporto

Cosa c’è in quel rapporto? Subito un un concetto base. Il valore aggiunto prodotto dalla blue economy è superiore di una volta e mezzo quello dell’agricoltura.

I numeri pre-pandemia (2019) dicono questo: a livello nazionale  l’economia del mare produce 47,5 miliardi di valore aggiunto, ne attiva 89,4 miliardi nel resto dell’economia, per un ammontare produttivo complessivo pari a 136,9 miliardi di euro. Cioè l’8,6% del valore aggiunto prodotto dall’intera economia nazionale. Gli occupati del settore sono poco meno di 900mila. Nel 2020 le imprese ammontano a 208.606. Le esportazioni hanno raggiunto 5,7 miliardi di euro. 

A livello nazionale la provincia con l’incidenza percentuale maggiore dell’economia del mare sul totale dell’economia provinciale è quella di Trieste, seguita da Rimini e Genova. Il Centro Italia e il Mezzogiorno raggiungono il 73,9 delle imprese blu.

 Oltretutto «il Mezzogiorno – ha sottolineato Gaetano Fausto Esposito, direttore generale del centro Studi Tagliacarne – riveste una posizione importante, producendo un terzo dell’intero valore nazionale dell’economia blu».

La tempesta chiamata Covid

Foto: Canio Romaniello / Imagoeconomica

 Ma la pandemia ha colpito anche questa filiera: ha perso 10,7 miliardi nel 2020. “Il comparto della nautica ha tenuto meglio – ha aggiunto Esposito – pur registrando una contrazione dell’11%, anche per effetto delle buone performance conseguite sui mercati internazionali nella seconda parte dello scorso anno».

In un contesto così difficile ha retto il porto di Gaeta, con  le sue specificità. Nel 2020, ad esempio, sono arrivate una maggiore quantità di carbone, cementi e minerali grezzi rispetto all’anno precedente. Complessivamente le merci sbarcate nel 2020 a Gaeta sono state un milione e 482mila, di poco inferiore ai dati del 2919, mentre il traffico crocieristico, proprio causa pandemia, è  stato di fatto azzerato. Ora si può e si deve provare a ripartire. Gaeta guarda alle rotte transoceaniche. Grazie ad una pioggia di investimenti.

Trentacinque milioni ulteriori per le infrastrutture, dalle banchine ai nuovi piazzali. In questa maniera il porto di Gaeta  può porsi come un importante snodo per il del Lazio Meridionale. Un concetto ribadito nelle ore scorse da Intergroup (protagonista nel settore della logistica) che proprio a gaeta ha realizzato un focus sul futuro dell’economia del basso Lazio. I numeri si intrecciano alla perfezione con quelli del report illustrato a Genova dal presidente della Camera di Commercio Giovanni Acampora: il porto di Gaeta può diventare un’asse, un’infrastruttura, fondamentale per un territorio ampio che va dalla zona a sud di Roma all’Abruzzo fino al Molise. Serve mettere a sistema le varie sinergie. 

Le sinergie di Acampora

Giovanni Acampora

E sulle sinergie insiste il presidente della Camera di Commercio del Basso Lazio, Giovanni Acampora, proprio alla luce del Rapporto dell’Istituto Tagliacarne che «traccia le coordinate dell’economia blu del nostro Paese definendone – dice – la dimensione economica di un complesso sistema di filiere, oggi, più che mai, cruciale per una ripresa economica del Paese e più in generale di tutta l’Europa. Attualmente – continua Acampora – l’Italia sta attraversando una fase di recupero straordinariamente superiore agli altri Paesi europei».

Secondo le ultime stime dell’Istat, la crescita acquisita per il 2021 è pari al +4,7%,  con l’Italia che si attesta sugli stessi livelli della Francia, sebbene  ancora sotto il livello pre covid. 

In un contesto storico in cui corre il Made in Italy,  con vendite all’estero che hanno già superato i valori del 1° semestre del 2019, la sfida più grande, anzi la doppia sfida – ha concluso Acampora – è quella della transizione verde e digitale

«Perché ciò si realizzi – osserva il Presidente della Camera di commercio –  le Istituzioni e le imprese dovranno contribuire in uno sforzo congiunto a garantire lo sviluppo delle nuove competenze connesse ai principali driver dell’innovazione tecnologica e della sostenibilità che genereranno un fabbisogno sempre più pressante di nuove intelligenze. I prossimi mesi saranno cruciali».

Blue ma anche green

Foto: Canio Romaniello / Imagoeconomica

   Dal Salone della Nautica di Genova un assist importante in quest’ottica. Le mille barche presenti all’edizione numero 61 della kermesse sono tutte votate all’ambiente. Sono state create con l’obiettivo di ridurre i consumi di materiali, carburante ed energia. L’esempio lo racconta  a “La RepubblicaBarbara Amerio, ceo di Amer Yachts (gruppo Permare), che descrive il suo “Amer 120” esposto in Fiera. Per realizzarlo è stata adottata una tecnica innovativa tesa alla «riduzione della quantità di vetroresina impiegata, che a fine vita ha sempre problemi di smaltimento». Insomma,più vetro e meno vetroresina.

  Il leit-motive del Salone è stato: ridurre i consumi e tutto ciò che può essere dannoso nell’aria; utilizzare sempre di più i materiali riciclati, utilizzare sempre di più la luce naturale. 

In questo quadro che tende al green sul territorio della Provincia di Frosinone si inserisce a pieno titolo l’operazione pilotata dal presidente del Cosilam Marco Delle Cese: la Gigafactory di Fincantieri che nascerà a Cassino, attraverso Power4Future. (Leggi qui (Leggi qui Fincantieri approda a Cassino: riparte lo sviluppo industriale e leggi qui Perché P4F è l’operazione più importante dai tempi di Fiat).

Fincantieri, Cassino ed il Golfo

Marco Delle Cese

Si produrranno batterie al litio per la mobilità sostenibile: alimenteranno i motori elettrici di bus e yacht. Si lavorerà sull’innovazione e sullo sviluppo. E qui il collegamento con l’economia del mare ci sta tutto. Un’operazione quella della Gigafactory che a regime garantirà 200 posti di lavoro.

Un’occasione per lo sviluppo di un territorio e per lo sviluppo dell’automotive elettrico, partendo dall’economia del mare. Perché le batterie di Cassino sono dedicate alla nautica del futuro, un futuro che è quasi presente. (leggi qui Il futuro è al litio e passa per Cassino).

Serve lavorare di insieme come hanno fatto Cosilam e Università di Cassino, con il supporto di Unindustria e Regione, per avere quello stabilimento Fincantieri. Verde e digitale è un binomio che per il territorio del Basso Lazio  può rivelarsi decisivo. L’esempio arriva proprio da quelle mille barche esposte al Salone della Nautica di Genova. Come hanno dimostrato i numeri chiesti da Giovanni Acampora al Tagliacarne. Che dicono con chiarezza una cosa: La ripresa economica arriva dal mare e passa dalla blue economy.

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