Perché le provinciali saranno la madre di tutti i nuovi equilibri

Il Pd non può permettersi ulteriori divisioni, il centrodestra non va unito da quando Tommaso Ciccone fu tradito e impallinato dai franchi tiratori. Ma il punto è che fuori dagli schieramenti principali non c’è nulla. E questo vuol dire una sola cosa: “la condanna all’unità”

Alle provinciali manca tempo. Si faranno sessanta giorni dopo il turno delle comunali. Quindi tra novembre e dicembre. Eppure proprio quell’appuntamento, riservato agli addetti ai lavori (votano sindaci e consiglieri), dirà quanto contano e quanto sono determinati i partiti e le coalizioni. Oltre che uniti.

In questo momento il Pd provinciale appare sotto choc, ma prima o poi dovrà porsi il problema che nel prossimo futuro ci saranno tutti gli appuntamenti che contano davvero: dalle Comunali agli enti intermedi.

Negli ultimi anni le due aree principali, quella di Francesco De Angelis e quella di Antonio Pompeo, hanno quasi sempre marciato divise. Le Provinciali per scegliere i consiglieri potrebbero rappresentare la vera occasione di unità. Perché poi si voterà a Frosinone e in tutti gli altri principali Comuni.

Zingaretti, vedo e non vedo

Il nuovo Hub Vaccinale di Cinecittà

A livello nazionale tutte le attenzioni sono concentrate sulla candidatura a sindaco di Roma. Se alla fine sarà quella di Nicola Zingaretti, inevitabilmente ci saranno accelerazioni ovunque. Lui continua a non scoprire le carte. Con dichiarazioni che puoi adattare a qualunque scenario. Come ha detto nel pomeriggio inaugurando il nuovo Hub per le vaccinazioni a Cinecittà.

«In queste ore girano tanti retroscena e ricostruzioni ma il tema è molto semplice. A me fa piacere questo calore e anche fiducia nei confronti del lavoro come amministratore. È un risultato della nostra comunità e del buon governo. Ma io voglio continuare a svolgere questo ruolo».

Si ma dove? In Regione Lazio o al Comune di Roma? Perché in entrambi i casi, sindaco o presidente, il ruolo è quello delll’amministratore.

Provinciali, banco di prova

Ma in entrambi i casi Enrico Letta non può permettersi un Pd diviso da nessuna parte. E quindi anche le Provinciali di Frosinone diventerebbero un banco di prova importante. Ma serve un segnale di risveglio politico dei Dem in Ciociaria. Pure rapidamente.

Le Provinciali diranno pure quanto è unito o meno il centrodestra. Con la Lega di Nicola Ottaviani che non intende rinunciare né alla coalizione né alla leadership. Inevitabile il braccio di ferro con i Fratelli d’Italia di Massimo Ruspandini. E c’è sempre Forza Italia. La volta scorsa venne costruita una lista unitaria tra gli “azzurri” e i Fratelli. Oggi questa eventualità appare più difficile. Più complessa.

Antonio Pompeo e Tommaso Ciccone

Il centrodestra non si presenta come coalizione unitaria dalle provinciali per l’elezione del presidente, quando cioè Tommaso Ciccone fu impallinato dal fuoco amico dei “franchi tiratori”.

Tutte le altre elezioni, anche laddove c’è stata una parvenza di unità formale, in realtà hanno rappresentato delle rese dei conti per la coalizione. Non può succedere più. E le provinciali rappresenteranno un bivio vero. Oltre ai due schieramenti principali non si vede altro in provincia di Frosinone. (Leggi anche Quelli che alle provinciali non possono sbagliare).

Per questo i nuovi equilibri nasceranno da quelli vecchi.

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