Quelli che al tavolo regionale neppure ci sono

In queste ore si sta capendo il peso politico di Claudio Durigon (Lega) e Claudio Fazzone (Forza Italia) nelle trattative per le candidature nei Comuni de Lazio. E a Roma Bruno Astorre (Pd) attacca Calenda: “Gli è partita la ciavatta”. In passato ruoli di calibro regionale sono stati ricoperti da Pallone, Fiorito e Buschini. Ma fu Scalia il primo a intuirne l’importanza. Adesso la provincia di Frosinone è fuori dai giochi. E si vede. L’eccezione è Mario Abbruzzese.

Il primo a intuire la straordinaria importanza di avere un ruolo regionale di peso nel proprio Partito fu Francesco Scalia. Andò vicinissimo all’incarico di segretario regionale della Margherita nelle ore immediatamente precedenti alla fusione con i Ds nel Partito Democratico: ad imporre una tregua ed evitare la conta con Francesco Rutelli intervenne direttamente Franco Marini; dopo non pochi caffè si decise che Di Carlo sarebbe stato Segretario e Scalia Presidente regionale del Partito.

Alfredo Pallone è stato il potentissimo coordinatore regionale del Popolo delle Libertà. Mentre Franco Fiorito il capogruppo alla Regione. Sempre del Pdl. In tempi recenti Mauro Buschini, all’inizio di questa legislatura, ha ricoperto il ruolo di capogruppo del Pd, essendo peraltro riuscito a siglare il famoso patto d’aula.

Claudio Durigon (Foto: Vincenzo Livieri / Imagoeconomica)

Ora la Ciociaria però deve tornare a porsi il problema. Basta vedere quello che sta succedendo nelle ultime ore. Perché è al tavolo regionale che si decide davvero. Claudio Durigon, coordinatore regionale della Lega, ha proposto il nome di Giovanna Miele come candidato sindaco di Latina. Ma Fratelli d’Italia e Forza Italia hanno detto no. Mettendosi di traverso. Ed è evidente che se non verrà sciolto il nodo di Latina, tutto il resto dell’assetto potrebbe essere rivisto.

A quel tavolo c’è anche Claudio Fazzone, senatore e coordinatore regionale di Forza Italia. Pure lui in grado di decidere e di dire la sua. Entrambi, Durigon e Fazzone, sono della provincia pontina.

È dei Castelli romani il senatore Bruno Astorre, segretario regionale del Pd. Nelle scorse ore è intervenuto a Radio Immagina parlando delle primarie a Roma. Sparando bordate su Carlo Calenda. Ha detto infatti: “Calenda è affetto da sindrome compulsivo-ossessiva nei miei confronti. Io non lo conosco, non ci ho mai parlato, l’ho visto una volta in “call”, quando su impulso di Nicola Zingaretti gli ho chiesto umilmente di partecipare alle primarie. Da allora gli è partita la “ciavatta”, non perde un momento per insultare. Io credo che la politica sia costruire, stare insieme e anche che da soli si può andare più veloci ma solo insieme si va più lontano. Questo Calenda non lo capisce. Calenda non vuole fare il sindaco, ha coscienza che prenderà la medaglia di latta, arriverà quarto. Ma vuole ottenere il risultato per farlo pesare e prendere qualche seggio in più in Parlamento. Mi spiace, ma è sbagliato dividere il centrosinistra sapendo che se arrivi quarto è difficile che diventi sindaco”.

Carlo Calenda (Foto: leonardo Puccini / Imagoeconomica)

Un intervento del genere nel pieno della campagna elettorale di Roma pesa e non poco.

Tornando al centrodestra, lunedì la complessa questione delle candidature a sindaco verrà decisa anche al tavolo nazionale. A dimostrazione di come poi siano questi contesti a fare la differenza. E in quei tavoli adesso la Ciociaria non ha propri esponenti. Tranne Mario Abbruzzese, referente di Cambiamo-Coraggio Italia.

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