Zingaretti Bonifica il Sacco e la Lega ne chiede la testa

Foto © Benvegnu' Guaitoli, Imagoeconomica

Nuova mozione di sfiducia contro il Governatore del Lazio. Lega e FdI: "Non ha i numeri per la maggioranza". Ma erano a Colleferro per il via alla bonifica della Valle del Sacco. Ciacciarelli: firmiano. Parisi: No è solo una vendetta. La nuova spaccatura del M5S

Nessun allarme rosso. Nemmeno arancione. Ma giallino sì. I numeri della coalizione che tiene a galla il governo regionale di Nicola Zingaretti tornano ad essere ballerini. Al punto che il centrodestra riprende fiato e si prepara e presentare l’ennesima mozione di sfiducia al Presidente. Le possibilità che venga approvata sono le stesse registrate dalle mozioni precedenti: nessuna.

I numeri ballerini

I numeri però sono tornati a ballare. È accaduto che per tre volte oggi la maggioranza non sia stata in grado di garantire il ‘numero legale‘. Cioè un numero di presenze in Aula sufficiente per poter ritenere valida la seduta.

Regione Lazio, l’emiciclo della Pisana © Scamardi

Il gruppo consiliare di Cambiamo si è lanciato due volte ed ha chiesto la verifica: la prima è stato il presidente della commissione Cultura Pasquale Ciacciarelli a farlo notare al capogruppo Antonello Aurigemma, la seconda è stato il consigliere Adriano Palozzi. La terza volta, la conta è stata chiesta dal gruppo di Fratelli d’Italia.

Non c’erano abbastanza consiglieri. Ma non è in atto una manovra di isolamento nei confronti del Governatore Nicola Zingaretti. Semplicemente è acacduto che in mattinata il presidente è andato con il ministro dell’Ambiente Sergio Costa ad inaugurare i lavori di bonifica della Valle del Sacco. Un evento storico al quale hanno voluto essere presenti anche tutti i consiglieri regionali del collegio. Totale degli assenti per assistere alla cerimonia di Colleferro? Parecchi. (leggi qui Veleni addio: è partita la bonifica della Valle del Sacco).

In Aula si discuteva un testo proposto dal capogruppo del Misto Antonello Aurigemma ai tempi in cui stava ancora con Forza Italia. Non molti si sono sentiti appassionati dalla discussione ed hanno preferito concentrarsi su altro, al di fuori dell’emiciclo della Pisana.

Altro avevano impegni istituzionali e sono arrivati più tardi. Come la Dem Sara Battisti che ha firmato intorno alle ore 13. Nessun ritardo diplomatico: è più zingarettiana lei di Zingaretti.

La fronda interna M5S

Il Gruppo M5S © Stefano Carofei, Imagoeconomica

Un po’ a Colleferro, un po’ disinteressati ad un dibattito che aveva poco d’entusiasmante. Un po’ in ritardo per altri impegni. E un po’ fuori per creare il caos all’interno del loro Gruppo.

Le fibrillazioni continuano ad attraversare il Movimento 5 Stelle. I pentastellati sono divisi in due tra i fedelissimi di Roberta Lombardi, tessitrice del dialogo politico a debita distanza con Nicola Zingaretti; e tra la fronda dei duri e puri portata avanti da Davide Barillari che è rimasto al MoVimento dei primi Vaffa Day, promuovendo le riunioni nazionali con cui sollecitare un ritorno alle origini. (leggi qui Barillari riunisce i dissidenti M5S a Firenze: un documento verso la scissione).

Ci sarebbe un terzo sottogruppo: quello che fa riferimento al Consigliere Valentina Corrado ma lì la reazione alla capogruppo Lombardi è epidermica (leggi qui I 5 Stelle si spaccano su Lombardi. Zingaretti viaggia più spedito).

Separati in casa

L’esempio plastico della separazione in casa va in scena quando si scatena lo scontro tra il presidente del Consiglio Regionale del Lazio Mauro Buschini ed il consigliere M5S Davide Barillari in apertura di Consiglio.

Pomo della discordia le nomine al Corecom Lazio, il Comitato regionale che vigila sulle trasmissioni televisive e radiofoniche, funge da camera di conciliazione nelle controversie sui contratti telefonici e televisivi.

Davide Barillari Roberta Lombardi © Imagoeconomica, Stefano Carofei

Barillari è convinto che le nomine dei componenti Corecom sia stato un marchettone politico. Perché? Federico Giannone (proposto da Stefano Parisi): referente del Circolo Montesacro-Serpentara di “Energie per l’Italia”. Roberto Giuliano: candidato in Forza Italia nel 2018, lista di Rieti. Iside Castagnola: Eletta Consigliere PD del I Municipio di Roma nel 2013, eletta nel 2014 nell’Assemblea regionale del Pd. Fa notare il consigliere grillino che 3 su 4 sono riconducibili direttamente ai Partiti. Il quarto (Oreste Carracino) sarebbe in palese conflitto di interesse avendo lavorato per Telecom Italia Mobile, società contro la quale il Corecom svolge quotidianamente cause di conciliazione.

Il Consigliere Barillari domanda spiegazioni. «Non e’ all’ordine del giorno», lo interrompe Mauro Buschini invitando a chiudere Barillari. Che risponde: «La riguarda personalmente. In passato sono stati fatti interventi non all’ordine del giorno». Poi conclude: «Su Corecom prenderò la parola ogni volta in apertura d’aula».

A scendere in campo in favore del collega pentastellato è Gaia Pernarella: «Altre volte in Consiglio sono stati affrontati argomenti non all’ordine del giorno, come la settimana scorsa le assenze di Zingaretti. Perché non si può sollevare un tema di interesse per tutta l’Aula? I suoi uffici dovranno dare spiegazioni».

A fare rumore è il silenzio della capogruppo Roberta Lombardi. Non prende la parola la stratega del dialogo sul quale passa il governo Conte 2 e la nuova maggioranza de facto in Consiglio regionale. Anzi, durante l’intervento della Pernarella esce dall’Aula insieme alla consigliera Francesca De Vito.

L’occasione della Mozione

Fabrizio Ghera © Imagoeconomica, Silvia Lore’

Ma l’occasione è troppo ghiotta per non tentare di dire che Nicola Zingaretti è senza una maggioranza. La bonifica della Valle del Sacco? Il tema che era quello che era? La Lega si butta a capofitto ed annuncia: «La maggioranza di Nicola Zingaretti non è in grado neanche di garantire il numero legale in Aula».

Il Carroccio attacca: «Nemmeno l’assenza giustificata di Zingaretti, valida ai fini del numero legale di cui non si conoscono i motivi e spesso è legata alla segreteria Dem, salva il centrosinistra alla Pisana– sostiene il Gruppo – tradito persino dalle numerose stampelle che gli hanno permesso di campare finora con accordi sottobanco e spartizioni di incarichi».

Annuncia una mozione di sfiducia, che sarà presentata nei prossimi giorni. Sostenendo che «è l’unica soluzione per liberare la Regione Lazio da Zingaretti, presente solo il 9% delle sedute, impegnato h24 per la segreteria del Pd».

Gli va appresso il Gruppo dei Fratelli d’Italia. Secondo i quali «I consiglieri del centrosinistra non fanno più nemmeno atto di presenza, presi nel vortice delle riunioni per definire i termini e le contropartite dell’inciucio con il M5 Stelle anche alla Regione Lazio». Il capogruppo Fabrizio Ghera ed i Consiglieri Gianluca Righini e Chiara Colosimo sostengono che «la Giunta di centrosinistra non ha più nemmeno quegli appoggi esterni che gli consentivano di restare a galla distribuendo nomine e facendo accordi di potere nelle segrete stanze».

Altro che mozione

Il consigliere di Cambiamo Pasquale Ciacciarelli detta alle agenzie di stampa l’assicurazione che Cambiamo è pronta a votare la mozione «Per smascherare chi sta con Zingaretti e chi invece sta davvero all’opposizione».

Antonello Aurigemma, Pasquale Ciacciarelli, Adriano Palozzi: © IchnusaPapers

Conferma il suo voto e quello del collega Adriano Palozzi. Aggiunge quello del capogruppo del Misto Antonello Aurigemma.

La doccia gelata arriva dopo pochi minuti. «Non la firmiamo. È un regalo a Zingaretti. Ormai una parte di Forza Italia più una parte dei 5 Stelle sono in maggioranza». Lo dice all’Adnkronos il consigliere regionale del Lazio Stefano Parisi (che era candidato dal Centrodestra contro Zingaretti nelle votazioni di marzo 2018).

Perché non la firma? Parisi è cinico e affilato: «È solo una vendetta della Lega contro i 5 Stelle».

Se ne farà niente. Pure questa volta.

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