Roberta la “tosta” e Mauro il “freddo”. E se l’alleanza passasse da loro?

Alla Regione Lazio si stanno muovendo diverse pedine. La Lombardi si muove lungo un confine decisivo, ma resta saldamente nei Cinque Stelle. Buschini tesse la tela di un accordo che lo proietterebbe in una dimensione nazionale come primo dei fedelissimi di Zingaretti.

Da una parte Mauro Buschini, dall’altra Roberta Lombardi. Il primo presidente del consiglio regionale, già capogruppo del Pd ad inizio consiliatura, il “padre” e il garante del Patto d’aula che due anni fa ha consentito a Nicola Zingaretti di poter contare su due voti in più raggiungendo così quella maggioranza che nel 2018 non era uscita dalle urne; ad appoggiare il suo Patto furono i due Consiglieri rimasti nel limbo del Gruppo Misto. Una (non) maggioranza che non è stata mai in minoranza. Un gioco di prestigio politico degno di un mago affermato. (Leggi qui Una maggioranza per Zingaretti: Cangemi e Cavallari dicono si a Buschini).

Roberta Lombardi

La seconda non è più soltanto il capogruppo del Movimento Cinque Stelle. Si muove su una linea di confine nella quale riesce a tenere il suo campo, lanciando messaggi importanti ad un avversario-alleato (il Pd) che rispetta. Ma non cede alle sirene. Non varca la linea e mantiene il M5S orgogliosamente all’opposizione. Da dove però dialoga sui temi nei quali la posizione del MoVimento coincide con quella del Pd. Niente inciuci ma si fa squadra.

Roberta Lombardi negli ultimi giorni ha “siluratoVirginia Raggi (“a Roma non può vincere”), ha attaccato frontalmente sia Luigi Di Maio che Alessandro Di Battista (“preferisco Roberto Fico”), ha preso le distanze da Beppe Grillo e Davide Casaleggio. Ma resta nel Movimento Cinque Stelle, convinta. E al Pd ha mandato a dire che per un’alleanza stabile, entrambi devono cambiare. (Leggi qui Lombardi: “Via i big dal Direttorio, tocca ai territori” e qui La scossa di Roberta al M5S “Basta con la Likecrazia”).

Nell’ultima seduta di consiglio regionale, Roberta Lombardi è stata abilissima a restare in aula con i suoi consiglieri per far arrivare l’assise a quota 26. Pur votando contro. Mauro Buschini è stato altrettanto abile a costruire questo tipo di scenario. (Leggi qui I protagonisti del giorno. Top e Flop del 29 settembre 2020).

Mauro Buschini Foto © Bruno Ponzani

Adesso si tratta di cercare di dare un senso politico a queste “affinità elettive”. Nel caso di accordo tra Pd e Cinque Stelle nel Lazio, Roberta Lombardi potrebbe essere sia la candidata a sindaco di Roma che alla presidenza della Regione. Però occorre un’intesa blindata con il Pd di Nicola Zingaretti. Mauro Buschini può costruire le condizioni in consiglio Regionale. E se dovesse riuscirci, diventerebbe il primo fedelissimo di Nicola Zingaretti nella scala gerarchica del Partito. A quel punto non potrebbe evitare la successiva candidatura alla Camera. Non si tratta di un percorso semplice, ma se c’è uno che può farcela è lui.

Quanto a Roberta Lombardi, la domanda è: cosa farà se (come probabile) i big dei Cinque Stelle continueranno a decidere di non decidere sull’alleanza con il Pd? Li sfiderebbe facendola comunque nel Lazio? Consumerebbe lo strappo? Oppure si adeguerebbe? La risposta politica farà la differenza.

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