I protagonisti del giorno. Top e Flop del 19 dicembre 2020

Top e Flop. I protagonisti della giornata appena conclusa. Per capire meglio cosa ci attende nelle prossime ore

TOP

MARIA ELISABETTA CASELLATI

Nelle ore scorse ha criticato duramente il Governo, impegnato in quel momento nelle estenuanti trattative politiche per definire un provvedimento. Atto fondamentale in questo momento considerando l’emergenza Covid e le festività natalizie alle porte.

La presidente del Senato Maria Elisabetta Casellati ha detto: «Il Santo Natale, che per tradizione è la festa delle famiglie, è il momento degli affetti che si riuniscono».

Maria Elisabetta Casellati

«Le famiglie non sanno ad oggi se, quando e con chi potranno viverlo. È incomprensibile che gli italiani non sappiano come comportarsi. Regole anche ferree, ma certe. Perché è inimmaginabile che ci si trovi all’ultimo momento di fronte al fatto di non potere portare un augurio ad un genitore anziano, solo e magari anche malato».

Poi il provvedimento è stato fatto, ma il “teatrino” che lo ha preceduto è stato davvero incomprensibile.

Poi la Casellati ha attaccato il Governo sulla gestione della pandemia. Affermando: «A 10 mesi dall’inizio della pandemia, troppi sono i ritardi, le indeterminatezze e le disomogeneità nella riorganizzazione sanitaria. Le continue e martellanti opinioni di virologi e di alcuni esperti diffuse dai media, non di rado contraddittorie fra di loro, hanno ingenerato un grave disorientamento e confusione». Dove? «Nell’opinione pubblica e sulla gestione dell’emergenza sanitaria. Occorre ci sia una voce ufficiale del Governo, che muova dall’accesso ai report del Comitato tecnico scientifico».

Come il Re di Svezia che ha bacchettato il Governo. La presidente del Senato lo ha bocciato su tutta la linea.

Cattivissima.

MATTEO RENZI

Sta facendo ballare contemporaneamente, il premier Giuseppe Conte, il Movimento Cinque Stelle, l’intero Governo e una parte dei Democrat. Ha lanciato un vero ultimatum al premier. Motivandolo con il fatto che 209 miliardi di euro del Recovery Fund vanno spesi bene. E che non è possibile continuare a tirare a campare.

Matteo Renzi. Foto © Livio Anticoli / Imagoeconomica

Stavolta il leader di Italia Viva non scherza. Il riferimento a Mario Draghi è reale e anche quello al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, da lui fortemente voluto al Quirinale. Renzi ha detto che al Colle c’è il Capo dello Stato, non i quirinalisti. Come dire: decide Mattarella, non chi pensa di interpretare il suo pensiero.

Significa che se Giuseppe Conte dovesse cadere non ci sono soltanto le elezioni anticipate. C’è pure lo scenario di un altro esecutivo, di un altro premier. Matteo Renzi sa che le urne sono un rischio per lui, ma sa pure che restare sotto scacco di Conte e dei Cinque Stelle logorerebbe ancora di più sia lui che Italia Viva. Quindi ha deciso di giocare il tutto per tutto.

Davvero i ministri di Italia Viva sono pronti a lasciare se Conte e i Cinque Stelle dovessero continuare ad andare avanti sul no al Mes e sul sì alla cabina di regia tecnica. Matteo Renzi ha scelto di giocarsi le sue carte fino in fondo.

O la va o la spacca.

FLOP

SILVIO BRUSAFERRO

«L’indice Rt aumenta e questo è un elemento di grave preoccupazione. Servono misure in fretta». Sono le parole usate dal professor Silvio Brusaferro, presidente dell’Istituto superiore di sanità, che ha fotografato così il quadro dell’emergenza Coronavirus in Italia nella conferenza sull’analisi dei dati del Monitoraggio Regionale. Brusaferro ha sottolineato l’importanza di adottare misure «tempestive» nel periodo di Natale per arginare la diffusione del Coronavirus.

Ma un professore del suo calibro non può semplicemente dire che a suo giudizio in Italia c’è bisogno di un lockdown stile Germania? Perché la curva del contagio non sta scendendo, il tasso di letalità è il più alto d’Europa e il numero dei decessi non diminuisce.

Silvio Brusaferro © Leonardo Puccini / Imagoeconomica

Ha spiegato Brusaferro: «Abbiamo 3 regioni in scenario 2, vuol dire che hanno il limite inferiore di Rt significativamente superiore a 1. Questa è la novità di questa settimana: abbiamo un Rt che cresce. A livello di Paese si muove da 0.82 a 0.86, in alcune regioni supera 1. E’ un movimento importante, sappiamo che l’indice Rt è il primo indicatore a muoversi, seguito dai nuovi casi, dai ricoveri e dai decessi. Un aumento dell’indice Rt è un elemento di grave preoccupazione, vuol dire che la trasmissione dell’infezione sta riprendendo quota. E partiamo da un livello di incidenza piuttosto elevato. E’ importante essere tempestivi nell’adozione delle misure».

Le cose stanno come dice lui, ma stanno come dice lui perché la politica pensa al consenso e non ad arginare davvero la diffusione del virus. In Italia la classe dirigente liscia il pelo ad un’opinione pubblica che dimentica in fretta morti, contagiati e ospedali in tilt. Un’opinione pubblica che dimostra di non rispettare neppure i sacrifici di medici e infermieri. Uno scienziato come Brusaferro ha titoli e autorevolezza per dire che il lockdown non serve solo per Natale, ma per almeno un mese. Il fatto che non lo dica spiazza.

Analisi perfetta, ma serve il coraggio di alzare la voce.

ANTONELLO AURIGEMMA

Nel silenzio surreale del centrodestra per le dimissioni di Stefano Parisi (candidato alla presidenza del consiglio regionale del Lazio) ci sono state le parole di Antonello Aurigemma, consigliere regionale di Fratelli d’Italia. (Leggi qui Addio politica ingrata: va via l’avversario di Zingaretti).

Ha affermato: «Sono personalmente dispiaciuto per la scelta di lasciare il consiglio regionale da parte di Stefano Parisi, che ho ben conosciuto in questi anni e si è dimostrato una persona valida e competente. Ha fornito un contributo significativo e di assoluta rilevanza su tante tematiche, vista anche la sua grande esperienza in ambito imprenditoriale. In questi due anni e mezzo, abbiamo portato avanti insieme battaglie importanti a favore dei cittadini della nostra regione».

Antonello Aurigemma

Peccato che nessuno si sia accorto del sostegno del centrodestra o di Aurigemma alle iniziative di Stefano Parisi. A volte le battaglie politiche vanno combattute prima e durante. Non dopo.

La realtà è che il centrodestra regionale ha sempre considerato Stefano Parisi un corpo estraneo. Forse è anche per questo che il centrodestra nel consiglio della Pisana non tocca palla pur avendo ottenuto la maggioranza dei consiglieri. Magari Aurigemma poteva andare oltre le parole di circostanza e dire che nessuno nel centrodestra si aspettava che Parisi arrivasse ad un’incollatura da Zingaretti.

La forma non basta.

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