I protagonisti del giorno. Top e Flop del 28 novembre 2020

Top e Flop. I protagonisti della giornata appena conclusa. Per capire meglio cosa ci attende nelle prossime ore

TOP

GIUSEPPE G. PETRARCONE

Sul curriculum politico c’è poco da commentare: due volte sindaco, in entrambi i casi da solo contro tutti; altrettante volte consigliere in opposizione perché tutti si sono messi contro. È sul piano umano però che Giuseppe Golini Petrarcone ancora una volta segna un risultato da sottolineare.

L’ex sindaco Giuseppe Golini Petrarcone. Foto © Michele Di Lonardo

Ha riportato nell’Aula consiliare di Cassino il gusto di fare politica antico, nei modi che erano propri delle generazioni ormai andate. E cioè: si può stare su fronti opposti, ci si può appassionare ad un tema, senza però trascendere e senza mai sconfinare nel pessimo gusto. Senza urlare, senza cercare pretesti, senza intasare l’Aula di interrogazioni che poi nemmeno i proponenti stanno ad ascoltare. Soprattutto, offrendo supporto e collaborazione alla maggioranza, per il bene della città. Come ha fatto nelle ore scorse. (Leggi qui Salera anticipa la mossa e dice ‘Welcome” a Peppino).

I rapporti con il sindaco Enzo Salera, nonostante una lunghissima amicizia, si sono interrotti al momento delle scorse candidature. Come siano divisi torti e ragioni è questione di diversa sensibilità. Forse con Peppino Petrarcone torneranno un giorno molto lontano a stringersi la mano. Senza che questo significhi inciuci o passaggio in maggioranza.

Ma durante lo scorso Consiglio, Peppino ha dato una lezione di stile: avversari in Aula, amici al suo esterno. Rimanendo ognuno al proprio posto. Senza tifoseria, senza cori ultras.

Signori si nasce.

FRANCESCO DE ANGELIS

Corsa, palleggio, tiro e goal: quattro volte. Quando c’è da votare e si usano le preferenze non c’è scampo: il Cannibale non riesce a fermarsi. Francesco De Angelis lo ha fatto ancora una volta. Venerdì pomeriggio nella (solo in apparenza) insignificante votazione per la guida del Parco dei Monti Ausoni e del Lago di Fondi.

Ha fatto squadra con Claudio Fazzone, l’altro cannibale che però appartiene alla tribù di Forza Italia e si muove solitamente sulla piana pontina; salvo fare qualche puntata in Ciociaria dove s’è fagocitato un Partito intero.

Insieme, i due cannibali (e le loro fondamentali squadre, con Mauro Buschini e Sara Battisti in prima linea) hanno conquistato presidenza, vice presidenza, CdA del Parco: un 4-1 che sul profilo politico non lascia spazio ad interpretazioni. Molte invece se ne possono fare sul profilo numerico: perché la partita per i Consiglieri è finita 1-1. (Leggi qui La guerra per il Parco ed il test sulle nuove alleanze).

L’intesa politica manda un segnale ai rispettivi avversari interni: Antonio Pompeo nel Pd, Gianluca Quadrini in Forza Italia; i quali potranno obiettare che in virtù delle forze in campo, il loro avere eletto un Consigliere ed avere obbligato gli avversari ad allearsi è comunque un buon risultato.

C’è un dato di fatto. Quella votazione è stata la prova generale di quanto potrebbe accadere tra poco: con i nuovi Collegi e le nuove alleanze trasversali in arrivo.

La tribù dei cannibali

FLOP

GIORGIA MELONI

«Stiamo prendendo in considerazione Bertolaso come candidato sindaco a Roma del centrodestra. Ma non è l’unico nome che stiamo prendendo in considerazione. Non ci sono da parte mia, differentemente da quanto si è detto, dei veti». E’ quanto ha detto Giorgia Meloni, intervistata da Maria Latella su SkyTg24. Se non è bipolarismo, quanto meno puzza di finta indecisione con melina strategica annessa.

Giorgia Meloni

Giorgia Meloni è leader del partito che sulle elezioni di Roma ha in tasca la matta dei grandi numeri e di un consenso diffuso. Fratelli d’Italia è l’erede di una tradizione di destra che nella Capitale ha sempre espresso grandi numeri. O quanto meno i più grandi margini di manovra politica.

Sulla scorta di questo peso specifico Meloni ha fatto massa critica fin da subito sul nome di Guido Bertolaso, che è l’uomo in vetrina di Forza Italia. O meglio, di Silvio Berlusconi che lo adora fin dai tempi della Protezione Civile di cui è stato efficientissimo conducator. La leader di FdI però gioca a nascondino con ‘la verità vera’ e lo fa ormai da troppo tempo. In un primo momento aveva incarnato la linea del “no grazie” a favore di Fabio Rampelli. Ma Rampelli è “troppo a destra” e soprattutto troppo snobbato da quel generone romano che da sempre dà polpa ai consensi della destra moderata.

Ergo, il nome di Bertolaso era rimasto solo e fulgido. Quindi a rappresentare la soluzione condivisa per un centrodestra che pareva finalmente aver trovato il suo punto di giunzione strategica. Oggi c’è un’altra Giorgia Meloni, che se da un lato sostiene di non avere pregiudiziali, dall’altro rimette in ballo una terza via, senza però scoprire le carte. E tornando a scompaginare una unità di intenti che tarda ad arrivare. E la consolazione che sul fronte del tormentato rapporto fra i 5 stelle e il Pd le cose non vadano meglio per la corsa al Campidoglio è magrissima.

Io siamo Giorgia.

PAOLA DE MICHELI

Lo aveva detto in una intervista a La Repubblica, e il sugo era: perché non anche di domenica? Cosa di domenica? Le lezioni scolastiche che dovranno tenersi nella Fase Tre dell’assalto Covid all’Italia. La ministra di Infrastrutture e Trasporti ha motivato questa scelta quanto meno bislacca con la necessità di «togliere le auto dalle strade». In buona sostanza De Micheli ha un problema con quello che attiene al suo dicastero. Perciò ha individuato la soluzione mettendo il dito nella porta di un altro dicastero. Ed è piede grosso in porta blindata, si badi.

Paola De Micheli

La proposta è di riaprire le scuole, però scaglionando gli studenti per non appesantire i trasporti pubblici. E questo anche a costo di farli andare in classe sabato e domenica. Secondo la De Micheli ci sono quasi 10mila bus in più messi a disposizione dalle regioni. Le risorse sono quelle messe a disposizione dall’Esecutivo. Ma secondo la ministra, con 24 milioni di cittadini ad utilizzare i mezzi pubblici, la soluzione è una sola. «Almeno fino all’estate si dovrà rispettare il riempimento massimo al 50%, ma in alcune città sarebbe impossibile. Dovremmo togliere dalle strade le auto».

Ergo: «Spalmare l’entrata e l’uscita degli studenti, i principali passeggeri del trasporto pubblico locale. E fargli fare lezione in presenza anche il sabato. Magari anche la domenica. Siamo in emergenza e bisogna far cadere ogni tabù». Il guaio è che non è un tabù concettuale, ma un vero terremoto pratico. Perché sperare che i trasporti possano in logistica, pruriti sindacali e capacità economiche mobilitarsi massivamente per i giorni festivi è utopia assoluta.

Terremoto che porterebbe i genitori a fare esattamente come quelli della barzelletta sulle partenze intelligenti per le vacanze. Quando cioè padri previdenti mettono famiglia, bagagli e cane in auto alle 5.00 del mattino per accorgersi… che altri nove milioni di padri hanno avuto la stessa pensata. La proposta è stata accolta con freddezza da molti colleghi della ministra. Il primo è stato il Guardasigilli Alfonso Bonafede, che l’ha definita «inopportuna».

Rimandata a settembre.

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