La rabbia di Carlo Maria contro la Lega: «Avete assassinato senza motivo la mia giunta»

Foto: © Michele Di Lonardo

Nella Spoon River del centrodestra di Cassino si alza ora la voce dell'ex sindaco Carlo Maria D'Alessandro. Che commenta le confessioni di chi ora ha ammesso di avere avuto l'ordine di buttarlo giù

Come in una Antologia di Spoon River, il libro di Edgar Lee Masters che racconta, in forma di epitaffio, la vita e la morte dei sepolti nel cimitero di un immaginario paese degli Usa. Dal sepolcro politico del centrodestra di Cassino ora si alzano le voci di chi non c’è più. E raccontano ad uno ad uno la loro verità sul complotto per buttare giù il governo cittadino. Una Spoon River nella quale ora prende la parola il sindaco dell’epoca, Carlo Maria D’Alessandro.

Le confessioni

I primi racconti hanno delineato uno scenario ben definito. Fu un delitto politico. Un omicidio premeditato e programmato. Nel quale la vittima predestinata era l’amministrazione comunale di Cassino guidata da tre anni dal sindaco Carlo Maria D’Alessandro di Forza Italia. Il sicario che esplose il colpo decisivo fu l’allora coordinatore provinciale della Lega Carmelo Palombo, reo confesso con la sua lettera del 26 aprile (leggi qui Il J’Accuse di Palombo: si dimette e punta il dito su Zicchieri e Gerardi) consegnata insieme alle sue dimissioni; una confessione confermata in queste ore. (leggi qui Palombo: «La crisi, le trattative, la candidatura, ora vi racconto tutta la verità»).

C’è un mandante nella sua versione, confermata dall’allora capogruppo Robertino Marsella che ha ammesso di essere stato complice. (leggi qui «Sbagliai a ubbidire a Zicchieri»). E quel mandante indicato è il coordinatore Regionale della Lega Francesco Zicchieri. Che nega. E scarica tutto su Palombo. Ma viene smentito dall’ex presidente della Provincia Giuseppe Patrizi, che concluse in modo positivo le trattative. (leggi qui «Qui comando io»: ed i leghisti si ribellano a Zicchieri). Ma gli venne detto che ordini dall’alto imponevano il delitto politico.

Ucciso da innocente

Ora nella Spoon River di Cassino si alza la parola della vittima. Carlo Maria D’Alessandro ha letto tutto. E ora dice «io sono sempre stato restio nel commentare vicende che riguardano altri Partiti. Ma nel caso di specie, trattandosi della mia Amministrazione, non posso esimermi dal rappresentare che sono pervaso da un sentimento contrastante di ilarità e di amarezza».

«L’amarezza è senz’altro dovuta alla circostanza che è sotto gli occhi di tutti: l’amministrazione di centro-destra da me guidata a Cassino è stata fatta cadere senza un reale motivo politico-amministrativo che riguardasse la stessa città, e questo ha comportato che fosse consegnata nelle mani del centro-sinistra».

Fa caldo a Cassino. Nel buen retiro dell’ingegner D’Alessandro non c’è l’aria condizionata. Tra chi racconta e chi prende appunti sembra una sfida a chi gronda di più. «Grasso che cola» è il reciproco commento, strappando la battuta a Roberto Benigni.

Non c’è rabbia nelle parole del sindaco abbattuto senza ragioni amministrative. C’è molta amarezza. Racconta l’avventura del 2016 del direttore del Catasto prestato alla politica, talmente sconosciuto da ispirare una campagna pubblicitaria micidiale ed efficace: “Carlo Maria chi?” seguita dopo due settimane da “Carlo Maria, uno di noi“. In giro, quanrtiere per quartiere a farsi conoscere, con una Fiat 126 nella quale riusciva ad entrare per scommessa.

«Avevamo riconquistato la città di Cassino con grande coraggio, contro ogni previsione e con il centro-destra unito, in un ballottaggio che vide il sottoscritto vincere contro il duo Petrarcone-Salera. Ma evidentemente questo non è bastato a far capire quanto importante fosse l’impresa che avevamo compiuto: ma questo è!»

La confessione? Non serve

Ride. Suda e ride mentre rilegge le parole pronunciate ieri sera su Alessioporcu.it dall’ex coordinatore provinciale della Lega Carmelo Palombo. È una risata nervosa. Palombo è stato per un periodo il vicesindaco in quella giunta, nonché assessore alla Sicurezza, alla Sanità e alla Polizia Locale.

«Non giova a nessuno questo gioco di rimbalzo delle responsabilità, avendo preso coscienza dell’enorme errore commesso; però se le parole di Carmelo Palombo fossero vere una considerazione è d’obbligo. Tralascio il comportamento di Robertino Marsella perché, vista la sua statura politica, non c’era nulla di diverso che io mi potessi aspettare. Ma da un professionista affermato e valente medico, da tutti riconosciuto tale, non mi sarei mai immaginato che si elevasse al rango di “sicario”».

Già, perché la narrazione Patrizi -Palombo – Marsella coincide: l’ex presidente della Provincia mediò una soluzione alla crisi con D’Alessandro; ottenne tutto ciò che la Lega chiedeva; Palombo riferì a Zicchieri che però, nel suo racconto, gli ordinò di far cadere l’amministrazione, minacciando di espulsione chi fosse rifiutato. E Marsella eseguì, dimettendosi insieme al collega Claudio Monticchio.

«Affermare di aver eseguito un ordine senza averlo condiviso, ripeto per un professionista come lui, vuol dire affermare di non avere una testa pensante, di avere qualcuno che decide per sé e quindi ergersi al ruolo di esecutore materiale di un ordine, senza riflettere sulle conseguenze e sul messaggio politico che ne sarebbe scaturito».

«Inoltre, e su questo credo di avere il suo conforto, in politica essere un sicario non giova mai, non aiuta e non porta da nessuna parte, e vista che questa vicenda coinvolge il dottor Palombo e desta ilarità, le voglio ricordare il film “Altrimenti ci arrabbiamo” di Bud Spencer e Terence Hill: la fine che fa il sicario e l’esatta parodia di quello che sta succedendo adesso».

Si decide da soli

Si è sempre da soli di fronte alla decisione. Come quegli ufficiali che rifiutarono con coraggio di eseguire gli ordini sbagliati, rischiando la corte marziale. Alcuni finirono davanti al plotone di esecuzione. Li ha assolti la Storia. Carlo Maria D’Alessandro lo evidenzia. «Nel 2018 a marzo, lei ricorderà che io ho preso una decisione come quella di azzerare la giunta, senza consultare nessuno e soprattutto contro il parere di tutti. Una decisione, giusta o sbagliata che fosse, ma una decisione mia. L’ho presa, nel bene e nel male, assumendomi la responsabilità ed accettando le relative conseguenze».

Per la caduta della sua amministrazione non tutti fecero così.

«A febbraio, invece, non si è pensato con la propria testa, qualora fosse vero quanto affermato da Palombo, ovvero che è stato commesso un delitto politico con mandanti e sicari che del loro comportamento ne dovranno rispondere».

Buttati giù perché avevamo risolto

Nei giorni scorsi Alessioporcu.it ha ipotizzato anche un movente politico. Buttare giù l’amministrazione D’Alessandro serviva per seppellire sotto quelle macerie il padre morale dell’amministrazione: Mario Abbruzzese. Con un enorme vantaggio per la Lega di Francesco Zicchieri ma anche per l’altra componente di Forza Italia opposta ad Abbruzzese, quella di Claudio Fazzone.

Carlo Maria D’Alessandro individua anche un secondo movente. Impedirgli di iniziare ad amministrare. «Mi consenta, però, di approfittare dello spazio che lei mi dà per alcune precisazioni: la prima è che, sebbene nelle casse del comune siano stati trovati 5 milioni di euro all’insediamento del nuovo sindaco, voglio ricordare a tutti che, quando lasciai il comune il 22 febbraio di quest’anno, io di euro ne avevo lasciati oltre 6 milioni».

«La seconda è che se si consulta l’albo Pretorio del comune di Cassino si noterà che in questi mesi sono state approvate molte determine riguardanti i finanziamenti che io, grazie all’intervento di Mario Abbruzzese, ero riuscito a dirottare sugli edifici pubblici della nostra città in particolare le scuole, La Rocca Janula, il Forum della Ricerca e lungofiume Madonna di Loreto, per oltre 5 milioni di euro; e tutto ciò in attesa che partano le procedure di gara per il nuovo polo scolastico 0-6 anni anch’esso per quasi 5 milioni di euro».

Il rammarico del sindaco è che chiunque abbia ideato il delitto politico, Palombo o Zicchieri, «chi si è comportato da sicario e chi lo ha seguito in questo disegno scellerato, ha colpito un patrimonio di quasi 16 milioni di euro che la mia amministrazione aveva programmato per la città di Cassino. Un errore? Certamente sì, voluto o non voluto. Ma pur sempre un inutile errore».

La soddisfazione postuma

C’è una soddisfazione finale per Carlo Maria D’Alessandro. E non è che ora tutti quelli che l’accoltellarono siano fuori dal Consiglio Comunale. «È una cosa ancora più straordinaria. Tra non molto in consiglio comunale verrà portato all’approvazione il bilancio stabilmente riequilibrato redatto in stesura definitiva dal Commissario straordinario, ma che si basa per oltre l’80% sulle determinazioni mie e della mia giunta».

«Bene, sarà simpatico vedere in consiglio comunale alzarsi per l’approvazione le manine dei consiglieri di maggioranza, per i quali le decisioni economiche e contabili della mia amministrazione sarebbero da cassare. Per me un’altra vittoria. Inutile? Forse sì nella forma, ma pur sempre una vittoria nella sostanza».

C’è spazio per il perdono? «Cristianamente si. Politicamente è agli elettori che va chiesto il perdono. Non solo agli elettori di Cassino ma a quelli del centrodestra di tutta la Provincia: alle elezioni Provinciali avremmo stravinto ma Cassino non ha potuto votare perché commissariata. E così ha vinto il centrosinistra».

Anche per questo, dalla sua postazione nella Spoon River della politica di Cassino, Carlo Maria D’Alessandro non eleva la sua formale protesta per esser stato politicamente assassinato. C’è chi ha già fatto vendetta.

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