Indipendenza certificata chiedesi: a mezzo Pec, sennò mollare Villa “non vale”

La crisi politica al comune di Formia va avanti ma trova fiutatore di trappole. Sulle commissioni consiliari si chiede un rimpasto, ma il presidente d'Assise Di Gabriele stringe in angolo i separatisti: "Certificate che non state più con Villa e ne riparliamo". Poi convoca il Consiglio per il 28.

È stato un fine settimana movimentato: condito da polemiche velenose che hanno infilato nel tritacarne il covid e la crisi politica. Polemiche anche a sfondo sessista, legate al modo in cui il sindaco Paola Villa ha gestito il nuovo cluster di coronavirus all’interno della più importante pescheria di Formia e dell’intero sud pontino. Un fine settimana nel quale la crisi esplosa in municipio all’inizio di settembre ha registrato un punto: in apparenza lo ha messo a segno ciò che rimane della maggioranza. Tutto grazie ad un messaggio Pec.

Polemiche sessite

La polemica nasce da un post carico di insulti ed offese a Paola Villa. Espressioni colorite e fuori luogo che nemmeno la paura per il Covid-19 può giustificare. Formia ha registrato nelle ore scorse un record di contagi: la Asl ha effettuato poco più di novecento test ed hanno portato a scoprire 27 persone positive. Tutte sono riconducibili al cluster del mercato ittico cittadino.

In quel post il sindaco viene preso di mira per la sua forma fisica, la sua presunta incapacità di scrivere un post chiaro: gli viene chiesto di “dichiarare la verità su quanto sta accadendo senza fare allarmsismi e poi andasse a dimettersi, non avendo più una maggioranza che la rappresenta e visto che quel grosso deretano che ha sembra non scollarsi più dalla poltrona”.

È la miccia che innesca un’incendio di proporzioni ancora più vaste. Perché dopo poco appare un altro post, con il quale l’autore di quegli insulti sessisti viene accusato di frequentare parenti molto stretti di boss camorristi del calibro di Francesco Bidognetti. Nel posto, tra le altre cose si dice: “Evidentemente lui preferiva i sindaci ed i politici che nel corso degli anni hanno trasformato Formia in una provincia di Casale di Principe”.

Commissioni: polpetta avvelenata

Il sindaco Paola Villa ed il consigliere Dario Colella

La nuova mossa di questa lunga partita a scacchi della crisi politica è stata compiuta in occasione della conferenza dei capigruppo: tornata a riunirsi (per la prima volta) dopo il terremoto di inizio mese. Un terremoto nel quale hanno lasciato la maggioranza e si sono dichiarati indipendenti i consiglieri Antonio Capraro (Formia Vinci), Dario Colella, Ida Brongo e Lino Martellucci (Ripartiamo con voi); con coerenza hanno lasciato la giunta i loro assessori: Alessandra Lardo e Lino Forte. (Leggi qui Ripartiamo… senza sindaco: la civica molla Paola Villa).

Hanno garantito l’appoggio esterno. Il sindaco ha tentato di ‘incastrarli’: invitandoli ad un vertice di maggioranza nel quale chiedere l’adesione ad un documento di fine consiliatura. Incontro al quale i quattro non hanno partecipato: sarebbe stato come votare una fiducia bis al sindaco dopo avergliela appena revocata. (Leggi qui Niente salvagente per Villa: 6 assenti, la crisi si avvicina).

La prima conseguenza pratica si è vista con la riunione della Commissione Urbanistica: non ci sono i numeri. (Leggi qui Inizia la rappresaglia: è paralisi nella Commissione).

Ora il nuovo passo: la prima riunione della conferenza dei capigruppo. Riunita per convocare il Consiglio Comunale nel quale definire le nuove aliquote tributarie Imu e Tari; Poi l’approvazione dei soliti debiti fuori Bilancio. Infine la conclusione dell’iter per un esproprio importante. Iter per la realizzazione del nuovo istituto comprensivo Vitruvio Pollione. Il Consiglio è stato fissato per il 28 settembre in prima convocazione e dopo due giorni in seconda.

Ma il pomo della discordia è stato il futuro operativo delle commissioni consiliari.

Di Gabriele vuole la Pec

Pasquale Di Gabriele, presidente del Consiglio Comunale di Formia

Ad incendiare il dibattito è stato uno dei consiglieri più longevi in carica. Lo è dal 1993, quando fu eletto per la moribonda Dc in occasione delle prime elezioni post Tangentopoli. È il capogruppo dell’Udc Erasmo Picano. La sua richiesta alla maggioranza è stata chiara e semplice. Cioè vanno riformulate e rielette le Commissioni consiliari. Perché «sono cambiate, a quanto pare, molte cose nella maggioranza».

Il presidente del Consiglio Comunale Pasquale Di Gabriele ha preso tutti in contropiede. Dicendo in sostanza che non c’è alcuna crisi ufficiale, nessuno ha lasciato la maggioranza, sotto il profilo formale a lui niente è stato comunicato.

Ha detto che per rinnovare le Commissioni c’è bisogno di «una chiara dichiarazione di indipendenza dei colleghi consiglieri. Ho letto tante cose ma alla presidenza del consiglio comunale è arrivato poco o nulla». Di Gabriele ha considerato «assolutamente poco rilevante» sul piano procedurale il documento politico di “Ripartiamo con voi”. Nota che lasciava la Giunta e garantiva un appoggio esterno alla maggioranza.

Tutta colpa del Regolamento

Ha definito «ambiguo» il bye bye di Capraro. Perché nel «nostro Regolamento del Consiglio la dichiarazione di indipendenza non è contemplata».

In sintesi, potrebbe essere anche un problema lessicale (ma non è così).

Stando all’interpretazione del Presidente d’Aula, ora Capraro e gli altri dovranno dire formalmente se si dichiarano indipendenti di maggioranza o di opposizione. Nel primo caso le Commissioni non potranno essere rinnovate, nella seconda ipotesi sì.

In questa prospettiva Pasquale Di Gabriele ha annunciato che invierà al solo consigliere Capraro un messaggio di posta elettronica certificata. Una iniziativa anticipatagli con una lunga “e amichevole” telefonata. Pec dalla quale pretenderà una risposta.

Di Nitto ci sta ma prende tempo

Francesco Agata Di Nitto

La Pec dalla Presidenza del consiglio comunale non è partita «perché c’è ancora tempo per decidere». E l’obiettivo di Di Gabriele (e del sindaco Paola Villa) è «che Antonio decida serenamente».

Insomma dal “gotha” di quel che resta della maggioranza al Comune di Formia è avviata un’azione di pressing. Dalla forte valenza psicologica. Un aut aut quasi da ultima spiaggia: «Fateci sapere dove state o starete».

Il coordinatore politico di “Formia Vinci”, Francesco Di Nitto, ha già fatto sapere che la Pec di Di Gabriele avrà una risposta. «Saremo indipendenti d’opposizione».

Più sibillina la presa di posizione di “Ripartiamo con Voi”. «Noi non faremo alcun documento d’indipendenza. Non stiamo all’opposizione. Anche perché se così fosse, non ci sarebbero più i numeri per governare». Niente Pec. O se ci sarà, dirà che non stanno all’opposizione.

Romano non fa la Pec. E Colella…

Allora i problemi per la consiliatura al Comune sembrano essersi risolti? Il sindaco Villa può dormire su cuscini d’oro? Lo stratagemma della Pec ha funzionato? Macchè. L’ha tenuto a mettere per iscritto il coordinatore politico Joseph Romano. «L’appoggio esterno significa che non ci sono più atti di fede. Ma devono trattare di volta in volta. Forse la paura degli “storici” gruppi della maggioranza è altra. Che cioè si stanno rendendo conto che la musica è cambiata! Da ora in poi anche noi vogliamo partecipare alle discussioni».

Joseph Romano

Quest’ultima è stata una piccola bugia del responsabile politico della componente Costiana della maggioranza. Perché alla conferenza dei capigruppo l’unico dei convocati a dare “buca” è stato proprio il rappresentante consiliare di “Ripartiamo con voi” cioè il gruppo coordinato da Romano. Infatti non c’era Dario Colella. Vale a dire il medico chirurgo che aveva fatto illudere lunedì scorso la maggioranza. A cui avrebbe dovuto spiegare cosi significasse “appoggio esterno”. Anche in questa circostanza Colella è rimasto in sala operatoria. Avrebbe potuto collegarsi in remoto. Così come hanno fatto da Bologna Tonino Capraro ed il capogruppo del Pd Claudio Marciano. Invece la sua assenza ha mandato un altro ed eloquente messaggio politico al sindaco Villa.

Pec o non, i conti si fanno il 28

Il consiglio Comunale di Formia ai tempi del Covid-19

Il prossimo consiglio ci sarà il 28 settembre. E l’eventuale assenza di Colella, Brongo e Martellucci potrebbe significare molto di più delle richieste esegetiche dell’avvocato Pasquale Di Gabriele. Questo se non ci dovessero essere aiutini da qualche “collaborazionista” del centrodestra.

Un fatto è certo. Il legale da tempo è personalmente impegnato nella sua maggioranza. Ad evitare entro la fine dell’anno l’avvicendamento nel ruolo di presidente. Lo è come da accordi assunti ad inizio consiliatura. Il presidente Di Gabriele, una volta convocato il consiglio ha subito chiarito la data della seconda convocazione: il 30 settembre. Cioè il termine ultimo per deliberare alcuni degli adempimenti tributari previsti.

E se la maggioranza ricorresse di nuovo a questo escamotage della seconda convocazione, cioè portare due volte in Aula lo stesso tema contando sulla norma che a quel punto prevede un numero più basso di consiglieri per approvarla, evitando facili e pericolose imboscate interne?

Ad inizio settembre l’alibi delle vacanze “ancora in corso per molti” ha convinto solo i più ingenui degli addetti ai lavori. Giocare ora a nascondino potrebbe risultare ancora più pericoloso sul piano politico e poco dignitoso su quello personale.

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