Pd, la quiete prima della tempesta (di C. Trento)

L’ordine di scuderia è quello di provare a sdrammatizzare, ma tutti si preparano all’opzione dello strappo Germano Caperna verso Italia Viva di Matteo Renzi. Pompeo riflette, De Angelis e Buschini preparano le truppe

Corrado Trento
Corrado Trento

Ciociaria Editoriale Oggi

La partecipazione del capogruppo provinciale del Pd Germano Caperna alla giornata conclusiva della Leopolda 10 a Firenze ha rappresentato la miccia che ha fatto esplodere la “santabarbara” delle diffidenze all’interno del Pd provinciale. Perché sarebbe riduttivo pensare che a separare le diverse componenti non ci fossero da tempo muri invalicabili. (leggi qui Quelli in bilico su Leopolda 10: da Vittori a Caperna, in cerca del futuro e leggi qui Caperna alla Leopolda, bufera Pd)

Antonio Pompeo. Foto © Michele Di Lonardo

Allo stesso modo però bisognerà aspettare per capire come evolverà la situazione. I riflettori naturalmente sono tutti accesi sull’area di Antonio Pompeo, il quale ha nel senatore Andrea Marcucci il punto di riferimento nazionale. Marcucci negli ultimi giorni ha detto, per esempio, che non scommetterebbe sull’alleanza tra Pd e Cinque Stelle. Nella riunione dell’altra sera è emerso chiaramente che, con la sola eccezione di Stefania Martini, tutti sono “tentati” dalla possibilità del passaggio del Rubicone. Per raggiungere Italia Viva di Renzi.

Quello che potrebbe precedere tutti è proprio Germano Caperna. Nella dichiarazione rilasciata a Ciociaria Oggi ha detto: «Un partito che oggi, invece di includere e aprirsi a tutte le sensibilità democratiche, si concentra sulla mia presenza alla Leopolda e ne fa motivo di discussione interna. Ebbene, in questo atteggiamento io non mi riconosco e un partito così non mi affascina affatto». Sembra un preavviso di “strappo”. (leggi qui Pandemonio Pd: Caperna rilancia, De Angelis media).

Antonio Pompeo sta osservando tutto ma è cauto. I ruoli che ricopre (presidente della Provincia, dell’Upi Lazio e sindaco di Ferentino) glielo impongono. Però la partita rimane aperta. Completamente. Va pure sottolineato che il segretario nazionale e presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti sta facendo chiaramente passare il messaggio che va bene tutelare questa esperienza di governo, ma non al prezzo del logoramento del Pd. Zingaretti ha chiesto lealtà agli alleati. (leggi qui L’ultimatim di Zingaretti a Renzi: «Basta con le liti per cercare visibilità» e leggi qui L’ultimatum di Zingaretti: «Se qualcuno fa il furbo noi andiamo via»)

Francesco De Angelis, leader di Pensare Democratico

Se le fibrillazioni non dovessero cessare, potrebbe perfino essere lui a chiedere un’accelerazione sul versante delle elezioni anticipate. Anche per prendere in contropiede Matteo Renzi. Per il resto, nel Pd il mantra è sempre lo stesso: «Nessuno deve andarsene, il partito è la casa di tutti». Lo ripetono il senatore e segretario regionale Bruno Astorre, il leader di Pensare Democratico Francesco De Angelis, il presidente del consiglio regionale Mauro Buschini, il consigliere regionale Sara Battisti. Ma tutti hanno pronto il piano “b” nel caso dovesse scattare l’operazione di passaggio in Italia Viva della componente di Pompeo.

Sullo sfondo, oltre al quadro nazionale, la situazione alla Regione Lazio, con il centrodestra che torna alla carica con la mozione di sfiducia al presidente Zingaretti. Saranno decisivi i Cinque Stelle, specialmente i consiglieri che si riconoscono nella posizione di Roberta Lombardi. (leggi qui Sfiducia a Zingaretti, giovedì si riunisce il centrodestra). Infine, le regionali dell’Umbria. Il risultato può cambiare tutto.

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