Rifiuti: il gioco sporco di Roma sulla Ciociaria

La vera battaglia sui rifiuti. Che troppi sembrano avere dimenticato. Forse perché fa comodo. Roma da oltre 10 anni scarica su Frosinone la sua inefficienza sul ciclo dei rifiuti. Lo dicono i numeri del rapporto Ispra 2020. E rivelano molte altre cose

Come le guerre tra poveri. Come gli straccioni che si accapigliano per un pezzo di pane invece di mettersi insieme e reclamare la pagnotta. Allo stesso modo dei polli di Renzo raccontati da Manzoni: a testa in giù si beccavano tra loro senza pensare che stavano tutti per finire in casseruola. Così sta andando in scena nella provincia di Frosinone una discussione che serve soprattutto a distrarre l’attenzione. Quella sui rifiuti.

La vera battaglia sui rifiuti non è sul biogas prodotto dalla frazione organica (differenziata) dei rifiuti urbani. Se preferite: sugli avanzi delle cucine: la pasta rimasta nel piatto, il sugo avanzato, la scorza delle patate, il guscio delle uova… È un falso argomento: nel Nord d’Italia è la norma da oltre vent’anni. Il vero tema è semmai sulle regole che devono garantire l’Ambiente, la salute delle persone. Non sul sistema. (leggi qui Dal letame della Lola al calore, ma non qui, dove si cacciano le streghe).

Roma sfrutta Frosinone

Un sistema che non funziona è invece quello che ha determinato il disastro di Roma Capitale nella gestione del ciclo dei rifiuti. Che scarica da oltre dieci anni la sua inefficienza sulla Provincia di Frosinone.

A dirlo in maniera impietosa è il Rapporto Rifiuti Urbani 2020 di ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale). È un ente pubblico i cui studi non sono basati su pre-giudizi ma su dati scientifici certi. Dice cose chiare nei confronti della Capitale.

Con i suoi tre milioni di abitanti produce i due terzi di tutta l’immondizia del Lazio. Ma la sua percentuale di raccolta differenziata è appena del 47% nel 2019. È la più bassa nel resto della Regione, inclusa la sua stessa Provincia.

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Ispra fornisce i dati di tutte le province italiane. È possibile così tracciare la situazione nel Lazio.

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Poca differenziata, zero impianti

I numeri messi in colonna da Ispra dicono con chiarezza che è Roma ad avere contribuito in maniera determinante al mancato raggiungimento degli obbiettivi di Raccolta Differenziata nel Lazio. Perché ha sempre scaricato i suoi problemi sulle province. Non si è mai attrezzata fino in fondo come invece hanno fatto le grandi Capitali europee.

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Ma non basta. La grande massa di rifiuti indifferenziati prodotti dalla Capitale, pari ad oltre un milione di tonnellate all’anno, ha causato un vertiginoso aumento delle quantità di rifiuti urbani conferiti in discarica: oltre il 60% nell’arco degli ultimi tre anni, da 335 mila tonnellate a 613 mila tonnellate

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Ancora, Roma non solo non riesce a fare la raccolta differenziata ma non possiede nemmeno gli impianti per trattare e smaltire la frazione indifferenziata dei suoi rifiuti. Usa quelli delle Province del Lazio, in particolare quelli della Provincia di Frosinone.

Letti da San Vittore

Il termovalorizzatore di San Vittore del Lazio

Un altro modo di leggere i numeri è farlo da San Vittore del Lazio. Lì c’è l’unico termovalorizzatore presente nella regione. Cioè un impianto capace di sviluppare altissime temperature producendo energia elettrica. Per raggiungere quelle temperature brucia la parte dei rifiuti che non può essere riciclata. Non così come sono: vanno trattati e trasformati in Combustibile da Rifiuto (Cdr). Lo stabilimento pubblico di Colfelice prende i rifiuti prodotti dai Comuni, separa le parti riciclabili da quelle che non si possono riciclare, trasforma in Cdr ciò che resta.

Circa 180.000 tonnellate all’anno di CDR prodotto dal trattamento dei rifiuti urbani indifferenziati di Roma Capitale finiscono nel termovalorizzatore di San Vittore del Lazio.

circa 120.000 tonnellate all’anno di scarti sempre originati dalla Città Eterna vengono conferiti alla discarica di Roccasecca; altre 50.000 tonnellate circa di rifiuti indifferenziati vengono trattati presso la SAF di Colfelice.

Inoltre, nei nostri impianti arrivano altre 150.000 tonnellate all’anno dai Comuni delle Province di Latina, di Roma e di Viterbo. Sono loro ad accelerare l’esaurimento degli spazi a Roccasecca ed a rendere necessario l’ampliamento della discarica. Senza i conferimenti della società del Comune di Roma Ama spa ancora avremmo a disposizione ampi volumi del quarto invaso. Che invece si è già esaurito ed è stato necessario autorizzare la creazione di una collina e poi lo scavo di un quinto invaso.

Nessuno ha mosso un dito

Virginia Raggi Foto © Livio Anticoli / Imagoeconomica

Le amministrazioni comunali di Roma negli ultimi anni non hanno mosso un dito. A prescindere dal colore politico. Le Giunte di Gianni Alemanno (centrodestra), Ignazio Marino (centrosinistra) e Virginia Raggi (Cinque Stelle) pur avendo piena consapevolezza della carenza di impianti non hanno compiuto azioni concrete per costruire l’autosufficienza del ciclo dei rifiuti.

La Sindaca Raggi ha vinto la campagna elettorale del 2016 puntando proprio sul rifiuto all’apertura sul territorio della Capitale di discariche e termovalorizzatori. Perché? Teorizzando l’incremento della differenziata. Già ma nel frattempo, fino a quando la teoria non diventerà pratica: dove sono stati portati? In provincia di Frosinone. In pratica: teorizzo l’abolizione delle auto a benzina ma mentre aspetto che fabbrichino quelle elettriche mi faccio dare un passaggio dal vicino.

Nel frattempo la differenziata a Roma è un fallimento. Ed i disastri ssono confermati dall’ultimo rapporto ISPRA.

Il paradosso ciociaro

Il paradosso è che invece di utilizzare tutti gli strumenti giuridici, amministrativi e politici per liberarsi dalla dominazione romana, in Ciociaria si fa la battaglia al biogas, spesso in maniera del tutto contraddittoria.

Il ministro dell’Ambiente Sergio Costa ed il Governatore del Lazio Nicola Zingaretti. Foto © Andrea Sellari / A.S. Photo

Uno dei paradossi più evidenti si realizza ad Anagni. Dove Legambiente si schiera contro la realizzazione di bio metano ricavandolo dagli avanzi di cucina. Mentre Legambiente Frosinone dice si senza riserve. E Legambiente Lazio certifica che quel metodo è sicuro, difende l’ambiente, è uno dei presidi dell’economia circolare e riduce il fabbisogno di discariche e termovalorizzatori.

Spiega Rita Ambrosino, responsabile di Legambiente Anagni: «Siamo convinti che gli impianti di biodigestione anaerobica con produzione di biometano e di compost siano, al momento, la migliore soluzione impiantistica per il trattamento della frazione organica dei rifiuti urbani, quello che voi amate definire “gli avanzi di cucina”. Ci riserviamo, tuttavia, il diritto di valutare caso per caso, territorio per territorio, impianto per impianto». 

«Le nostre valutazioni si basano su dati oggettivi, non su preconcetti ideologici: riteniamo che siano impianti necessari, ma siamo rigorosi nella valutazione dei singoli casi. Legambiente è un’associazione unita ed esiste un confronto dialettico continuo tra i diversi livelli associativi. Tanto è vero, che le osservazioni e le note tecniche presentate alla conferenza di servizi per il biodigestore proposto ad Anagni sono state presentate a doppia firma, dal Circolo di Anagni e da Legambiente Lazio, dopo un un confronto con tutti livelli associativi». 

Il problema non è la gestione delle frazioni differenziate dei rifiuti (oltre all’organico, la carta, la plastica, il vetro. In una Terra con 8 miliardi di abitanti e senza risorse per tutti, quei materiali possono circolare su tutto il territorio nazionale proprio per incentivarne il recupero ed il riutilizzo (Art.181, comma 5 del D.Lgs. 152/06). Il problema, come evidenziano le associazioni ambientaliste è la gestione del rifiuto indifferenziato e la percentuale di raccolta differenziata da conseguire.

Nessuno degli amministratori locali ha chiesto al Ministero dell’Ambiente l’uso dei poteri sostituivi nei confronti di Roma per commissariare la realizzazione dei nuovi impianti. Nessuno ha chiesto di compensare i danni ambientali provocati dal flusso dei rifiuti verso la nostra Provincia. E allo stesso modo nessuno ha impugnato il Piano dei Rifiuti del Lazio che condanna la Provincia di Frosinone ad una sudditanza strutturale ai fabbisogni ed alle inefficienze di Roma.

E’ più facile e politicamente redditizio combattere il biogas e perdere la guerra sulla tutela dell’ambiente.

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