Indiscreto – Spifferi romani (Venerdì 12 febbraio 2021)

Spifferi dai palazzi romani.Virginia tira dritto. E nonostante il ko sul Bilancio pensa di vincere le elezioni. La via tracciata da Conte. E quella che non piace a Gasparri.Il sondaggio segreto che turba i Dem. E più ancora Durigon. I 5 Stelle con la valigia in Regione Lazio

Virginia tira dritto (alla faccia di Conte)

Virginia Raggi fa davvero sul serio! Nonostante una buona parte dei suoi consiglieri comunali l’altro giorno abbia dato evidenti segni d’insofferenza nei suoi confronti, mandandola sotto sul Bilancio previsionale, la sindaca di Roma tira dritto su una candidatura che mette sempre più in imbarazzo il MoVimento 5 Stelle.

Per sostenere la sua ricandidatura, è nato addirittura il “Comitato per Virginia”, il cui atto costitutivo è stato depositato in questi giorni e alla cui guida, nel ruolo di presidente, c’è un architetto: Silvano Martorana.

Virginia Raggi. (Foto: Leonardo Puccini / Imagoeconomica)

Ma a cosa servirà questo comitato? Dovrà incentivare l’attività di supporto alla sindaca, realizzare iniziative sul territorio, raccogliere fondi per la campagna elettorale, trovare persone da candidare nelle due liste civiche che la Raggi vuole schierare a proprio sostegno (e su cui l’ex vicesindaco Luca Bergamo avrebbe fallito). Insomma, il Comitato sarà il braccio armato di Virginia.

Ma nel M5S sempre più persone pensano che la sua sia una ricandidatura con un sito scontato: la sconfitta al primo turno, senza neppure la possibilità di giocarsela al ballottaggio. Peggio di Alemanno insomma. Per questo sempre più esponenti grillini riterrebbero utile assecondare la via tracciata da Giuseppe Conte: rendere stabile l’alleanza col Pd. Anche nelle grandi città. Anche su Roma.

Ma chi comanda nel MoVimento? A oltre un anno di distanza dalle dimissioni di Luigi Di Maio gli Stati generali non hanno prodotto granché, né è stato eletto un nuovo capo politico, né il famoso organo collegiale. Conte assumerà la guida dei 5 Stelle? Ah saperlo… intanto, quando il gatto non c’è Virginia balla.

Di Gasparri l’ira funesta

La possibile – anzi probabilissima: sarebbe quasi fatta – candidatura di Andrea Abodi a sindaco di Roma manda su tutte le furie Forza Italia, che accusa l’asse Fratelli d’Italia-Lega di aver commesso una vera e propria fuga in avanti senza consultare gli alleati. (Leggi qui Durigon in Regione e Abodi a Roma: appesi al Governo).

Salvini ha chiarito che a lui il nome di Abodi potrebbe andare benissimo, ma nessuna decisione è stata presa in proposito, visto che l’intesa andrà ratificata nel tavolo nazionale di coalizione insieme a quella complessiva che riguarda le grandi città: cioè anche Torino, Milano, Napoli.

Maurizio Gasparri (Foto: Carlo Lannutti / Imagoconomica)

Ma Maurizio Gasparri, senatore e commissario romano del Partito di Berlusconi, mastica amaro. A lui Abodi non va bene. Anzi.

Non lo ammetterà mai e dirà sempre il contrario. Ma chi lo conosce bene sa che Gasparri ritiene d’essere lui il candidato sindaco perfetto per il centrodestra, come del resto riteneva d’essere il candidato ideale per la Regione Lazio tre anni fa. A ogni pranzo o incontro politico lui lo si recepisce in maniera sempre più concreta, quando dice che se occorre una riserva lui è sempre pronto. Senza rendersi conto che Forza Italia a Roma è ridotta ai minimi termini e, da quando s’è insediato, ha perso anche gli ultimi dirigenti locali rimasti. In bocca al lupo.

Ma forse a Gasparri va bene così: candidarsi a sindaco, a governatore a tutto, per lanciare l’Opa sulla cosa che più gl’interessa, la ricandidatura in Parlamento con garanzia d’elezione. Un passo indietro val bene un seggio.

Il sondaggio segreto (parte II)

Nei giorni in cui i rumors sull’ingresso di Nicola Zingaretti al Governo s’erano fatti più forti e insistenti, in Regione e al Nazareno s’erano portati avanti col lavoro, commissionando un sondaggio per vedere le reali possibilità di vittoria del centrosinistra in caso di voto anticipato anche nel Lazio.

Un sondaggio fantasma di cui si favoleggia con insistenza soprattutto nei corridoi della Pisana, ma anche negli uffici della giunta. La stessa operazione fu compiuta per Roma, quando il Partito democratico commissionò una rilevazione demoscopica sul Campidoglio che rivelò come qualsiasi candidato messo in campo avrebbe perso se il centrodestra avesse candidato Giorgia Meloni, che David Sassoli era il candidato sindaco più gradito agli elettori Dem e che qualsiasi candidato di centrodestra diverso dalla Meloni contro di lui avrebbe perso.

Abodi e Durigon

Adesso pare che il Pd si accinga a sondaggiare Roberto Gualtieri, persona capace e competente ma la cui capacità di bucare tra la gente è tutta da verificare.

E sulla Regione? Mentre il vicepresidente Daniele Leodori e l’assessore alla Sanità Alessio D’Amato vanno avanti con la loro faida per contendersi la candidatura alla successione di Zingaretti (con Roberta Lombardi spettatrice interessata ma defilata, pronta a scendere in campo in caso di accordo M5S-Pd, unico modo per non prenderle dal centrodestra), il sondaggio commissionato dal Pd rivela che sarebbe Chiara Colosimo la candidatura più efficace nel centrodestra. Dietro di lei il leghista Claudio Durigon. Insomma, la Colosimo spaventa il Pd più del segretario regionale del Carroccio.

Sarà per questo – malignano i Dem – che l’ex sottosegretario al Lavoro di agita tanto nel rimarcare che se Abodi sarà il candidato sindaco di Roma del centrodestra allora lui farà il candidato alla presidenza della Regione. (Leggi qui Durigon in Regione e Abodi a Roma: appesi al Governo).

E in effetti, l’intesa del centrodestra su Abodi non contempla il Lazio. Roma verrà decisa insieme alle altre grandi città, il Lazio voterà tra due anni. A meno che Draghi… a meno che Zingaretti… allora sì che il sondaggio fantasma verrà tirato fuori dal Pd. E Durigon dovrà battere la concorrenza di Fratelli d’Italia e della Colosimo.

Una valigia a cinque stelle

Alessandro Di Battista sbatte la porta. Lascia il M5S? Si prende un’altra pausa di riflessione? Scommette sul fallimento di Draghi e dell’Italia per meditare in futuro un clamoroso ritorno? Chissà. Di certo, il voto su Rousseau sul sostegno del MoVimento al nuovo esecutivo ha finito con lo spaccare la base e la classe dirigente pentastellate. (Leggi qui Top e Flop, i protagonisti del giorno: 12 febbraio 2021).

Il risultato (59,3% per il sì, 40,7% per il no) è clamoroso: Rousseau ci aveva abituato a percentuali bulgare a favore della linea del capo politico o comunque del gruppo dirigente. Stavolta no. Quel 40,7% vale molto molto di più. Ecco perché nei gruppi parlamentari c’è grande fibrillazione.

Vito Crimi e Roberta Lombardi (Foto: Daniele Stefanini)

Si parla di una cinquantina di deputati pronti a uscire dal M5S e a formare gruppi autonomi, votando no alla fiducia al nuovo governo Draghi. Molto dipenderà dalla lista dei ministri, che potrebbe dare l’ultimo scossone ai grillini facendo definitivamente implodere i gruppi parlamentari.

Ma il problema esiste anche a livello locale. Alla Pisana sono tanti i grillini con la valigia. Qualcuno se n’è già andato da tempo (Davide Barillari verso destra, Marco Cacciatore verso sinistra), qualcun altro resta nel M5S come testa di ponte nel Pd (Roberta Lombardi, Valerio Novelli). Gli altri meditano e sopportano atroci mal di pancia.

Un esempio? Francesca De Vito, che ha orgogliosamente rivendicato il no su Rousseau e che sarebbe al passo d’addio. Come pure Valentina Corrado, da mesi indicata come prossima a passare nella Lega e corteggiata pure da FdI. E poi Devid Porrello, che s’interroga da molto tempo su cosa fare da grande, ma in questo caso Rousseau e Draghi c’entrano molto meno.

E poi ci sono i consiglieri comunali in Campidoglio, molti dei quali apertamente critici nei confronti del MoVimento, Ma, anche in questo caso, non per colpa dell’ex presidente della Bce, bensì a causa di Virginia Raggi e delle sue funivie stile-Ikea.

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