I protagonisti del giorno. Top e Flop del 2 luglio 2020

Top e Flop. I protagonisti della giornata appena conclusa. Per capire meglio cosa ci attende nelle prossime ore

TOP

ANTONIO TAJANI

L’audio che ha smascherato le trame che hanno portato al voto per far decadere Silvio Berlusconi da senatore hanno rappresentato un assist servito a porta vuota agli “azzurri”. Antonio Tajani, numero due del partito dove l’uno (Berlusconi) è fuori concorso, si è letteralmente scatenato. Chiedendo una commissione d’inchiesta, una verità giudiziaria oltre che politica e proponendo il Cavaliere per un seggio a vita a Palazzo Madama.

Antonio Tajani

Contemporaneamente, però, ha caratterizzato ancora di più il profilo centrista, moderato e autonomo rispetto agli alleati.

Tajani ha capito che, indipendentemente dal sistema elettorale e da tutto il resto, il centrodestra non potrà fare a meno degli “azzurri”.

La Lega di Salvini e Fratelli d’Italia della Meloni hanno bisogno di Forza Italia sia per governare che per sedere ai tavoli europei. E anche nelle province, come quella di Frosinone, Forza Italia ha fatto capire che si muove in autonomia. Indipendentemente da quello che fanno la Lega e i Fratelli d’Italia.

È accaduto nella votazione alla Saf e anche nelle vicende del Comune di Ripi. Accadrà la stessa cosa a Sora. Il senatore e coordinatore regionale Claudio Fazzone ha detto che il suo “vice”, Gianluca Quadrini, ha carta bianca. L’input iniziale, però, è arrivato da Antonio Tajani ad ogni livello.

Alla riscossa.

MAURO BUSCHINI

Ormai l’abito istituzionale se lo è cucito addosso, non si limita ad indossarlo. Mauro Buschini, presidente del consiglio regionale, ha dei passaggi fissi: cerchiobottismo mediatico per non scontentare nessuno, centinaia di mani strette perfino in tempi di Covid, dichiarazioni onnicomprensive e buoniste per non scontentare nessuno.

Mauro Buschini

Perfino all’interno del Pd ormai ha assunto un atteggiamento da “tre metri sopra il cielo” (non per arroganza, ma per non sbilanciarsi mai), al punto che si è chiesto davanti allo specchio se Luca Fantini sia davvero cresciuto politicamente sotto la sua ala.

Alla fine si è convinto in realtà nel Partito Democratico non ci sono più nemmeno le “correnti”.

In realtà Buschini sta lavorando per seguire Nicola Zingaretti in quella che sembra l’ormai prossima tappa parlamentare. Da presidente del consiglio regionale, dopo il patto d’aula, può fare ben poco dello stesso livello. A meno che non decida di rivoluzionare la sua vita e provare la carriera ecclesiastica. Per poi tentare di partecipare al conclave.

Cardinalizio.

FLOP

GRILLO-DI MAIO

Non vogliono il Mes, non vogliono l’Europa, non vogliono le opere pubbliche. Sono per l’assistenzialismo allo stato puro: reddito di cittadinanza, di dignità e qualunque altra cosa che non comporti né il lavoro né gli investimenti. Non vogliono la politica industriale. Oggi hanno ribadito il no alla Tav.

Beppe Grillo e Luigi Di Maio Foto Raffaele Verdere © Imagoeconomica

A lanciare l’assist è stato il nuovo sindaco di Lione, Grégory Doucet, che, intervistato da La Stampa, ha parlato di «un’opera sbagliata», che «va fermata».

I Cinque Stelle sono tornati alla carica con una nota in commissione Trasporti: «Il Movimento Cinque Stelle è l’unica forza politica ad avere sempre lottato in ogni modo e in ogni sede contro la Torino-Lione, grande opera certificata come obsoleta e inutile anche dalla recente analisi della Corte dei Conti europea».

Poi ci sarebbero pure le idee sulla democrazia parlamentare, sulla rappresentanza e su tutto il resto. Ma intanto restano avvinghiati alle poltrone di Montecitorio e Palazzo Madama, per non parlare di quelle del Governo. La crisi economica italiana era già terribile prima, poi il Covid ha fatto il resto. E dai Cinque Stelle arriva sempre la stessa ricetta: no a qualunque ipotesi di sviluppo, sì ad ogni proposta di “tagli” populisti e giustizialismo giacobino all’ennesima potenza.

Beppe Grillo è il fondatore e il capo dei pentastellati, Luigi Di Maio l’anima governativa costi quel che costi. Con loro al Governo l’Italia sta sprofondando nel baratro.

Mine vaganti e… affondanti.

NICOLA ZINGARETTI

Ma chi glielo fa fare? Se il segretario del Partito Democratico continuerà a sostenere il disastro politico e amministrativo del Governo presieduto da Giuseppe Conte, si assumerà la responsabilità dell’ormai prossima catastrofe economica che sommergerà il Paese.

Nicola Zingaretti

Dai Cinque Stelle non ha ottenuto nulla, smarrendo il programma di quella Piazza Grande che Massimiliano Smeriglio gli aveva disegnato per recuperare i valori e l’identità di una sinistra che non parla più agli ultimi, ai più deboli, agli operai, alla scuola, agli immigrati.

Il Pd non è riuscito a portare avanti una sola delle tante battaglie che erano nel suo programma: dallo ius soli al cambio di rotta sulle politiche dell’accoglienza. Con i Cinque Stelle allearsi è impossibile, oltre che inutile. Inoltre, da qualche settimana sta montando una certa protesta interna nei confronti di Zingaretti e diversi big non escludono la possibilità di un congresso anticipato.

E’ preferibile staccare la spina, prepararsi ad una eventuale traversata nel deserto che consenta il recupero della bussola della sinistra italiana. L’abbraccio con i Cinque Stelle sarà sempre più mortale.

Errare è umano, perseverare sarebbe suicida oltre che diabolico.

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